Una storia di devozione

«Se io sono venuta al mondo è stato grazie a Papa Giovanni»

«Se io sono venuta al mondo è stato grazie a Papa Giovanni»
Pensare positivo 05 Giugno 2018 ore 05:30

Un miracolo. O forse «semplicemente» un prodigio della scienza, rarissimo per quei tempi. Quella di Silvia Moino, 51 anni, residente a Concorezzo (Mi), è una storia che ha dell’incredibile e che si intreccia con la devozione a Papa Giovanni XXIII. Quel santo pontefice che proprio in questi giorni, a Sotto il Monte, andrà a trovare per rivolgergli una preghiera di riconoscenza. Erano gli anni Sessanta e la tecnologia nelle sale parto non era certo avanzata come oggi. Silvia stava venendo al mondo, ma era podalica. E il padre si è trovato di fronte a un dilemma, la più dura delle decisioni che una persona si può trovare a dover prendere: salvare la vita alla bimba o alla moglie. Ma è stato invocando il Papa Buono che quest’ultima, nella disperazione del momento, ha sentito un’energia che mai più avrebbe sentito nella sua vita. Che le ha permesso di partorire la piccola e di scongiurare la morte ad entrambe.

 

 

«Ricordati di essere devota a papa Giovanni XXIII, perché a lui devi la vita…»: queste parole Silvia Moino  le ha impresse da sempre nella memoria, ma soprattutto nel cuore. Sua mamma Rosa gliele ha ripetute per anni, fin da quando era piccola, e tuttora rimangono vivide nella sua mente. Un racconto incredibile, il suo, una «storia reale di vita», come proprio lei la definisce, che non poteva essere raccontata in un momento più calzante che  in questi giorni di Peregrinatio, durante i quali il santo pontefice è tornato nella terra in cui è nato e cresciuto. «Era il 21 aprile 1967 –  ha iniziato a raccontare Silvia, 51enne – Per mia mamma, sdraiata su un lettino della clinica Zucchi di Monza, quello sarebbe stato il suo sesto parto. Anche le precedenti gravidanze che aveva affrontato le avevano creato problemi, ma la mia fu particolarmente impegnativa: oltre ad essere settimina, infatti, ero anche podalica». A quel tempo l’ecografia non veniva ancora svolta, pertanto immaginare la posizione della bimba era pressoché impossibile. «La mia testa – ha proseguito la donna – era rimasta bloccata nell’utero di mia madre, che intanto si era richiuso. Lei non sentiva più alcuna spinta ed era come se il parto si fosse concluso definitivamente. Se non per il fatto che io, purtroppo, stavo soffocando…». I medici erano convinti che le speranze di portare a buon fine il travaglio sarebbero state nulle: per far nascere la piccola Silvia avrebbero dovuto intervenire chirurgicamente sul corpo della madre, che quasi sicuramente sarebbe morta di emorragia. Per tenere in vita quest’ultima, al contrario, sarebbe stato necessario sacrificare la bambina.

 

 

È stato a quel punto che hanno lasciato al padre, nella disperazione di quel  drammatico momento, la decisione più difficile. Solo anni più tardi, grazie ai racconti di mamma Rosa e della sorella maggiore Ornella, Silvia è venuta poi a scoprire quale fosse stata la scelta del padre. «I miei genitori avevano altri cinque figli piccoli – ha spiegato la 51enne, ben consapevole della tragicità di quella situazione – e per mio papà crescerli da solo sarebbe stato molto faticoso. Così, logicamente, ha deciso salvare la vita a sua moglie». Ma è proprio in quel momento, quando non sembrava esserci più alcuna via di fuga dalla morte, che è avvenuto il miracolo. La donna, dopo che i medici le avevano comunicato la decisione presa dal marito, ha invocato Papa Giovanni XXIII, pregandolo intensamente e  chiedendogli la grazia di salvare entrambe. Sapeva bene, infatti, che la figura del santo era nota per aver aiutato molte partorienti e coppie che non riuscivano ad avere figli. «E fu così che all’improvviso, dal nulla, le partirono tre spinte fortissime che le diedero modo di farmi uscire completamente dal suo corpo, donandomi la vita» ha raccontato ora, a distanza di anni, Silvia. Sono momenti che ovviamente la 51enne non può ricordare, ma che racconta comunque con grande emozione: «Tutte le volte che ne parlavamo – ha continuato – mia mamma mi diceva di non aver mai avuto spinte così forti e improvvise, in nessuno degli altri cinque parti. Per questo non ha mai smesso di ripetermi di essere devota al Papa, perché a lui devo la vita».

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