Un sostegno inedito

Il tifo ultrà fuori dallo stadio È nato il tredicesimo uomo

Il tifo ultrà fuori dallo stadio È nato il tredicesimo uomo
09 Dicembre 2014 ore 06:50

Se è vero che esiste un dodicesimo uomo in campo (i tifosi), dopo Atalanta-Cesena si può parlare del tredicesimo. Fuori dal campo. La Curva “squalificata” si riunisce appena fuori dalla Nord. Ci sono gli ultrà e anche quelli della Morosini. A guidare il tifo (caldissimo) c’è un ritrovato Bocia con la sua maglia di inizi anni ’80 con il numero 8 di Marino Magrin. Il Bocia e il Baffo insieme ad altri tre ragazzi sono carichi e pronti a intonare i cori per 90 minuti, seduti a cavalcioni sopra il cancello giallo appena fuori dalla curva.

Saranno un migliaio le persone riunite sotto la Pisani. Bandieroni nerazzurri, vessilli e tamburi (finalmente qui si possono portare e rullare). Gli ultra e i tifosi che hanno solidarizzato con questa pacifica dimostrazione di tifo, in un clima sereno e goliardico senza forze dell’ordine schierate, cantano e cercano di captare il risultato da smartphone o radioline. Quanto facciamo? E’ la domanda più ricorrente. 0-1 e poi addirittura 0-2 con doppietta di Defrel. “Chi el po’ chel lè?”. Nessuno si scoraggia: i cori proseguono inesauribili anche se l’Atalanta è sotto nel risultato.

Arriva il gol di Benalouane, che nessuno qui fuori dalla Nord ha il piacere di gustarsi, e i tifosi all’interno si rianimano con un boato, rilanciato dall’esterno come se si fosse dentro: abbracci, spintoni, bandiere nerazzurre che sventolano oltre a qualche fumogeno. I tesserati entrati (alcuni redarguiti dagli altri con epiteti poco carini) servono però a far capire l’andamento del match e si girano verso il piazzale Olimpiade a esultare sul gol dell’1-2 del difensore tunisino. La sosta fra il primo e il secondo tempo permette ai mille di bersi un caffè (corretto) e di riscaldarsi al bar. In giro ci sono birre e tanta passione nerazzurra.

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L’atmosfera è particolarissima, tifare senza vedere. Una sensazione strana, ma bella. Tutti riuniti senza starsene sul divano di casa, cercando di dare il proprio contributo di persona: “Dentro si gioca una partita, fuori si difendono i valori di una vita” si legge su uno striscione. Anche tanti tesserati sono rimasti fuori dal Comunale, solidali con i loro compagni. Il Bocia è incontenibile. “No, no scecc non parliamo laggiù in fondo, cantiamo, siamo qua sostenere la nostra Atalanta: oggi dobbiamo vincere tutti insieme”. Il tredicesimo uomo c’è. E c’è chi prova a captare con la radiolina l’andamento del match, ma i più cantano e basta. “Forza Atalanta” un boato che risuona più volte e che viene percepito anche dentro lo stadio.

L’Atalanta segna due altri gol passando dall’inferno dello 0-2 al paradiso del 3-2. I tifosi fuori sono esaltati, quasi non ci credono e ripartono i cori. Passano i minuti e il calore che questi ragazzi riescono a trasmettere tra piazzale Olimpiadi e via Ponte Pietra (zona antistante la Curva Nord dove si sono radunati e che occupano quasi nella sua totalità) è uno spettacolo davvero raro da vedere.

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Mancano pochi minuti, il Bocia seduto sul cancello da 88’ è stanco, ma grida ancora con più forza: “Abbiamo sofferto fino adesso, cantiamo ancora due minuti, scecc!” Si canta per difendere il risultato come se i cori potessero allontanare lo spettro del pareggio: ed è una liberazione quando la partita finisce. L’Atalanta ha vinto ma i tifosi rimasti volontariamente fuori dalla Nord cantano per un altro buon quarto d’ora. Da oggi c’è il tredicesimo uomo, l’hanno ideato gli ultrà nerazzurri atalantini.

 

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