Spiragli di dialogo

Sembrerebbe poco o niente ma in Cina è successa una novità

Sembrerebbe poco o niente ma in Cina è successa una novità
06 Agosto 2015 ore 15:30

Capita raramente – ma quando capita è una cosa davvero bella – che dopo aver frugato il web come fosse il cassetto dei gemelli perduti uno si domandi perché mai debba scrivere un altro articolo, dato che almeno due di quelli letti gli sembrano perfetti. Questa volta poi sono addirittura tre e dunque facciamo così: raccontiamo succintamente cosa è successo, e poi rimandiamo alle pagine di VaticanInsider (1 articolo) e di AsiaNews (2 articoli).

È successo che il 4 agosto scorso Padre Giuseppe Zhang Yinlin, già vicario generale della diocesi di Pechino, è stato ordinato vescovo coadiutore di Anyang (Regione dell’Henan, vedi) con una cerimonia tenutasi nella cattedrale della città. Si tratta della la prima ordinazione episcopale dopo quella  di mons. Taddeo Ma Daqin di Shanghai, avvenuta nel luglio 2012, cioè ben tre anni fa. Il dato più importante è che anche questa ordinazione, come la precedente, sia avvenuta con mandato papale e sia stata riconosciuta dal governo cinese. Sembra insomma che si possa parlare di un nuovo trend nei rapporti fra le autorità di Pechino e Chiesa di Roma. Ma per il momento andiamoci piano.

 

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Mons. Zhang è stato ordinato dal vescovo della diocesi, il 90enne mons. Tommaso Zhang Huaixin. Ad assisterlo vi erano altri tre vescovi, tutti riconosciuti dalla Santa Sede e dal governo cinese: mons. Shen Bin di Haimen (Jiangsu), mons. Yang Yongqiang di Zhoucun (Shandong), mons. Wang Renlei di Xuzhou (Jiangsu), legittimato di recente. Alla cerimonia hanno partecipato più di 70 sacerdoti, 150 suore e almeno 1300 fedeli. Molti di loro, impossibilitati ad entrare nella cattedrale, hanno seguito il rito da un grande schermo fuori dell’edificio, sfidando la pioggia. Come in altre ordinazioni, la sicurezza era molto pesante già dai giorni precedenti.

Questo è quanto riporta, assieme ad altri numerosi dettagli e ad alcune meste immagini, il primo articolo di AsiaNews.it, a firma Joseph Yuan. Meste perché uno si immagina che una cattedrale in Cina sia come una cattedrale da noi, e invece capisce che lì è poco più di una nostra sala parrocchiale o delle monache.

A far comprendere il senso della « “tranquilla” ordinazione episcopale di Anyang» provvede un altro articolo, a firma del Direttore di Asia News Bernardo Cervellera, che colloca l’avvenimento non solo nel quadro delle relazioni fra Cina e Vaticano ma anche nella lunga storia della presenza del PIME (il Pontificio Istituto per le Missioni Estere) in quel lontano – e per certi versi perfino mitico – Paese.

È appunto padre Cervellera a scrivere «Attribuire la “tranquillità” della cerimonia a qualche nuovo segnale fra Cina e Vaticano, a un raffreddamento delle tensioni o a un miglioramento dei rapporti mi sembra un po’ esagerato: questa libertà tranquilla e di fedeltà al Papa è una conquista della stessa comunità di Anyang e del suo vescovo Tommaso Zhang Huaixin che, pur non disprezzando il dialogo con le autorità governative, ha sempre messo davanti a loro la necessità per lui di obbedire anzitutto alla sua fede». In altre parole, l’ordinazione è stata un avvenimento ben al di là del numero dei vescovi, dei sacerdoti, delle suore e dei fedeli che vi hanno preso parte. Tutto l’articolo mostra perfettamente il gioco di equilibri (siamo a relativamente pochi chilometri di distanza da Shanghai, d’altra parte, la città che ha dato il nome al gioco dei bastoncini) entro cui ha potuto aver luogo la mossa dell’ordinazione.

 

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Se poi si volesse prender visione del percorso a ostacoli – non diciamo di guerra – che hanno dovuto affrontare gli ultimi due Papi per giungere a questo importante appuntamento con la storia, allora bisogna leggere il pezzo di Gianni Valente su VatincanInsider (qui sotto ne riportiamo uno stralcio) dal quale si evince che niente nella storia della Chiesa – né persone, né fatti – avviene a caso.

Qualcuno avrà magari pensato che il saluto che papa Francesco rivolse alla Cina che stava sorvolando per recarsi in Corea del Sud fosse un puro gesto di cortesia per aver avuto libero – per la prima volta da che Mao fu Mao – lo spazio aereo. Evidentemente, anche in quel caso, era implicato qualcosa di più. Sono sempre molto densi gli istanti di vita della Chiesa.

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da Vatican Insider: Il nuovo vescovo cinese e la grazia delle “soluzioni provvisorie”

di Gianni Valente

Adesso, nel nuovo scenario segnato dal pontificato di Papa Francesco, dal ritorno a Roma di Parolin come Segretario di Stato vaticano e dall’avvento al potere del Presidente cinese Xi Jinping, anche la ripresa delle ordinazioni episcopali “tacitamente consensuali” può acquisire valenza di segnale in codice. Che alla liturgia d’ordinazione non abbia preso parte nessun vescovo illegittimo – neanche Giuseppe Ma Yinglin, Presidente del Collegio dei vescovi cinesi, sorta di Conferenza episcopale non riconosciuta dalla Santa Sede – può suggerire che da parte del governo cinese, in questa fase, si vogliono intenzionalmente evitare altri incidenti di percorso e lasciare aperta la strada a nuovi negoziati con la Santa Sede sulla questione delle ordinazioni episcopali. Una prospettiva pubblicamente sostenuta anche da tantissimi vescovi della cosiddetta area “clandestina” della Chiesa cattolica in Cina,dove si registrano evidenti segnali di insofferenza davanti a certi auto-eletti “tutori” della saldezza dottrinale del cattolicesimo cinese. «Noi» spiega a Vatican Insider il sacerdote cinese Paul Han Qing Ping, autore di un apprezzato blog online (http://blog.sina.com.cn/blessedone) «siamo figli della Chiesa. E può darsi che in Cina, la nostra Chiesa sia come una madre che ha subito tante prove e soffre di qualche patologia, che noi abbiamo ereditato. Ma davanti a questa condizione» aggiunge Han «la cosa più assurda è vedere che da fuori della Cina c’è chi, invece di starci vicino e aiutarci, ci bastona per questo, con l’atteggiamento di chi vuole farcela pagare. Questo ci rattrista, mentre ci consola vedere che altri ci capiscono e ci vogliono bene, anche se non siamo perfetti». 

 

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