in piazza Cordusio

Come sarà il primo Starbucks che aprirà nel 2018 a Milano

Come sarà il primo Starbucks che aprirà nel 2018 a Milano
03 Marzo 2017 ore 04:30

E alla fine arrivò Starbucks. Dopo gli annunci, le palme, i banani e le annesse polemiche, finalmente si parla anche di caffè e, soprattutto, della prossima apertura del primo store italiano. Che sarà a Milano, come ormai si sapeva da tempo; più precisamente (ma anche questa non è una novità sebbene il colosso americano non lo avesse mai confermato) a Palazzo Broggi, meglio conosciuto come l’ex palazzo delle Poste. La location non è certo scelta a caso: siamo in piazza Cordusio, a un paio di minuti a piedi da piazza del Duomo. L’apertura, come aveva già annunciato poche settimane fa Antonio Percassi, che fa da partner a Starbucks per il suo sbarco in Italia, non avverrà a brevissimo. Si parla di giugno 2018 almeno, anche perché al momento sono partiti ufficialmente soltanto i lavori di ristrutturazione dell’antico palazzo, costruito tra il 1899 e il 1901. Per questa operazione, l’azienda ha investito circa venti milioni di euro.

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Come tutti sanno (tanto è stato il clamore delle ultime settimane), l’annuncio della nuova apertura di Starbucks in Italia è stato anticipato dalla sponsorizzazione, per oltre duecentomila euro, delle aiuole in piazza Duomo, dove Starbucks ha fatto piantare palmi e banani, dando vita a una sorta di giardino esotico proprio nel cuore del capoluogo meneghino. Un progetto preventivamente approvato dall’Amministrazione di Milano, che aveva indetto regolare bando, ma molto criticata da qualcuno, anche da esponenti politici nazionali. Il numero uno di Starbucks, Howard Schultz, s’è detto «stupito» di queste polemiche, ma non pare essersi crucciato più di tanto. Del resto è sin da quando sono circolate le prime voci dello sbarco in Italia del colosso americano del caffè (risalenti ormai a diversi anni fa) che Starbucks viene criticato. “Ci vogliono forse insegnare l’arte dell’espresso?” pare chiedersi qualcuno.

In un’intervista a Repubblica, Schultz ha però fatto un po’ di chiarezza. Il nuovo store meneghino di Starbucks, innanzitutto, non sarà una classica caffetteria, bensì una cosiddetta Roastery: un locale grande e arredato in modo più elegante del solito nel quale viene prodotto il caffè, in modo che i clienti possano vedere le varie fasi della lavorazione. Una vera e propria torrefazione quindi. Per ora nel mondo ce n’è solo una, a Seattle (la città dove è nata la società), ma ne apriranno anche una a Shangai nel 2017, una a New York e una a Tokyo nel 2018. Recentemente, Starbucks ha annunciato che progetta di aprirne una trentina nei prossimi anni. Howard Shultz, fondatore e amministratore delegato della società, ha spiegato: «il cliente vedrà tubi che attraverseranno i soffitti nei quali passano i grani. Potrà comprare le miscele e i nostri prodotti legati al marchio. Poi ci sarà la tecnologia: wifi super veloce, musica con i partner di Spotify, servizi di pagamento fintech». Il locale sarà grande quasi 2.500 metri quadrati, e Shultz ha detto che «ci saranno cinque nuovi caffè realizzati con tecnologie ideate da noi, oltre al tradizionale espresso. Ci sarà per esempio il nitro caffè (che si ottiene estraendolo a freddo dal chicco di caffé con l’azoto liquido, ndr), infusioni di caffè e bevande fredde».

 

 

Oltre alla partnership con Percassi, che porterà all’apertura di diversi punti vendita in tutta Italia con l’inconfondibile stile Starbucks che chiunque abbia viaggiato anche solo un poco all’estero conosce, il marchio a stelle e strisce ha anche stretto un accordo con Princi, famosa catena di panetterie di Milano, per i prodotti che saranno venduti nelle Roastery di tutto il mondo. Soltanto a Milano, da qui ai prossimi tre anni, sono previste le aperture di almeno tre punti vendita Starbucks, compreso quello di Cordusio. Ciò dovrebbe portare alla creazione di circa 350 posti di lavoro. Durante la presentazione ufficiale del progetto, avvenuta il 27 febbraio all’Università Bocconi davanti a tanti studenti, al sindaco di Milano Giuseppe Sala, ad Antonio Percassi, al ministro Maurizio Martina e allo chef Chicco Cerea, Schultz ha affermato: «Abbiamo avuto un grande successo finanziario, ma non ci alziamo ogni mattina per fare soldi. Ci alziamo ogni mattina per raggiungere il giusto equilibrio tra utili e responsabilità sociale. Per questo prendiamo solo decisioni di lungo termine che rendano la nostra gente e i nostri clienti fieri delle nostre posizioni». Uno slogan, ma anche una promessa.

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