Una perfetta rompiscatole

Giocare è già scritto nel Dna La scimmietta lo insegna ai tigrotti

Giocare è già scritto nel Dna La scimmietta lo insegna ai tigrotti
15 Settembre 2014 ore 10:28

Se le scimmie sono i nostri progenitori biologici, questo video presenta un aspetto di notevole interesse.

Se è vero che l’evoluzione della nostra specie può essere ripercorsa attraverso le tracce presenti nel nostro organismo, allora il nostro paleoencefalo può essere considerato una specie di database che possiamo interrogare per cercare di capire non solo com’eravamo ma anche perché siamo come siamo.

Cos’è il paleoencefalo? È la parte del cervello (encefalo) che comprende le formazioni nervose più antiche (paleo). Più antiche evolutivamente, s’intende. È importante perché è il responsabile delle attività istintive e comprende, fra l’altro, l’ipotalamo, che regola il sistema endocrino, l’emotività e i bisogni alimentari, sessuali e altri.

Le attività governate dal cervello antico sono l’esito di un processo di selezione naturale durato millenni, che ha fatto sì che le nostre emozioni dipendano, in qualche modo, da comportamenti iscritti nel patrimonio genetico della specie homo sapiens sapiens.

Di questo patrimonio fa parte la nostra disposizione al gioco, oggetto di numerosi studi scientifici, ai quali si può iniziare ad accedere attraverso un testo molto interessante e per certi versi divertente: Gregory Bateson, Questo è un gioco. Perché non si può mai dire a qualcuno «Gioca!», Raffaello Cortina Editore, 1996.

Nel video tutto ha inizio dal gioco di due cuccioli di tigre. E fin qui ci siamo. L’evoluzione lo contempla. Ma in questo evento contemplato interviene improvvisamente un fatto inedito: una scimmietta con la faccia nera, il pelo fulvo e la coda mancante decide di modificare la sequenza dei gesti e dei sentimenti dei due felini.

Appartiene probabilmente a una delle tante famiglie dei cercopitechi, un entello, o un langur presenti nelle pianure indiane settentrionali. Fatto strano: non ha la coda. I suoi parenti caudati vivono in gruppi di venti – fino a cinquanta – individui: se questo gira da solo per la giungla è probabile che sia stato cacciato dalla comunità. La coda mancante potrebbe averla persa in una zuffa coi suoi, che l’hanno lunga quanto il corpo o anche più. Oppure potrebbe essere – la sua – una famiglia di scimmie senza coda, difficile, però, da individuare per chi non sia uno specialista del settore. Kipling l’avrebbe collocata nel popolo urlante e indisciplinato delle Bandar.

Così come è difficile capire che cosa l’intruso abbia deciso di fare coi due tigrotti: intende partecipare ai loro giochi o vuol proprio – fin dall’inizio – disturbarli tirando loro le orecchie, sfidandoli alla rincorsa, obbligandoli a giocare a nascondino? Vuole soltanto provocare la loro irritazione prendendoli  per la coda e costringendoli ad ammettere sue inarrivabili doti ginniche e la loro inferiorità atletica? Quel che è certo è che nei pochi minuti dello spettacolo emerge l’intero repertorio dei giochi infantili e dei dispetti connessi, come tirare le trecce alle bambine.

E se è un soggetto rifiutato dal gruppo e fisicamente menomato quello che spinge i due tigrotti ad abbandonare il campo con la coda tra le gambe, allora questo video ci permette di registrare quel momento del processo evolutivo nel quale si è fissato nel nostro cervello più antico il gene che presiede alle attività di disturbo. Il gene caratteristico dei rompiscatole.

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