I due di Taleggio

Un matrimonio salvato dal rally L’amore a tutto gas di Marco e Fede

Un matrimonio salvato dal rally L’amore a tutto gas di Marco e Fede
05 Maggio 2017 ore 04:30

Tra moglie e marito non mettere il dito. Ma un bolide da rally sì. Lei: «Tra noi non andava tanto bene. Alti e bassi. Troppi bassi. Un giorno viene da me e mi dice: “Facciamo i rally”. Come hai detto, scusa? Ci penso. Ok. Facciamoli». Lui: «Tra noi andava un po’ così. Bassi e alti. Pochi alti. Un giorno vado da lei e le dico: “Amore, facciamo i rally”. Hai capito bene, sì, i rally. Perché questo è uno sport basato sulla fiducia. Lei tiene lo sguardo fisso sulle note e non guarda dove sto andando. Io invece guido e seguo le sue indicazioni che mi suggerisce a ogni metro».

Se non è questo l’amore, allora che cos’è? Nella buona e nella cattiva sorte, nella curva più stretta e nello sterrato più arcigno, Federica Milesi e Marco Pesenti è così che hanno salvato il loro matrimonio: con una macchina da rally. Altro che due cuori e una capanna. Due cuori e una Peugeot 106. Lei: «Marco fa il meccanico e ha sempre avuto questa passione per le auto, per le corse, e soprattutto per i rally. Era il suo sogno, non il mio. Nel 2014 mi ha fatto la proposta e io ho detto sì. Perché è una cosa nostra, che facciamo insieme e che facciamo soltanto noi. Ed è una cosa bellissima. Le paure all’inizio erano tante, abbiamo due figlie, mica c’è da scherzare quando vai in macchina. Poi a giugno andiamo a correre il primo rally della nostra vita, il Prealpi Orobiche. Ero tesissima. Ma una volta salita in macchina, tutta adrenalina. Le mie amiche ancora adesso mi chiedono un po’ sorprese: “Fede, non hai paura?”. Quella no, mai avuta».

 

 

Lui: «Sono nato in mezzo ai motori. Papà aveva un’autofficina e piuttosto dei compiti preferivo andare a smontare le marmitte dei motorini. “Facciamo un paio di gare con una macchina a noleggio”, mi dice lei. Ma no. Compriamone una. Se poi non ci piace la rivediamo, e buonanotte. La macchina l’ho trovata in Piemonte. Sono andato a prenderla e l’ho guidata fino a casa. Ero indeciso tra questa Peugeot che abbiamo e una Clio un po’ più potente. Abbiamo optato per una classe più bassa, la N2, ed eccoci qui».

Lui meccanico, lei bancaria. Lui timido, lei spigliata. Marco e Fede, 40 anni di Taleggio, si erano conosciuti all’asilo. Elementari e medie insieme poi, racconta lei, «ci siamo persi di vista. Sai, ciao ciao quando ci incontravamo in paese ma niente di più. A diciotto anni iniziamo a uscire nella stessa compagnia e nel ’95 ci mettiamo insieme. Un fidanzamento come si deve, bello. Cinque anni dopo decidiamo di sposarci». Adesso Marco e Federica hanno due bambine bellissime, Sara di 13 anni e Martina di 9. Genitori sprint. Hanno fatto serigrafare una loro foto sulla portiera sinistra della macchina. Perché si corre sempre per amore.

 

 

«C’erano anche le nostre bambine la prima volta che abbiamo fatto una gara – ricorda Federica -. Adesso sono molto contente, si divertono anche, ci seguono, stanno giù all’assistenza. Ma le ho viste molto tese la prima volta che siamo saliti in macchina per gareggiare. Nel 2014, addirittura, sono venuti tutti i parenti. Papà Pietro non è voluto più tornare, troppa paura. Ogni volta che finisco una prova prendo il cellulare e chiamo casa: “Mamma ho finito la prova, è tutto ok, non ti preoccupare”. Ci sono dieci prove in un giorno? Telefono dieci volte. Così stanno belli tranquilli e con il cuore in pace».

I rischi sono calcolati, ogni cosa è studiata nei minimi dettagli. Ma certo il rally è una gara di nervi, velocità, prontezza di riflessi. E cervello. «Ho un quaderno dove segno tutte le note. Ormai ci sono abituata e vado bene, anche se ogni tanto sbaglio ancora. E allora lì capita di mandarci a quel paese, vola qualche parolone. Litigato in macchina però mai, non è ancora successo nemmeno una volta». È una questione di feeling.

 

 

Il 23 aprile Marco e Federica hanno partecipato di nuovo al Prealpi Orobiche, una luna di miele formato velocità, è stato il loro decimo rally. Perché in amore, qualche volta, non vince chi fugge, ma chi tiene il volante mentre l’altro indica la strada. «Quando vedi quel semaforo che diventa verde dopo il conto alla rovescia, beh, è davvero incredibile. Papà Virgilio mi dà una mano in assistenza – racconta Marco -, mamma Matilde invece non viene più, solo alla primissima gara. Stare in macchina è bello, ti dà tanta adrenalina. Appena ho fatto la patente sono andato in giro a vedere i rally. Prima qui dalle nostre parti, poi sono stato in Svezia, a Montecarlo. Ho girato un po’. L’idolo è Sébastien Loeb, uno che ha vinto nove volte il titolo di campione del mondo. Uno così lo puoi solo ammirare. Mi piacerebbe rifare il rally in Valtellina. Bellissimo. Elettrizzante. Ma ogni gara ti dà un’emozione forte».

Come quella volta del fumo in macchina: «Marco mi dice: “C’è fumo, c’è fumo…”. C’era questa nuvola grigio-bianca che usciva ma io non volevo proprio fermarmi. “Non possiamo”, dico io. Allora con il piede tiro giù il finestrino e arriviamo in fondo. C’era dell’olio che usciva da non so dove. Mmm, una cosa un po’ pericolosa». Un amore (in)cosciente, a tutto gas, lungo le strade tortuose della vita e delle Valli di Bergamo. «La velocità mi piace un sacco. Il ricordo più bello è legato al rally del Sebino, lì abbiamo anche vinto. Una gioia che non vi dico». Ah, l’amore.

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