Atalanta, è un annus horribilis Su la testa, Colantuono

16 Febbraio 2015 ore 03:50

Banti, d’accordo. Infatti stiamo parlando di uno dei peggiori arbitri in circolazione da troppo tempo (il disastro è che molti  suoi colleghi rivaleggino con lui, però non ditelo a Nicchi sennò vi dà dei sovversivi). Eppure, dopo avere perso per 4-1 in casa contro l’Inter, la pessima direzione di gara non può essere né un alibi né un’attenuante perché la sconfitta è stata meritata e netta. Certo, se Benalouane la prossima volta non lascerà la squadra in dieci per quasi tutto il secondo tempo, vorrà dire che avrà imparato la lezione. Ma ci sono anche altri problemi, di ordine atletico e soprattutto psicologico.

Contro l’Inter, l’Atalanta ha ballato solo un tempo, il primo, rimontando con orgoglio il gol sul dubbio rigore concesso da Banti. Purtroppo, Maxi Moralez  è stato costretto a uscire nell’intervallo ed è stato sostituito dall’ombra di Denis, la cui stagione sulle montagne russe riflette quella della squadra. Nella ripresa, la seconda perla di Guarin ha schiantato i nerazzurri e, a preoccupare, sono stati anche il loro calo fisico e la resa anticipata. Inoltre, ci sono motivazioni psicologiche non meno rilevanti e Pierpaolo Marino l’ha bene evidenziato prima della partita di ieri.

Sono tre mesi che l’Atalanta deve lottare in campo e fuori dal campo, dove si è creata una situazione scandalosa che deve finire. Il divieto di seguire la squadra in trasferta scadrà venerdì, in occasione dell’anticipo con la Juve; le cinque partite interne consecutive senza il cuore della Curva Nord hanno pesantemente influito sul morale dei giocatori costretti a muoversi in uno stadio acquario. Si aggiunga la criminalizzazione di un’intera città e di un’intera tifoseria nel fragoroso silenzio di un sindaco, invece prontissimo a catapultarsi da Alfano all’indomani di Atalanta-Roma e incapace di proferire verbo su una situazione senza precedenti.

L’ultima mazzata, a proposito di criminalizzazione, è stato il coinvolgimento di Colantuono e Zamagna nell’inchiesta sulle scommesse. Un avviso chiusura indagini è stato trasformato in un verdetto di colpevolezza dai soliti moralisti un tanto al chilo, bergamaschi e non, che manco hanno letto le migliaia di pagine della monumentale indagine cremonese, ma hanno già sputato la loro sentenza.

All’allenatore dell’Atalanta, Bergamopost l’ha detto subito e lo ripete ora: su la testa, Colantuono. Lei è una persona per bene e in lei crediamo. Comprendiamo bene lo smarrimento e l’amarezza che l’hanno assalita in questi giorni, ma tenga duro. E’ un annus horribilis questo, eppure, lei e l’Atalanta ne uscirete a testa alta. Bisogna crederci sino alla fine.

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