la scoperta

Da Humanitas e Papa Giovanni una soluzione per anticipare complicanze gravi del Covid

La misurazione dei valori di PTX3, una molecola coinvolta nell’infiammazione, contribuisce a valutare lo stato di gravità della malattia. Lo studio ha coinvolto 96 pazienti in Humanitas e 54 dell'ospedale Papa Giovanni XXIII ed è stato pubblicato su Nature Immunology. La ricerca, realizzata anche grazie all'intelligenza artificiale, aggiunge un parametro per guidare i medici nella scelta delle terapie

Da Humanitas e Papa Giovanni una soluzione per anticipare complicanze gravi del Covid
Bergamo, 18 Novembre 2020 ore 16:20

Cosa determina reazioni così diverse tra un organismo e l’altro dopo essere stati contagiati dal virus SarS-CoV-2? Perché alcune persone si ammalano più gravemente rispetto ad altre? Di fronte a quadri clinici complessi e instabili è possibile prevedere il livello di gravità della malattia? Domande in parte simili a quelle a cui sta cercando di far luce il progetto Origin dell’Istituto Mario Negri, ma per le quali, nel frattempo, una prima risposta arriva da uno studio appena pubblicato su Nature Immunology che ha coinvolto 96 pazienti in Humanitas e 54 all’ospedale Papa Giovanni XXIII.

Questo progetto di ricerca, basato su due casistiche indipendenti portate avanti rispettivamente da una task force dell’Irccs Humanitas guidata dal professor Alberto Mantovani e da un gruppo di medici e ricercatori dell’Asst Papa Giovanni XXIII guidato dal professor Alessandro Rambaldi, costituisce uno step importante nella lotta alla malattia. Gli scienziati hanno infatti scoperto che la molecola PTX3 rappresenta un indicatore di gravità nei pazienti Covid.

«L’analisi ha portato alla luce il ruolo di un gene scoperto dal mio gruppo anni fa, la PTX3: una molecola coinvolta nell’immunità e nell’infiammazione – spiega Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas e professore emerito di Humanitas University -. Nei pazienti malati di Covid-19, questa molecola è presente ad alti livelli nel sangue circolante, nei polmoni, nelle cellule della prima linea di difesa, i cosiddetti macrofagi, e nelle cellule che rivestono la superficie interna dei vasi sanguigni, ossia l’endotelio vascolare. Si tratta di informazioni importanti, dal momento che questi pazienti presentano una fortissima infiammazione, la sindrome di attivazione macrofagica, che porta a trombosi del microcircolo polmonare a livello delle cellule endoteliali. A seguire, abbiamo verificato che la PTX3 potesse essere un marcatore di gravità, grazie a reagenti e a un test messo a punto dai ricercatori di Humanitas».

Le due casistiche indipendenti, quella di Milano e quella di Bergamo, confermano che la misura della PTX3 costituisce, ad oggi, il più importante fattore prognostico associato all’aggravamento delle condizioni cliniche dei malati. Inoltre, grazie all’accesso ai dati e all’analisi bioinformatica supportata da un’intelligenza artificiale, il lavoro “Macrophage expression and prognostic significance of the long pentraxin PTX3 in COVID-19” ha esaminato i dati di pazienti residenti in Israele e USA, indagando i meccanismi dell’immunità innata a livello del sangue circolante e del polmone.

«Questi dati – aggiunge Alessandro Rambaldi, direttore dell’unità di ematologia e del dipartimento di oncologia ed ematologia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo – confermano la centralità del danno endoteliale nella patogenesi delle manifestazioni più gravi osservate nei pazienti Covid. I livelli circolanti di PTX3, misurati nel sangue, serviranno a guidare la valutazione della risposta ai trattamenti di questi pazienti. La validazione dei risultati ottenuta in due coorti indipendenti di pazienti sottolinea la robustezza e la riproducibilità di questa osservazione e l’importanza di poter utilizzare materiale biologico opportunamente conservato al momento del ricovero di questi pazienti».

Prossimo passaggio sarà il trasferimento della scoperta dal bancone della ricerca al letto del paziente. «Lo studio, che necessita di ulteriori verifiche e conferme, potrebbe costituire uno strumento importante per guidare i medici nella definizione delle terapie per ogni paziente – prosegue Mantovani -. In Humanitas stiamo mettendo il test a servizio di medici impegnati con i pazienti Covid grazie alla collaborazione del laboratorio di analisi cliniche dell’ospedale, guidato dalla dottoressa Maria Teresa Sandri. Ci auguriamo che possa aiutare i clinici a valutare tempestivamente la gravità della malattia e curare sempre meglio i malati».

Partito da un approccio ad alta tecnologia, lo studio arriva a definire un test semplice (basta infatti un esame del sangue per valutare il livello della PTX3), a basso costo e potenzialmente condivisibile con tutti. «Lo studio – conclude Rambaldi – dimostra che l’avanzamento delle conoscenze si fa grazie alla raccolta di campioni biologici e dati personali e sanitari della popolazione, indispensabili per una efficace ricerca sul Covid, secondo procedure operative standard internazionali consolidate».

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