Pensare positivo
Le misure del Governo per la messa in sicurezza

Il rientro alla scuola degli angeli per tanti bambini di Peshawar

Il rientro alla scuola degli angeli per tanti bambini di Peshawar
Pensare positivo 12 Gennaio 2015 ore 16:14

Il 12 gennaio è un giorno di rinascita in Pakistan. La scuola di Peshawar, quella che è stata rinominata la scuola degli angeli, presa d’assalto il 16 dicembre 2014 da un commando di terroristi che ha ammazzato 148 persone, tra cui 134 studenti, ha riaperto le porte. Sono pochi i sopravvissuti a quel massacro che oggi hanno fatto ritorno sui banchi di scuola, non senza timore. L’istituto, ora, è stato messo in sicurezza e ad accogliere i bambini c’erano tanti soldati per infondere ai ragazzi un po’ di sicurezza e aiutarli a superare il trauma. Shahrukh, 16 anni, che quel giorno se l’era cavata con qualche ferita alle gambe e che per sopravvivere si finse morto, ha gli occhi gonfi di lacrime: «Ho perso 30 amici il giorno dell'attacco. Come farò a guardare tutti quei banchi vuoti vicino a me? Il mio cuore è a pezzi». Ma c’è anche chi affronta il ritorno a scuola con una grande voglia di rivalsa sui talebani. Come Zahid, anche lui uscito solo con qualche piccola ferita dall’assalto di dicembre: «Non ho paura, nessuno al mondo mi impedirà di tornare a scuola. Anzi ci torno proprio per dire: non ho paura di voi».

 

 

Le ansie dei genitori. Nell’edificio, totalmente ristrutturato, sono state installate telecamere di sicurezza e i muri di cinta sono stati alzati e rafforzati con recinzioni in filo di acciaio. Molti genitori hanno chiesto di potersi sedere con i loro figli per sostenere moralmente il loro ritorno a scuola. Una mamma di Karachi, sui social network, ha scritto: «Guidare verso scuola alla luce di un sole che sorge in un silenzio sommesso. C’è una strana quiete nell’aria, come di una preghiera silenziosa di un milione di mamme che lasciano il proprio figlio davanti alla scuola e che sembra dire: “Stai tranquilo… stai tranquillo”». E la memoria dell’orrore di quel giorno è difficile da cancellare. Per tutti. Ci sono, infatti, dei genitori che non sanno se far tornare o no a scuola i loro figli: «Non ho ancora deciso se mandare a scuola l'ultimo figlio che mi è rimasto» ha confessato alla tv un papà che il 16 dicembre ha perso un bambino di 12 anni mentre l'altro, di 10, è miracolosamente sopravvissuto. «Mia moglie - ha spiegato l’uomo - non vuole lasciarlo rientrare in classe perché è ancora sotto shock per la perdita dell'altro figlio».

Il giorno della tragedia. Quel giorno era mattina d’esami alla scuola di Warsak Road, zona Nordoccidentale di Peshawar, quando alle 10.30 locali un commando composto da sette di talebani fece irruzione nella scuola e aprì il fuoco all’impazzata. Spararono a bruciapelo sui bambini, li scovarono nelle aule. Una violenza feroce e inaudita che aveva come obiettivo l’Army Public School, frequentata da ragazzi dai 7 ai 14 anni e che fa parte delle 146 scuole pubbliche per i bambini dei militari e dei civili gestite dall'esercito pakistano. Una strage immediatamente rivendicata dal gruppo Terek-el-Taliban, una vendetta contro l'offensiva dell'esercito pakistano nelle regioni del Nord-Ovest, lungo il confine con l'Afghanistan, storiche roccaforti degli islamisti, che ha causato la morte di almeno 1200 miliziani.

 

peshawar scuola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le polemiche. Una strage, quella degli angeli di Peshawar, definita l’11 settembre pakistano e che non ha tardato a sollevare le polemiche in merito alla gestione da parte dello Stato della minaccia terroristica. Dal 2009 al 2012 si sono contati almeno 800 attacchi alle scuole nella zona di Peshawar e nessuna scuola era equipaggiata con adeguate misure antiterrorismo. Alcuni media pakistani, il 17 dicembre, dissero che gli 800 attacchi erano 800 avvisaglie di una strage che, prima o poi, sarebbe arrivata, e che il Governo non ha mai fatto abbastanza. Ci si è chiesti dov’era l’intelligence, dato che Peshawar e le sue scuole avrebbero dovuto essere in cima alla lista in fatto di coperture di sicurezza. Si è puntato il dito anche contro la lentezza con cui le forze dell’ordine sono intervenute: per mettere la parola fine all'attentato ci sono volute 9 ore, segno che non esisteva un piano di salvataggio precedentemente pensato e predisposto.

Il pugno duro di Islamabad. Nei giorni successivi alla strage, la polizia pakistana ha compiuto una serie di arresti di persone sospettate di coinvolgimento nell’attentato a vario titolo. Il ministro degli Interni, Chaudhry Nisar Ali Khan, riferì che gli uomini fermati erano indagati per "favoreggiamento" nell'attacco. Il pugno duro contro i talebani non si è fatto attendere, tanto che il governo ha cancellato la moratoria sulla pena di morte, in vigore dal 2008, per i casi di terrorismo. Nel giro di qualche giorno sono state giustiziate 4 persone appartenenti alle milizie talebane ed è stato annunciato che altre 500 esecuzioni sarebbero state imminenti. Inoltre, la scorsa settimana, il Governo ha annunciato la formazione di 9 Tribunali militari per giudicare i casi legati al terrorismo, suscitando la preoccupazione di molti attivisti per i diritti umani, secondo i quali l’esercito potrebbe usare la crisi per strappare più poteri al Governo. Allo stesso tempo, gli osservatori dicono che se il Pakistan vuole ottenere risultati contro gli estremisti deve cessare la sua politica che da una parte sembra sostenere i militanti “buoni” e dall’altra prende azioni contro i militanti “cattivi”.

 

 

Obiettivo: maggior sicurezza. Oggi molte delle scuole in Pakistan, e a Peshawar in particolare, hanno riaperto dopo le vacanze invernali e sono state dotate dei sistemi di sicurezza utili a prevenire nuovi attacchi. Ma a fronte di molte aperture, ci sono state tante altre scuole che sono rimaste chiuse in attesa di essere messe a norma. Su 1.440 scuole della città, solo 118 avevano i requisiti di sicurezza richiesti, mentre per 1.380 i criteri non erano sufficienti. Le vacanze invernali non sono bastate per metterle tutte in regola. La sicurezza degli istituti scolastici è diventata una priorità, tanto da spingere il Governo a prolungare la chiusura delle scuole per l’inverno in gran parte del Paese. L’inizio del periodo di vacanza, che di solito partiva dal 24, è stato anticipato al 19 dicembre e la chiusura è stata posticipata al 3 gennaio, per poi essere prolungata ulteriormente al 12 gennaio. Un provvedimento necessario non solo per il timore di reazioni e ulteriori attentati in seguito alla decisione del Governo di revocare la moratoria sulle esecuzioni dei condannati per terrorismo, ma anche per dare il tempo a scuole, college e università di dotarsi delle misure di sicurezza adeguate.