A Bergamo c’è l’apartheid per gli ultrà dell’Atalanta

13 Febbraio 2015 ore 10:30

A occhio e croce, il Prefetto di Bergamo ha qualche problema con una cosa che si chiama tempismo. Prima chiude lo stadio ai tifosi atalantini non possessori dell’omonima tessera, per cinque partite consecutive a rischio zero (Avellino, Cesena, Palermo, Chievo, Cagliari). Poi riapre a tutti perché arriva l’Inter, ma non agli sfortunati possessori del voucher in Curva Nord e in Curva Sud, intitolate a Chicco Pisani, di cui abbiamo appena ricordato il diciottesimo anniversario della scomparsa insieme con la fidanzata Alessandra e Piermario Morosini.

Sei atalantino, possiedi il voucher regolarmente pagato, ma ti azzardi a frequentare le curve dello stadio di Bergamo? Stai fuori e basta. L’ha deciso il rappresentante di quello Stato che non ci ha ancora raccontato chi e come abbia scatenato gli incidenti del 22 novembre dopo Atalanta-Roma, chi ne sia stato il responsabile. Lo stesso Stato che non ha usato la stessa mano pesante in altre città, a cominciare dalla capitale. Lo stesso Stato che non ha ancora spiegato ai genitori di Ciro Esposito chi abbia ucciso loro figlio, ferito il 3 maggio scorso mentre andava all’Olimpico di Roma per assistere a Napoli-Fiorentina e spirato dopo cinquantatré giorni di straziante agonia.

Intanto, a Bergamo è nato un nuovo ghetto a cielo aperto, all’esterno dell’impianto dove gioca l’Atalanta. Forse ancora non lo sa il taciturno sindaco che su questa vicenda scandalosa non ha spiccicato una parola per far sapere da che parte stia. Magari, domenica, anziché in tribuna d’onore potrebbe fare un giro dalle parti di Viale Giulio Cesare, così si rende conto di persona. A Bergamo per gli ultra dell’Atalanta c’è l’apartheid.

È normale tutto questo? È giusto tutto questo? No che non è normale. No è che non è giusto. E, se ci è voluto un mese e mezzo per convincere il Prefetto a fare retromarcia senza avere il coraggio di andare sino in fondo, possiamo assicurare che Bergamopost continuerà a protestare contro un provvedimento discriminatorio che penalizza l’Atalanta e tutti i suoi tifosi. Anche quelli che nello stadio entrano, ma sono solidali con chi deve stare fuori. I bergamaschi hanno la testa dura. E non dimenticano.

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