Ma non ha mai usato un computer

Addio al trappista Robert Palladino Il calligrafo che ispirò Steve Jobs

Addio al trappista Robert Palladino Il calligrafo che ispirò Steve Jobs
Personaggi 08 Marzo 2016 ore 16:14

A volte i paradossi della storia sono davvero singolari: capita ad esempio che l’impostazione grafica della Apple, colosso dell’informatica ormai da decenni, sia stata ispirata da un monaco professore che non ha mai utilizzato un computer in vita sua. Si chiama Robert Palladino ed è scomparso il 26 febbraio scorso in Oregon, all’età di 83 anni. A 17 era già monaco trappista e studioso della calligrafia. Divenne col tempo un grandissimo esperto di questa arte antica e la insegnò per oltre vent’anni agli studenti universitari del Reed College di Portland. Nel 1972 intercettò anche la fervida immaginazione di un ragazzo che avrebbe lasciato gli studi di lì a poco: Steve Jobs.

 

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Il debito di Jobs. Come capita sempre in questi casi, quando una persona raggiunge il successo mondiale, si cerca di individuare le sue fonti di ispirazione. Jobs ha sempre riconosciuto Robert Palladino come uno dei suoi maestri, perché lo aiutò a capire i segreti tipografici, l’eleganza delle lettere e del design, nonché a individuare il tipo di carattere migliore per la sua azienda. «Appresi da lui che cosa fossero i serif (i caratteri tipografici con i tratti terminali detti “grazie”, ndr), quanto fosse importante lo spazio tra le lettere e come raggiungere la bellezza tipografica», dichiarò Jobs nel discorso del 2005 ai neolaureati di Stanford. «Fu un’esperienza bellissima che mi portò a esplorare tematiche storiche ed estetiche in modo slegato dalla scienza e quindi fascinoso. Dieci anni più tardi, quando stavamo progettando il primo Macintosh, quegli insegnamenti mi tornarono in mente. Così il Mac fu il primo computer ad avere bellissimi risultati grafici. E se non fossi entrato quasi per caso nell’aula di quel corso universitario, il Mac non avrebbe avuto i font spaziati in modo proporzionale, che poi sono stati copiati da Windows».

No al computer. Nonostante i grandi successi di un suo allievo nel campo dell’informatica, padre Palladino è sempre rimasto fedele alla pagina di carta e al suo pennino. Non ha mai posseduto né utilizzato un computer: «Ho una mano, ho una penna, e mi basta così», diceva ai visitatori del suo laboratorio, secondo quanto riferito dal New York Times. Anche verso Jobs ha sempre mantenuto un atteggiamento poco compiaciuto; tre anni fa, in un’intervista al Catholic Sentinel ha così commentato: «Jobs? Era un ragazzo piacevole». Nel 2013 non andò nemmeno al cinema a vedere il film su Steve (il primo dei due, Jobs di Joshua Michael Stern) in cui era presente egli stesso come personaggio.

 

 

La vita. Ma la vita di Robert Palladino non è stata di certo piatta e monotona. Nato nel 1932 ad Albuquerque (nel New Mexico), era nipote di un tagliapietre e architetto emigrato dall’Italia per la costruzione della cattedrale di Santa Fe. Nel 1950 entrò nel convento dei monaci trappisti di Pecos; ben presto divenne un principale calligrafo del monastero. Fu ordinato sacerdote nel 1958, ma rimase scontento delle riforme del Concilio Vaticano II in ambito monastico e quindi nel 1968 lasciò i trappisti. A quel punto si dedicò completamente alla sua passione per l’arte calligrafica, che perfezionò con padre Edward Catich. Intanto aveva iniziato da qualche anno a insegnarla al Reed College, dove conobbe Jobs; proseguì fino al 1984, anno della pensione. Il suo corso era considerato il più avanzato degli Stati Uniti nel ramo degli artisti, tipografi e designer. In seguitò Robert si sposò ed ebbe un figlio, ma alla morte della moglie tornò alla vita sacerdotale, senza abbandonare però la calligrafia, che continuò a praticare e a insegnare nelle università, per passione.

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