63 anni, viene dal Maine

La prof migliore al mondo che fa leggere 40 libri all’anno

La prof migliore al mondo che fa leggere 40 libri all’anno
17 Marzo 2015 ore 11:03

E venne il giorno delle prima premiazione del premio Nobel per l’insegnamento, vinto da una simpatica maestra americana Nancy Atwell. Si è svolta negli scorsi giorni a Dubai la cerimonia per la consegna del primo Global Teacher Prize, che, oltre alla fama per essere il primo vincitore in assoluto del neo riconoscimento, garantiva un premio di 1 milione di dollari a rate per dieci anni, da donare al docente che avesse dato un notevole contributo allo sviluppo della professione. A spuntarla è stata una maestra di 63 anni del Maine (USA,) che nel 1990 ha fondato una scuola per l’insegnamento e l’apprendimento ad Edgecomb, un piccolo paesino di circa 1300 abitanti.

Il premio. La Varkey Gems Foundation è il settore che si occupa delle attività filantropiche e culturali della Global Education Managemente System (Gems) Limited, colosso internazionale dell’educazione privata, fondata a Dubai nel 1959 da K.S. e Mariama Varkey, due professori indiani. La sede della fondazione è a Dubai, ma gli uffici sono ubicati in ben 10 paesi, dagli Stati Uniti a Singapore, mentre le scuole da loro gestiste contano circa 150 mila studenti e 11 mila docenti, suddivisi tra scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola secondaria. L’idea di istituire un premio per il miglior insegnante del pianeta è venuta a Sunny Varkey, figlio dei fondatori, quando lesse in ottobre i resoconti del Global Teacher Status Index, ovvero il primo documento che cercava di mettere a confronto l’operato dei professori di 21 Paesi.

Scopo del riconoscimento. L’obiettivo del premio è quello di valorizzare quei professori che rendono speciale e diverso il modo di insegnare, senza fare distinzioni tra chi ha a disposizione strumenti più evoluti. Tra i requisiti per candidarsi c’era infatti l’uso di pratiche didattiche innovative ed efficaci, utili per migliorare l‘accesso a un’istruzione di qualità rivolta a tutti, oltre a segnalazioni da parte di alunni, presidi, colleghi e famiglie, risultati extra-scolastici, contributi a dibattiti pubblici sull’importanza dell’insegnamento (documentati con articoli su blog o giornali) e attività svolte per incoraggiare i giovani a diventare nuovi docenti. Sono state ben 5mila le iscrizioni iniziali fatte pervenire al Comitato organizzatore del premio da 127 paesi, e dopo una prima cernita fatta in dicembre, che ha portato a 50 nomi tra cui 2 italiani, si è arrivati ai 10 finalisti invitati a Dubai per la cerimonia di premiazione.    

 

Nancie Atwell, Bill Clinton, Mohammed bin Rashid Al Maktoum

 

La vincitrice. Nancy Atwell è riuscita ad avere la meglio su tre candidati americani, un britannico, un docente di Haiti, due africani e due asiatici. Poco prima della consegna del “trofeo” l’ex presidente USA e finanziatore del premio Bill Clinton ha voluto sottolineare che «il vero scopo del premio è quello di risvegliare l’attenzione del mondo verso gli insegnanti». Classe 1952 la Atwell, oltre ad essere una famosa scrittrice di libri educativi, è stata insegnate di inglese presso un laboratorio di scrittura e lettura americano. Nel 1990 ha fondato il Center for Teaching and Learning, dove i ragazzi possono scegliere tutti gli argomenti di cui vogliono scrivere e leggere («I miei ragazzi leggono almeno 40 libri l’anno: li scelgono loro liberamente da una libreria che aggiorniamo continuamente con più di 10.000 titoli l’anno. Sono loro a dirmi cosa vogliono leggere, di cosa vogliono scrivere ed imparano a farlo»).

Il 97% dei suoi studenti sono andati all’università. Oltre ai 40 libri letti in media all’anno, gli studenti che frequentano il Centro di Nancy imparano a scrivere in maniera brillante e fantasiosa (13 generi diversi di scrittura): moltissimi di questi alunni sono diventati in seguito autori conosciuti e il 97% di quelli che hanno frequentato l’istituto si sono poi iscritti all’università. Ora, con i soldi vinti grazie al premio, dovrà dimostrare di saper impostare una nuova progettualità futura che contribuisca allo sviluppo del metodo educativo, partendo dall’esperienza del suo Centro, ma ciò non la spaventa: «Ho cambiato il modo di insegnare senza chiedere il permesso a nessuno. Amo la mia vita di insegnante e amo lavorare coi giovani, con la soddisfazione di sviluppare nuovi metodi di approfondimento che trasformino la loro vita e quella degli altri».

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