L'Inferno del Nord

Cose da sapere sulla Parigi-Roubaix (tipo che o la sia ama o la si odia)

Cose da sapere sulla Parigi-Roubaix (tipo che o la sia ama o la si odia)
11 Aprile 2015 ore 12:17

La Parigi-Roubaix è l’Apocalisse del ciclismo. Un insieme di fango, polvere, pavé, cadute. Più che una corsa, è una gara a eliminazione che ha segnato la storia di questo sport, uscendo dalla linea tracciata delle due ruote per entrare a far parte, di diritto, dell’epica sportiva. È una classica adatta ai cuori forti e a cosce d’acciaio, tanto che la Roubaix è stata rinominata la “Dura tra le dure”, la “Regina delle Classiche”, o, più semplicemente, “l’Inferno del Nord”. Domenica 12 aprile si correrà la 113esima edizione.

La prima edizione si tenne nel 1896, nata dall’idea di due filatori di Roubaix che decisero di costruire il famoso velodromo appena un anno prima. Come il Giro d’Italia va a braccetto con la Gazzetta dello Sport, la Parigi-Roubaix prese forma grazie al patrocinio del giornale sportivo Le Velo e del suo caporedattore, Louis Minart. Da allora gli appassionati (e non solo) possono godersi questa fantastica prova di forza, coraggio e sport. Ecco 10 cose da sapere su questa meravigliosa corsa.

 

 

1 – Si chiama Parigi-Roubaix dal 1896, ma dal 1968 non parte più da Parigi: i corridori prendono il via dalla città di Compiègne, circa 60 chilometri a Nord-Est dal centro della capitale francese. Il traguardo, almeno quello, è davvero a Roubaix: fin dalla prima edizione i corridori arrivano sulla pista del Velodromo.

2 – Come molte altre classiche del ciclismo, la Parigi-Roubaix si deve all’intuizione di un giornalista. Ad appoggiare il progetto fin dall’inizio fu Louis Minart, caporedattore di Le Velo, quotidiano sportivo francese. Minart affidò tutta l’organizzazione al redattore che si occupava di ciclismo, Victor Breyer. Per prima cosa Breyer provò il percorso: dopo una giornata di pioggia, passata ad arrancare sulle strade in pavé, mandò un telegramma a Minart perché sospendesse quel progetto diabolico. «Sarà un pericolo per chi la corre» scrisse. Non fu ascoltato.

3 – Anche la Chiesa si oppose fermamente alla Roubaix, che inizialmente era stata messa in calendario il giorno di Pasqua: dunque, corridori e spettatori non avrebbero potuto andare a Messa. Gli organizzatori proposero allora di mettere a disposizione una cappella vicino alla partenza. La Messa però non fu mai celebrata: era impossibile infatti farla prima della partenza, fissata per le quattro del mattino.

 

 

4 – I belgi sono i corridori che l’hanno vinta più spesso: 55 volte su 112. Seguono i francesi con 28 successi, gli italiani con 13, poi olandesi (6), svizzeri (4) e irlandesi (2). A quota 1 ci sono Germania, Lussemburgo, Svezia, Moldavia e Australia.

5 – Non c’è un chilometro di salita nella terribile Roubaix. La caratteristica della corsa è il pavé, tratti di strada pavimentati con cubi di porfido o ciottoli tondi che frenano le biciclette e provocano continui sobbalzi e vibrazioni. I corridori dicono che sono necessarie un paio di settimane perché il fisico si riprenda dallo sforzo di una Roubaix. Quest’anno saranno 27 i settori con i ciottoli infernali, per un totale di 52,7 chilometri da percorrere sulle pietre (1600 metri in più rispetto all’anno scorso). L’edizione numero 113 dell’Inferno del Nord sarà lunga complessivamente 253 chilometri.

6 – La prima edizione della Parigi-Roubaix fu vinta dal tedesco Josef Fischer, che arrivò solo. Ci vollero più di 9 ore per coprire i 280 chilometri del percorso. La vittoria di Josef Fischer è l’unico successo tedesco registrato in 112 edizioni. L’ultimo italiano a vincere la Roubaix è stato il toscano Andrea Tafi, nel 1999. L’ultimo vincitore, un anno fa, è stato l’olandese Niki Terpstra.

 

 

7 – I settori di pavé sono numerati al contrario: il primo è il 27, poi decrescono fino al settore 1, l’ultimo. La difficoltà dei vari tratti di pavé è segnalata dal numero di stellette. Quest’anno sono tre i settori più difficili, contrassegnati da 5 stelle: la leggendaria Foresta di Arenberg (numero 18, a 95 chilometri dal traguardo, lunga in tutto 2400 metri), Mons-en-Pévèle (numero 10, a meno 50 dal traguardo, lungo 3 chilometri) e il Carrefour de l’Arbre (numero 4, a 17 km da Roubaix, 2100 metri).

8 – La Parigi-Roubaix verrà trasmessa in diretta tv su RaiSport1 a partire dalle 13 circa, mentre dalle 15.05 si potrà seguire anche su Rai3. La diretta su Eurosport (canale 210 di Sky) partirà alle 12.45.

9 – Quattro le vittorie a Roubaix del fuoriclasse belga Roger De Vlaeminck (1972, 1974, 1975, 1977); soltanto di recente è stato eguagliato dal connazionale Tom Boonen (2005, 2008, 2009, 2012), che però quest’anno non sarà al via per un infortunio. Si sono fermati a “soli” 3 successi il francese Lepize, i belgi Rebry, Van Looy, Merckx e Museeuw, il nostro Francesco Moser (tre vittorie consecutive: 1978, 1979,1980) e lo svizzero Fabian Cancellara, che pure mancherà quest’anno: si è rotto due vertebre pochissimi giorni prima del Giro delle Fiandre.

 

 

10 – È una corsa che ha poco a che fare col ciclismo: assomiglia a un rally in bicicletta, a un ciclocross per equilibristi. I corridori non conoscono vie di mezzo: o la amano, o la odiano. Vincerla ti cambia per sempre la vita, ma non necessariamente te la fa amare. Rimane celebre la definizione di Bernard Hinault, il campione bretone che vinse a Roubaix nel 1981: «Quella corsa è una porcheria».

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