tifoso e devoto

Addio a Valerio Angioletti di Ponte, era nel lager quando seppe delle Ghiaie

È scomparso alcuni giorni fa all'età di 97 anni. Ex soldato, marciatore, appassionato di musica e di Atalanta, era molto legato alla Madonna. Durante la prigionia, i nazisti censurarono una parte della cartolina sul miracolo, ma con un po’ di mollica riuscirono a far riaffiorare le righe

Addio a Valerio Angioletti di Ponte, era nel lager quando seppe delle Ghiaie
Ponte San Pietro e Isola, 26 Maggio 2020 ore 10:29

di Laura Ceresoli

«Era un uomo gentile, sempre pronto a regalare un sorriso accompagnato da parole cariche di preziosa saggezza. Hai lottato con tutta la tua grinta fino all’ultimo. Sarai in paradiso con tutti i tuoi amici alpini, atalantini e musicisti». Così la figlia Carla ricorda Valerio Angioletti, scomparso qualche giorno fa all’età di 97 anni. Ex soldato, marciatore, appassionato di musica e di Atalanta, era un signore molto devoto alla Madonna delle Ghiaie. Tornato sano e salvo dopo una dura esperienza nei lager, si recava a Bonate ogni settimana per ringraziare la Vergine.

Angioletti era nato il 21 aprile 1923 a Ponte San Pietro, dove ha vissuto per tutta la sua esistenza. Gli anni della seconda guerra mondiale furono per lui i più duri. Iniziò il servizio militare il 10 marzo 1942, nel 5° Alpini, come soldato semplice. L’8 settembre 1943 era di guardia in Alto Adige, quando i tedeschi presero d’assalto Fortezza e radunarono i soldati in un campo di patate. Insieme ai suoi compagni, fu rinchiuso per parecchi giorni in un vagone e trasferito in un lager nella zona di Kaisersteinbruck, per lavorare in una fabbrica di gomma. Sopravviva con ottanta grammi di pane, un cucchiaio di marmellata e una brodaglia alla sera. Se qualcuno si ammalava, veniva spedito altrove, in ospedale dicevano. Invece i malati finivano nelle camere a gas o nei forni crematori.

Valerio fu poi spostato in un campo a St. Polten, e successivamente al confine con l’Ungheria insieme ad altre migliaia di persone, dove scavava fosse anticarro. La morsa del gelo era insopportabile, persino la sua divisa si ghiacciava. Per non parlare della fame. Mangiava solo zuppetta di rapa, sempre che riuscisse ad accaparrarsela in tempo. Se il cibo finiva, si arrangiava con bucce di patata ed erba. Il 3 luglio 1944, gli consegnarono una cartolina giunta da Ponte San Pietro da parte della sorella Lina. In fondo c’era scritto «Di nuovo alle Ghiaie è comparsa la Madonna a una bambina di 7 anni». Ma i nazisti censurarono quella parte. Con un po’ di mollica di pane, un compagno di Angioletti riuscì a far riaffiorare le righe annerite della cartolina. Quando nel lager si diffuse la notizia dell’apparizione, trapelò un filo di speranza tra i prigionieri.

Il signor Valerio fu liberato in una prima fase dai russi, poi venne preso in consegna nella zona di Linz dagli americani. Quando rientrò in Italia alla fine di giugno del 1945, decise di approfondire la storia delle apparizioni e i suoi cari gli dissero di aver pregato tanto affinché lui potesse far ritorno a casa. Da quel momento anche lui si recò ogni settimana alla cappelletta delle Ghiaie di Bonate per ringraziare Maria. Un gesto di gratitudine che continuò a svolgere per tutta la vita.

L’articolo completo e altre notizie su Ponte San Pietro a pagina 29 di PrimaBergamo in edicola fino al 28 maggio, oppure sull’edizione digitale QUI.

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