L'esperto Alberto Marcomini

Sarebbe bello se fosse Bergamo a ospitare gli Oscar del formaggio

Sarebbe bello se fosse Bergamo a ospitare gli Oscar del formaggio
Pensare positivo 09 Marzo 2016 ore 15:40

Che Bergamo sia la patria italiana del buon formaggio non è certo una novità. Sin dal 2012, infatti, la provincia orobica può vantare il record europeo di formaggi certificati Dop (Denominazione di origine protetta), che sono ben nove: Formai de Mut, Taleggio, Bitto, Grana Padano, Gorgonzola, Quartirolo Lombardo, Provolone Valpadana, Salva Cremasco e Strachitunt. A questi vanno aggiunti i meravigliosi sapori dei Formaggi Principi delle Orobie. Un vero Paradiso dell’arte casearia, tanto che lo scorso 2 ottobre, nel restaurato Monastero di Astino, è andata in scena una mostra intitolata Formae bonum, pulchrum, verum, che ha unito arte contemporanea e formaggi. Passeggiando per le strade di Bergamo ci si può imbattere in piccole botteghe curate da custodi di tradizioni casearie antiche e sapori unici, come Formaggi Chiari in via Locatelli e Ol Formager in via San Tomaso, dove Giulio Signorelli, in anni e anni di ricerca del buono, ha costruito a una vera e propria collezione di formaggi che hanno conquistato anche i palati più fini (Gualtiero Marchesi, per dirne uno). Insomma, Bergamo, quando si parla di formaggi non è seconda a nessuno.

 

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Gli Italian Cheese Awards, gli Oscar del formaggio. Per tutti questi motivi stupisce un po’ che la nostra città non sia palcoscenico dell’assegnazione di quelli che, nel settore, vengono definiti gli “Oscar del formaggio”. Stiamo parlando degli Italian Cheese Awards, la fortunata iniziativa lanciata da uno dei maggiori esperti italiani di formaggi, il giornalista Alberto Marcomini. Nato a Padova, Marcomini è da oltre 25 anni che ha «naso e mani nel formaggio». Nel 1990, a Parigi, fu insignito del titolo di Maître Fromager de France dalla Confrèrie des Chevaliers du Taste-Fromage de France e nel 1999 si conquistò la copertina di Gambero Rosso. Marcomini è convinto che l’Italia sottovaluti l’enorme patrimonio caseario che ha a sua disposizione, e che sottovaluti soprattutto l’importanza della cultura del formaggio. In passato è stato anche criticato per aver affermato che se esiste un culto dei vini non ha senso non ne esista uno dei formaggi.

Gli Italian Cheese Awards verranno assegnati il 16 aprile prossimo nell’ambito della sesta edizione dell’iniziativa Formaggio in Villa, a Villa Braida di Mogliano Veneto (Tv), quando oltre 100 produttori di formaggi da tutta Italia si ritroveranno per una tre giorni di full immersion gastronomica unica nel suo genere. Le categorie in gara sono 11 (Freschissimo, Fresco, Pasta molle, Semi-stagionato, Stagionato, Stagionato oltre i 24 mesi, Pasta filata, Pasta filata stagionata, Pasta rotta, Erborinato, Aromatizzato), con 3 nomination per ognuna. La giuria che assegnerà i premi è composta da giornalisti ed esperti del settore. Verranno assegnati anche 7 premi speciali, dedicati al Formaggio dell’Anno, Formaggio di Montagna, Premio alla carriera, Premio “Donne del Latte”, Cheese Bar dell’Anno, Miglior Selezione di Formaggi e Miglior Vetrina di Formaggi. In questo caso a nominare i vincitori sarà la redazione di Guru del Gusto.

 

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Perché non a Bergamo? Un’idea. Pochi giorni fa, Marcomini è stato ospite di Bergamo, precisamente del Bù Cheese Bar di piazza Dante, locale aperto nell’ottobre 2015 da Francesco Maroni e Luca Guerini della Finlatt srl e diretto da Iacopo Bravi e dove è possibile assaggiare 45 tipi diversi di formaggi italiani. Qui Marcomini ha presentato il suo ultimo libro, intitolato Guida essenziale all’acquisto dei formaggi italiani (Giunti Editore, 20 euro). Nell’occasione, il giornalista ha ammesso che portare gli Italian Cheese Awards a Bergamo nel futuro prossimo è uno dei suoi desideri, sia per offrire all’evento un palcoscenico più rilevante rispetto a quello attuale, sia per rendere onore a una terra che tanto ha dato e tanto sta dando all’arte casearia. Quasi una frasetta buttata lì, che ha però subito acceso i radar di produttori, affinatori, esponenti di Slow Food e amministratori pubblici (come riferisce il sito Italia a Tavola), i quali sono parsi molto interessati all’idea. L’ipotesi, in futuro, di un centro piacentiniano invaso da piccoli e grandi produttori di formaggio provenienti da tutta Italia è certamente sfiziosa, non soltanto per chi ama i sapori di questa arte tanto antica quanto amata. Sarebbe l’ennesima bella iniziativa di una città che, negli ultimi anni, sta dimostrando di saper brillantemente abbinare storia e cultura (anche gastronomica) a innovazione e intrattenimento.

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