La notte della Coppa

Germania campione del mondo, arrivederci a Russia 2018

Germania campione del mondo, arrivederci a Russia 2018
12 Luglio 2014 ore 10:20

La Germania è campione del mondo, e alla fine è una vittoria così razionale e scontata da sembrare la più giusta. Stende l’Argentina, «che più di questo non poteva dare» dirà alla fine Mascherano, gli occhi umidi, l’aria triste. «Un dolore per tutta la vita». E’ bastato il gol di un ragazzo nato nel 1992, Mario Goetze, figlio della Germania nuova, unita e ora indivisibile, figlio di un professore universitario, che l’anno scorso avrebbe voluto regalare la finale di Champions al Borussia, ma all’ultimo aveva dato forfait e la partita contro il Bayern non l’aveva giocata. Quella di Rio de Janeiro è la sua notte. Un Messi alla fine ha vinto, ma non Leo, quello vero, che tutti aspettavano: Goetze, appunto, che quando era piccolo veniva chiamato proprio così. Al 113′ minuto Schürrle accelera sulla sinistra, milioni di tedeschi lo spingono in un soffio magico, scodella una palla in mezzo, Goetze la stoppa di petto e al volo infila l’unico gol della partita: quello della vita. Basta a regalare la coppa ai tedeschi 24 anni dopo, ancora contro l’Argentina.

Non può essere un caso quello della Germania. E’ dal 2002 che la nazionale tedesca arriva almeno in semifinale, traguardi ottenuti grazie a un lavoro certosino, passato per una rifondazione totale del sistema calcio. E infatti quella che ha alzato la coppa al Maracana è una squadra composta da under 25, per lo più ragazzi con qualche rara eccezione autorevole. Klose su tutti, che è il miglior cannoniere della storia dei mondiali. «In una partita così serrata, quando si ha la possibilità di segnare si deve segnare. Abbiamo mancato di efficacia», ha detto il ct argentino Alejandro Sabella dopo la sconfitta. E’ ha ragione. L’Argentina non ha avuto una, ma due, forse tre nitide palle-gol. Certamente le più clamorose con Higuain e Palacio, che hanno sbagliato. Un’altra con Messi, ma ha strozzato il tiro. Gettarle al vento è stato il preludio al successo dei tedeschi. Che rischiano, sì, e tanto. Prima della gara Khedira si fa male e al suo posto gioca Kramer. Ma il destino aveva già deciso i suoi interpreti e, quando si fa male, Loew butta dentro Schürrle, che farà l’assist del gol dell’incontro e che regalerà la quarta coppa della storia alla Germania.

L’Argentina gioca una partita commovente. Appesantito e stanco, Messi – che ha vomitato a bordocampo all’inizio del secondo tempo – ha comunque corso e rincorso. Gli avversari e se stesso. Lo ha fatto da Messi e non da Maradona, e probabilmente la girandola dei paragoni finirà in questa notte brasiliana. Per sempre. Ma agli argentini serviva un capro espiratorio. I media hanno già trovato il colpevole di questa sconfitta che, anche nel punteggio (1-0), è simile a quella nel 1990 a Roma. E il colpevole è Nicola Rizzoli, l’arbitro che adesso viene definito “il Codesal italiano” o “la reincarnazione di Codesal”. Sull’edizione on-line di Olè, Rizzoli viene paragonato al direttore di gara messicano che nella finale dell’Olimpico concesse un rigore molto dubbio alla Germania, poi trasformato da Brehme. La colpa di Rizzoli sarebbe stata quella, secondo gli argentini, di non aver concesso un penalty secondo loro chiaro quando Neuer uscendo di pugno è andato ad impattare su Higuain, finito a terra in area.

Ma la verità è che la Germania è una squadra migliore, più forte, e non solo per i 7 gol rifilati ai padroni di casa del Brasile. Dopo novanta minuti tiratissimi, ai supplementari l’Argentina ha ceduto, mollato il colpo, e ha perso. “Coppa eccoti qua finalmente!”, titola la Bild riferendosi alla prima coppa conquistata dai tedeschi dopo la riunificazione. L’ultima se la aggiudicò la Germania Ovest nel ’90, il muro era caduto, ma le Germanie erano ancora due. Oggi è diverso. Alla Porta di Brandeburgo la folla esplode. Sono più di un milione già prima della partita, anche se i dati ufficiali parlano di 300 mila tifosi lungo il Fanmeile. Intanto la cancelliera Merkel, pantaloni bianchi e giacca di lino rosso pastello, abbraccia uno a uno i nuovi campioni. Le formalità si inebriano di euforia. Neuer promette che farà festa “cinque settimane”. Klose giura di scatenare “la bestia che c’è in me”. Goetze scherza: “E’ stato il Mariocanazo”. I tifosi cantano il “po po po po po”, e il Cristo Redentore osserva. C’è un’immagine finale che racchiude il senso di questo successo tedesco. I giocatori, ancora sul palco d’onore, si passano la coppa. Uno dopo l’altro la alzano, e tutti esultano. Il privilegio del capitano lascia spazio al collettivo. Quella della Germania è la vittoria del gruppo, e mai come in questo caso è l’unica verità.

Sono così finiti i Mondiali di calcio in Brasile: i prossimi si giocheranno tra quattro anni, nel 2018, in Russia.
I NUMERI

Germania-Argentina 1-0
113′ Goetze

Attacchi totali
Germania: 64
Argentina: 30

Conclusioni totali
Germania: 10
Argentina: 10

Passaggi completati
Germania: 736
Argentina: 416

Cross
Germania: 27
Argentina: 14

Punizioni
Germania: 18
Argentina: 23

Possesso palla
Germania: 60%
Argentina: 40%

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