Il parere dell'esperto

Ripartenza: finalmente liberi o ancora irresponsabili? Parla la psicologa

Il tema affrontato dalla dottoressa dell'Asst del Garda Paola Dora. Una riflessione sull'importanza delle relazioni, sulla libertà e sul faccia a faccia con questa nuova "normalità" post Covid

Ripartenza: finalmente liberi o ancora irresponsabili? Parla la psicologa
15 Giugno 2020 ore 09:00

Ripartenza: finalmente liberi o ancora irresponsabili? Il tema viene affrontato dalla dottoressa Paola Dora, psicologa e counselor dell’Asst del Garda, in una lettera inviata a PrimaBrescia e Manerbio Week. Una riflessione sull’importanza delle relazioni, sulla libertà e sul faccia a faccia con questa nuova “normalità” post Covid.

La libertà non è fare ciò che si vuole senza limiti. «Cosa desideriamo da questa ripartenza? E soprattutto cosa desideriamo da noi stessi? Solo tornare alla «normalità» o essere più responsabili, più liberi, più felici, più soddisfatti, più leggeri? La libertà non può essere solo fare ciò che si vuole senza limiti. La libertà non può essere evitare i rischi, le cose pericolose e le sofferenze. Forse la grande responsabilità sarebbe allora scegliere quali sono i limiti che ci fanno crescere, come individuo e come comunità. Arriviamo da un periodo di grande attenzione a ciò che accade fuori, di grandi polemiche, di schieramenti, di accuse. La salute dovrebbe ripartire oggi da una osservazione e attenzione rivolta dentro se stessi. Riparte pian piano l’economia ma ripartono anche le relazioni, la socialità. Siamo animali sociali e cresciamo nutriti dalle relazioni più che dal cibo!».

Prendiamoci la responsabilità delle nostre relazioni. «Ci ha fatto riflettere per esempio un decreto sui congiunti: erano sospesi i raggruppamenti per fare festa, per intenderci l’aperitivo con la comitiva di amici. Sono stati tutelati solo i legami di sangue e i legami formali? O forse si voleva solo evitare assembramenti e contagi? Oggi userò anche io i dati statistici, tanto usati e acclamati nella fase Covid. Eurostat e istat parlano nel 2000 di matrimoni della durata media in Italia di 13 anni. Abbiamo amicizie invece che durano decenni, e ci tengo a specificarlo amicizie che alimentano più a lungo i maschi delle femmine! In Francia la Cassazione ha dichiarato che nei processi non si può più considerare immorale la persona infedele al coniuge per tutelarne la libertà, ma in Italia questo non è pensabile: eppure abbiamo statisticamente il più alto tasso in Europa di persone infedeli, non monogame, il 45 per cento. Per me il socio, l’amico, l’amante possono essere una relazione stabile, consolidata, affine al parente di qualche grado. Certo non le relazioni consumistiche e veloci: quelle non mi preoccupa psicologicamente possano essere ‘bandite’. Speriamo che questa esperienza del virus ci faccia riscoprire il valore dell’amicizia, del sentimento di cuore e della libertà. Nessuno può dirmi chi sia un mio congiunto: allora devo prendermi la responsabilità delle mie relazioni, di misurare come le ho costruite, quanto sono soddisfatto della mia rete sociale».

Riflettiamo sulla natura del rapporti che intrecciamo. «Se il decreto parlava di congiunti, di affetti stabili, saremo rimasti soli solo se non siamo stati capaci nel tempo di costruire relazioni sane. Oppure ci saremo ritrovati dopo mesi ancora vicini e sintonizzati. In coscienza sappiamo chi amiamo, quali sono le relazioni che abbiamo visto crescere e quali invece sono le persone che frequentiamo per intrattenerci, per ingannare il tempo, per abitudine, per comodità, per opportunismo, per paura o per non sentirci stupidi seduti a un tavolo da soli a berci un aperitivo! Connessi non solo virtualmente ma nel sentimento, nei progetti ovvero sintonizzati al di là di ciò che facciamo e di dove ci troviamo. Non esistono solo l’aperitivo e la pizza nel locale e i social: sono infinite le modalità di relazionarci e di sentirci, non scordiamolo. Non permettiamo che l’economia o la sopravvivenza sia la nostra priorità! La paura della morte e l’idea della povertà hanno paralizzato la società, hanno alimentato la confusione, l’angoscia, allontanandoci. Camminando per strada, a un metro dalle altre persone, respiriamo paura e rabbia. Ritroviamo il coraggio di vivere, di desiderare, di respirare, di nutrirci di ciò che ci rende felici. Siamo esseri liberi e sceglieremo individualmente se comportarci da pecore o da salmoni».

Food delivery
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia