Le dimissioni dopo 13 anni

Berlino meno povera e più sexy Finisce l’era del sindaco Wowereit

Berlino meno povera e più sexy Finisce l’era del sindaco Wowereit
27 Agosto 2014 ore 18:01

Berlino è molto grande, un po’ triste. E bella. Il suo sindaco, Klaus Wowereit, il 26 agosto ha convocato i giornalisti e annunciato che lascerà l’incarico l’11 dicembre, un anno prima della fine del mandato e dopo tredici anni. Durante i quali ha cambiato il volto della capitale tedesca.
La decisione arriva forse a seguito della mancata realizzazione dell’aeroporto. Forse – più probabilmente – a seguito di un più ampio fallimento amministrativo, determinato anche da una cattiva gestione delle risorse economiche. Non il primo, sostengono in tanti: il Tagesspiel propone un’analisi dei punti critici ancora aperti che il successore del sindaco uscente dovrà risolvere. “Wowereit va, i problemi restano”, titolano; lui risponde: «Ich liebe Berlin», Io amo Berlino.

Chi è Klaus Wowereit. Nato a Berlino – quella ovest – sessant’anni fa, frequenta la Freie Universität e diventa avvocato. Entra giovanissimo nel Partito socialista tedesco (SPD), la grande fazione politica all’opposizione rispetto all’Unione Democratica Cristiana (CDU), cui appartiene la Cancelliera Angela Merkel. Nel 2001 diventa il sindaco di Berlino, carica che ha ricoperto ininterrottamente fino ad oggi.

Ha cambiato il volto della capitale. Durante il suo mandato, la metropoli ha vissuto una trasformazione epocale. Una rivoluzione già intuibile, del resto, da quando, in conclusione alla sua candidatura alla carica di sindaco, concluse il discorso dichiarando senza giri di parole la sua omosessualità. «Sono gay e va bene così». Fu il primo politico di rilievo nazionale a fare outing. Vinse le elezioni.

Durante questi tredici anni, anche grazie alla sua visione, la capitale tedesca è diventata una città giovane, affascinante e tollerante. Centinaia sono le persone che si trasferisco qui in cerca di un posto dove vivere. Lontani dallo stereotipo arrugginito del tedesco mangiacrauti. «Berlin ist kein Deutschland», si sente dire oggi: Berlino non è Germania.

«Berlino è povera, ma sexy». C’è una frase che più di tutte ha reso famoso Wowereit e il suo modo di intendere (amare?) Berlino. Poche parole che, meglio di qualsiasi guida turistica, sanno riassumere lo spirito della città: «Berlin ist arm aber sexy», Berlino è povera ma sexy.

Povera. Berlino è una città povera rispetto alla media della Germania. Oggi, infatti, è quella con il debito più alto del Pease. I berlinesi hanno un reddito pro capite inferiore di quasi il 20 percento rispetto ai connazionali e i livelli di disoccupazione sono quasi il doppio rispetto al 6,5 percento del resto del Paese. Eppure, ogni giorno 435 persone si traferiscono a Berlino: in totale sono quasi mezzo milione quelli che hanno preso la residenza. Provengono da 185 Paesi del mondo.
Tuttavia, sotto la guida di Wowereit, la città si è fatta strada con onore. Con un tasso di crescita medio del 2,5 percento tra il 2005 e il 2012  (ben più alto dello 1,5 percento della media nazionale), tra il 2006 e il 2013 la capitale ha creato più di 200 mila posti di lavoro e la percentuale di disoccupazione è stata quasi dimezzata, passando dal 17 al 9,9 percento.

Sexy. A parte il fatto che a Berlino ci sono più venditori di kebab che a Instanbul (1600 in tutto), le sue bellezze artistiche e culturali e la rivoluzione Wowereit hanno fatto sì che, dal 2010 al 2013, il numero dei turisti aumentasse da 20 a 27 milioni. La superano soltanto Parigi e Londra. Del resto, qui si trovano ristoranti antichi – il più vecchio ha quattrocento anni, si chiama Zur Letzten Istanz -, tre teatri d’opera – cosa unica al mondo – e il grande magazzino più vasto dell’Europa continentale – il KaDeWe, 60mila metri quadrati di shopping -. C’è un fascino silenzioso e storico, tra le vie della città, in cui pare che si nasconda un milionario ogni 6mila abitanti e dove hanno passeggiato, dalla fine della seconda guerra mondiale, sei diversi presidenti statunitensi. E un fascino vitale, invece, che corre attraverso la capitale, sulle 198 linee di autobus e nei club berlinesi, dove in un anno ballano oltre 3 milioni di persone. Intanto, continuano ad arrivare giovani talentuosi, tra start up tecnologiche e malinconica seducente vita da studenti.

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