Da Ray Charles a...

Le 10 canzoni più belle di sempre

Le 10 canzoni più belle di sempre
Personaggi 31 Ottobre 2014 ore 12:39

La musica è probabilmente il campo in cui domina incontrastato il senso soggettivo del bello: con l’immensa gamma di generi che si sono sviluppati nella storia, ciascuno ha la possibilità di decidere liberamente cosa apprezzare e cosa no, senza che le sue scelte possano essere obiettate da nessuno. Ma quando scende in campo la rivista Rolling Stones, il celeberrimo magazine di musica americano, non si può far altro che obbedire, data la sua autorità in materia. Vi proponiamo allora la classifica delle 10 canzoni più belle di sempre secondo questa storica voce.

 

10) What’d I say, Ray Charles

https://www.youtube.com/watch?v=CIqWwiC1BFI

Questa canzone venne  improvvisata una tarda sera del 1958, quando Charles e la sua orchestra, nonostante avessero suonato l’intero repertorio, avevano ancora del tempo prima del termine del loro spettacolo; la reazione di gran parte del pubblico fu così entusiasta che Charles decise di inciderla.

 

9) Smells like teen spirit, Nirvana

Kurt Cobain, voce storica dei Nirvana, trovò ispirazione per il titolo durante una notte dedicata all’alcol e al vandalismo in compagnia di un’amica, la quale tracciò sul muro della casa di Cobain con la vernice spray la scritta “Kurt smells like teen spirit” (Kurt profuma di Teen Spirit) con l’intento di ridicolizzarlo. La frase si riferiva a un deodorante per adolescenti molto in voga all’epoca. Kurt, che ignorava l’esistenza del deodorante finché il singolo non raggiunse il successo, lo lesse invece come un apprezzamento riferito alla discussione a proposito di anarchia e punk rock che i due avevano avuto quella sera, concludendo che profumasse ancora di uno “spirito adolescenziale” e “rivoluzionario”.

 

8) Hey Jude, The Beatles

Intitolata originariamente Hey Jules e rinominata in seguito Hey Jude per motivi fonetici, fu scritta da McCartney per confortare Julian, il figlio di Lennon, nel momento del divorzio tra il padre e Cynthia Powell. Nonostante questa versione ufficiale dei fatti, alcuni giornalisti ritennero che potesse riferirsi o al momento sentimentale difficile di McCartney dopo il fallimento della relazione con Jane Asher, oppure che fosse dedicata ai Beatles stessi, impegnati in un periodo artistico e storico molto particolare.

 

7) Johnny B. Goode, Chuck Berry

Questa canzone rappresenta, in chiave rock ‘n roll, il sogno americano: un povero ragazzo di campagna diventa una star grazie al duro lavoro e alla sua abilità nel suonare la chitarra. In una versione inedita precedente, Chuck cantava “ragazzo di colore” invece di “ragazzo di campagna”, ma lo sostituì per paura che non venisse trasmesso alla radio per motivi razziali.

 

6) Good Vibrations, The Beach Boys

La storia di questa canzone è raccontata dallo stesso Brian Wilson, membro del gruppo statunitense: da bambino, sua madre gli raccontava che i cani possono percepire le “vibrazioni” degli esseri umani: un cane abbaia se avverte che sono “cattive vibrazioni” quelle emanate da chi gli sta vicino. Wilson traspose il concetto nell’idea generale delle vibrazioni emotive (e Mike Love, compagno di band, suggerì la parola “good” davanti a “vibrations”), sviluppando il concetto che le persone possano emotivamente reagire alla stessa maniera degli animali attraverso le emozioni.

 

5) Respect, Aretha Franklin

Nel testo originale di Otis Redding, il punto di vista è quello di un uomo che chiede alla propria compagna di essere rispettato e considerato; nella versione di Aretha Franklin, i generi vengono scambiati. Nel 1967, negli Stati Uniti i movimenti femministi e per l’abolizione delle ancora presenti forme di apartheid a danno della minoranza afroamericana sono in piena affermazione; la versione della Franklin diventa un inno di questi movimenti, la richiesta di “rispetto” contenuta nella canzone viene allargata all’intera società statunitense.

 

4) What’s going on, Marvin Gaye

La canzone vuole essere una sorta di meditazione, e al contempo di grido, nei confronti del mondo e delle sue problematiche. Nell’ottobre 2001, un gruppo di popolari artisti, riuniti sotto il nome collettivo “Artists Against AIDS Worldwide” pubblicarono un album contenente numerose versioni di What’s Going On, i cui ricavi sono stati devoluti in beneficenza ad un programma per curare l’AIDS in Africa ed altri Paesi del terzo mondo.

 

3) Imagine, John Lennon

Il brano viene solitamente letto in chiave pacifista, ma lo stesso Lennon ammise che i contenuti del testo di Imagine la avvicinano più al Manifesto del partito comunista che a un inno alla pace: è infatti una società in cui non trionfino i valori del materialismo, dell’utilitarismo e dell’edonismo che viene auspicata nel testo. Lennon affermò che il brano era «anti-religioso, anti-nazionalista, anti-convenzionale e anti-capitalista, e viene accettato solo perché è coperto di zucchero».

 

2) Satisfaction, The Rolling Stones

Il testo del brano è un inno all’insoddisfazione giovanile, e si dichiara apertamente contro il consumismo, cosa che fece percepire la canzone come un attacco allo status quo sociale dell’epoca. Keith Richards registrò la versione grezza del celebre riff di chitarra di Satisfaction in una stanza di hotel: gli era venuto in mente al risveglio dopo una dormita. Il chitarrista accese un registratore portatile e lo incise su nastro prima di riaddormentarsi. La mattina seguente, Richards riascoltò il nastro e notò come ci fossero circa due minuti di chitarra acustica seguiti poi dal rumore del suo russare per i successivi quaranta minuti prima della fine del nastro.

 

1) Like a rolling stone, Bob Dylan

È un intenso e continuo susseguirsi di sensazioni ed invettive, una provocazione verso quella “miss solitudine” protagonista della canzone e caduta in disgrazia dopo aver vissuto nel benessere e nella ricchezza, una “miss solitudine” di cui la pietra che rotola è un chiaro emblema; di più, è la liberazione del poeta Dylan, che abbandona il suo stato di idolo della folla e compie il tradimento, lasciando da parte quell’immagine di profeta in cui si era ritrovato rinchiuso senza volerlo, per sentirsi invece libero di seguire la propria strada, per poter essere del tutto sincero con se stesso.

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