Alfano, il sacco di Roma e la persecuzione degli atalantini

20 Febbraio 2015 ore 10:15

È ufficiale: toccato il fondo, c’è sempre qualcuno che comincia a scavare. I barbari olandesi che hanno sfregiato impuniti il cuore di Roma, ne sono solo l’ultimo esempio in ordine di tempo. Le immagini delle oscene devastazioni in Piazza di Spagna e a Campo de’ Fiori hanno fatto il giro del mondo. L’apparato di sicurezza nella capitale, in occasione di una partita di calcio, ancora una volta è risultato inadeguato, sprovveduto, incapace di prevenire l’assalto dell’orda di delinquenti ubriachi calati da Rotterdam, così come il 3 maggio dell’anno scorso era risultato inadeguato, sprovveduto, incapace di prevenire l’assalto della furia criminale scatenatasi prima della finale di Coppa Italia e di cui è rimasto vittima Ciro Esposito, spirato dopo cinquantatré giorni di straziante agonia.

Ora come allora, dopo la solita, barbosa, fluviale ondata di indignazione verbale e di parole inutili dettate alle agenzie (Renzi ha esatto le scuse dei barbari e da Rotterdam ci dicono che i barbari se la stiano facendo letteralmente sotto) la domanda è sempre la stessa: chi paga? Non soltanto i danni al patrimonio artistico della capitale, alla Barcaccia  appena restaurata, ai negozi e agli esercizi pubblici devastati dai gentiluomini dei Paesi Bassi (a proposito: gli austeri rappresentati politici degli stessi sono coloro che in ambito Unione Europea reclamano il rispetto delle regole), agli autobus dell’Atac.

Chi paga nella catena di comando dell’ordine pubblico? Di chi è la colpa di quest’altra Caporetto? Il Ministro degli Interni quando si dimette? E il Questore e il Prefetto di Roma non hanno nulla da dire?

Dopo i fatti di Roma, immediato viene l’accostamento alla persecuzione della tifoseria atalantina che da tre mesi non può seguire in trasferta la squadra di Colantuono con le temibili armi di distruzione massa che rispondono al nome di pane e salame e vino della Valcalepio, detenute dalle famiglie nerazzurre messe al bando. Come al bando sono i barbari bergamaschi della Curva Nord che allo stadio non possono entrare, anche se hanno regolarmente comprato il fatidico voucher. Come fuori dallo stadio, sino alla gara con l’Inter che ha registrato lo straccio di tremila paganti, erano rimasti i non possessori della tessera del tifoso.

Alfano dovrebbe fare solo una cosa, istruendo gli zelanti sottoposti affinché si adeguino. Usando il lessico del suo premier, l’ex delfino di Berlusconi dovrebbe chiedere scusa all’Atalanta e a Bergamo. Subito dopo essersene andato. E adesso, dopo quanto è successo a Roma, stiamo a vedere se il Signor Prefetto di Bergamo avrà ancora il coraggio di non revocare il bando in vista della gara con la Sampdoria. Lo stadio Achille e Cesare Bortolotti deve essere aperto a tutti. Ora basta.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia