Lo studio italo-britannico

Come si nutrono e vivono i capelli (È importante per la cura dei tumori)

Come si nutrono e vivono i capelli (È importante per la cura dei tumori)
Pensare positivo 29 Maggio 2018 ore 04:30

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (Iit), in collaborazione con l’Università di Manchester, avrebbe scoperto il meccanismo cellulare che consente ai capelli, ovvero ai loro follicoli, di rigenerarsi. Detto molto semplicemente, i capelli vivrebbero in salute e benessere grazie al nutrimento tratto da sostanze tossiche, dopo aver subito da parte delle cellule stesse un’adeguata depurazione. Non è un paradosso, lo racconta l’interessante studio pubblicato su Plos Biology, reso possibile anche da un finanziamento di AIRC, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

Un laboratorio di studio oncologico- Studiare come si sviluppano e perché si indeboliscono o si ammalano i follicoli dei capelli non è solo mera cosmetologia, né ha come unico intento la prevenzione delle calvizie, ma potrebbe dare risposte significative anche in ambito oncologico. I capelli, secondo i ricercatori, sono un laboratorio ideale e naturale per testare l’efficacia di specifici farmaci, in questo caso quelli per la cura dei tumori. Si possono cioè attivare tutti quegli studi pre-clinici necessari prima che una terapia possa essere validata e commercializzata.

 

 

Cellule e autofagia. Si è osservato, così, che alcune cellule catturano sostanze tossiche degradate dall’esposizione ad agenti chimici (come i farmaci) o ambientali (come le radiazioni ultraviolette), le quali vengono raccolte in apposite vescicole e poi al momento giusto utilizzate come nutrimento, che attiva un sano processo di eliminazione per l’organismo. È quello che scientificamente si chiama autofagia, in pratica una sorta di autocannibalismo. L’eliminazione delle cellule tossiche è importante: ha infatti uno scopo salutare e preventivo per diverse patologie; ad esempio protegge dall’insorgenza di malattie cardiovascolari, disordini neurodegenerativi e dallo sviluppo dei tumori, appunto. Il processo di autofagia, secondo le ultime informazioni scientifiche, non avviene sempre allo stesso modo e con la stessa velocità: sembrerebbe più accelerato in caso di diete a restrizione calorica, che si sono dimostrate in grado di allungare la vita di molti animali, da cui l’ipotesi che possa esserci una possibile relazione tra autofagia e longevità.

Finora la conoscenza e il ruolo dell’autofagia negli esseri umani era rimasto un po’ nell’ombra poiché non vi erano modelli sperimentali utili a studiarlo. Ora c’è: è il capello e coltivandolo in laboratorio potrebbe fornire preziose informazioni sul suo ciclo vitale. Ne ha date già due: la vita di un follicolo si compone di due periodi, il primo di benessere e accrescimento, nel quale mostra tutta la sua vigoria e vivace (ri)crescita, e il secondo di invecchiamento e morte. La ricerca avrebbe dimostrato il ruolo chiave dell’autofagia nel mantenere vivo e vitale il capello.

 

 

Due studi. Ci sono voluti due esperimenti per arrivare a conclusioni utili. Nel primo i ricercatori hanno pensato di rimuovere dalle cellule dei capelli, attraverso l’uso di tecniche genetiche, il meccanismo dell’autofagia, osservando così che le cellule andavano più facilmente incontro a un processo di invecchiamento rapido e poi alla morte. Nel secondo, invece, hanno selezionato alcune sostanze naturali, in particolare una che in modelli animali ha dimostrato avere un effetto di pro-longevità in regimi dietetici di restrizione calorica, tutte sostanze comunque in grado di aumentare il processo autofagico nel capello. Avrebbero così notato che l’azione di queste sostanze è fondamentale per consentire alla cellula di vivere una fase di prolungato benessere e accrescimento. A questo punto i ricercatori riterrebbero probabile un legame, anche nell’uomo, fra l’autofagia e la sua azione anti-invecchiamento.

Le applicazioni future. L’applicazione della scoperta ha due possibili direzioni: la prima in ambito cosmetologico, per ideare prodotti che, stimolando l’autofagia, siano in grado di rallentare i fenomeni di caduta dei capelli o di proteggerli da stress indotti ad esempio da terapie farmacologiche come la chemioterapia, anch’esse causa di un indebolimento dei follicoli. Il secondo in ambito clinico, utilizzando il capello come modello per testare l’efficacia di composti naturali o sintetici che, agendo sempre sul meccanismo dell’autofagia, possano invece fare barriera o prevenire l’insorgenza di alcune patologie, molte delle quali importanti, e tra queste anche i tumori. Insomma i capelli di laboratorio sarebbero un interessante modello preclinico per valutare l’efficacia e i potenziali effetti dannosi delle sostanze tossiche direttamente sul tessuto umano.

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