Fondatore delle Sacramentine

Non fate di don Spinelli un santino

Non fate di don Spinelli un santino
Personaggi 23 Ottobre 2018 ore 09:10

Immancabilmente, vengono tratteggiati come uomini miti, angelici, mai una voce alzata, mai un’arrabbiatura. Angioletti. Non sembrano nemmeno uomini e donne. Invece nella maggior parte delle vite dei santi si sprigiona una forza, un’energia, una drammaticità da fare paura. Uomini che, sovente, affrontano quello che sembra impossibile. Senza andare lontano, il beato Luigi Palazzolo, che si è guadagnato la santità qui da noi, nel borgo Sant’Alessandro. La santa Paola Cerioli, qui a sei chilometri dalla città, a Seriate. Adesso il don Francesco Spinelli, bergamasco, cacciato dalla nostra Diocesi. A leggere gli articoli di questi giorni, la sua biografia sembra un fioretto, un’immaginetta. Non è così. Don Spinelli dovette affrontare situazioni terribili, a un certo punto dovette anche scappare da Bergamo perché ricercato dai creditori, sconfessato dalla Curia, tradito dagli amici. Eppure fu anche qui che manifestò la sua santità, cioè l’eroismo delle doti cristiane, della sua fede. Perché… lo sapete che cosa fece il don Luigi Spinelli nella Bergamo del 1885?

 

 

Insieme a suor Geltrude Comensoli (altra santa che segnò la seconda metà dell’Ottocento a Bergamo, fondatrice con Spinelli delle suore Sacramentine) rilevò una filanda che si trovava in borgo Santa Caterina e che dava lavoro a seicento donne. Le suore – di cui don Spinelli era padre spirituale e punto di riferimento – andarono in fabbrica con le donne, ad aiutarle, a lavorare con loro, a pregare con loro. Fu un’impresa folle. Ma don Spinelli ci credeva. Lui e suor Geltrude non avevano il cuore di vedere tutte quelle donne per strada, la fabbrica chiusa, seicento famiglie in grave difficoltà. Suor Giannina Ornaghi, delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento (l’altra congregazione fondata da don Spinelli) dice oggi: «Penso alle sofferenze che ha patito don Spinelli, alle umiliazioni accettate, al suo perdono. Diceva: “Mi è dolce perdonare”… Non rifiutava mai nessuna persona, malata o povera. Dava via tutto quello che aveva. Se qualcuno gli diceva che aveva bisogno del letto, donava anche quello». Come il nostro don Luigi Palazzolo.

Don Spinelli era nato a Milano, ma i genitori erano di Verdello, e a Verdello Francesco Spinelli passò diversi anni dell’infanzia. Divenne prete nel Seminario di Bergamo dove entrò quando era ormai grande, aveva già superato gli esami di quella che oggi chiamiamo “maturità”. Era ancora studente in seminario e andava quasi ogni giorno in Sant’Alessandro in Colonna – nell’attuale via San Bernardino – ad aiutare don Luigi Palazzolo, il prete che tirava via i bambini e i disperati dalle strade e dava loro un futuro. Nel 1882, don Spinelli incontrò Geltrude Comensoli, insieme decisero…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 13 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 25 ottobre. In versione digitale, qui.

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