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Una bella proposta

Si potranno donare le ferie a un collega in difficoltà

Si potranno donare le ferie a un collega in difficoltà
Pensare positivo 05 Settembre 2014 ore 12:22

La senatrice della Lega Nord, Emanuela Munerato, ha presentato un emendamento al cosiddetto Jobs Act che sta facendo molto parlare. Il disegno di legge delega sul lavoro, che, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe andare a ridisegnare gran parte della disciplina italiana nel settore, verrà molto probabilmente approvato la prossima settimana dalla commissione Lavoro del Senato, con al suo interno anche la proposta delle “ferie solidali” introdotta dalla senatrice del Carroccio: la possibilità di “regalare” i propri giorni di ferie ad un collega con problemi familiari particolari. Maurizio Sacconi, presidente della commissione, ha pochi dubbi sul fatto che l’emendamento verrà accettato, anche perché non andrebbe ad influire in alcun modo sulle casse dello Stato e migliorerebbe invece la concezione dell’azienda come comunità di persone e non solo come semplice luogo di lavoro.

Cosa dice l’emendamento. Precisamente, l’emendamento dice che «le ferie eccedenti il numero costituzionalmente garantito possono essere cedute ai colleghi in difficoltà, che ne abbiano specifiche esigenze familiari». Il senso è abbastanza chiaro in termini generali, ma nello specifico è giusto fare qualche precisazione. Il diritto alla fruizione delle ferie è un diritto costituzionalmente sancito dalla nostra carta fondamentale, all’articolo 36, che spiega che il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, senza possibilità di rinunziarvi. Essendo, la Costituzione, la massima espressione del nostro ordinamento, è impossibile per una normale legge “contraddire” il testo costituzionale. Un lavoratore, quindi, non potrà mai rinunciare alle proprie ferie – previste dalla Costituzione – per donarle ad un collega in difficoltà. Per questo l’emendamento parla di «ferie eccedenti il numero costituzionalmente garantito»: il lavoratore potrà donare quei giorni di ferie in più che ha maturato con il lavoro quotidiano, ma non quelle che gli sono costituzionalmente dovute. Per chiarire: l’articolo 36, ad esempio, spiega che si ha diritto al riposo settimanale, solitamente individuato in un giorno (la domenica). Ad esso un lavoratore non potrà mai rinunciare, ma spesse volte, le attività prevedono due giorni di riposo settimanale. Ecco che il lavoratore potrà allora donare uno dei due giorni al collega in difficoltà, senza intaccare però il proprio diritto costituzionale. Naturalmente non c’è una durata standard delle ferie previste dalla nostra Costituzione, ogni attività lavorativa prevede una determinata durata, stabilita dalla legge, dagli usi o secondo equità, come spiega il codice civile (articolo 2109).

L’idea arriva dalla Francia. L’emendamento, che sta raccogliendo diversi consensi nell’opinione pubblica, è stato introdotto sulla scorta di un provvedimento analogo che è stato adottato in Francia a maggio di quest’anno, la cosiddetta “Legge Mathys”. Mathys non è un politico d’Oltralpe, bensì un bambino di 10 anni, malato di tumore, figlio di Cristophe Germain. Nel 2009, nell’azienda in cui lavorava l’uomo a Saint-Galmier, si sparse la notizie che il piccolo Mathys, figlio del collega e da tempo affetto da un tumore al fegato, aveva avuto una ricaduta. I colleghi offrirono a Germain un aiuto in denaro, che l’uomo però respinse, dicendo che ciò di cui aveva bisogno era del tempo da passare con suo figlio: a causa della malattia del piccolo, infatti, aveva terminato tutti i giorni di ferie e i permessi a sua disposizione. Fu così che i colleghi decisero di attivarsi con una colletta assai particolare: niente soldi, ma ferie. Furono addirittura 170 i giorni di ferie che vennero donati a Cristophe Germain per stare vicino a suo figlio Mathys. Il bambino morì il 31 dicembre 2009, ma suo padre poté stargli vicino fino all’ultimo respiro. Da quel giorno, Germain fondò un’associazione denominata “D’un papillon à une étoile” con lo scopo di istituzionalizzare quell’espediente ideato dai suoi colleghi. Il primo successo lo ottenne nel 2012, quando l’Assemblea nazionale approvò il disegno di legge; l’obiettivo è stato poi raggiunto nel maggio 2014, con l’ok definitivo del Senato. La norma prevede che un lavoratore possa «rinunciare anonimamente e senza contropartita a tutti o a una parte dei giorni di riposo arretrati in favore di un collega il cui figlio, di età inferiore ai 20 anni, è colpito da una malattia, un handicap o è vittima di un incidente di particolare gravità». Se tutto andrà come dovrebbe andare, anche in Italia si potrà offrire un’opportunità in più ai colleghi meno fortunati di noi.

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