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Il birrificio Monangi a Dalmine di Angelo, diversamente astemio

Il birrificio Monangi a Dalmine di Angelo, diversamente astemio
15 Dicembre 2017 ore 07:30

Negli ultimi anni i birrifici artigianali sono diventati una realtà affermata nella nostra provincia. Sono quasi una ventina i produttori della nota bevanda al luppolo presenti a Bergamo. Un mercato in crescita e sempre più richiesto non solo dagli appassionati del genere, ma anche da semplici curiosi, desiderosi di assaggiare un prodotto migliore e di qualità.

Angelo Ghilardi con il suo birrificio Monangi è tra gli ultimi arrivati nel settore, ma si distingue per qualità e passione, nella cura del locale e nell’intrattenimento proposto. Un amore nato nell’estate 2010, quando Angelo intraprende un viaggio in Messico con la compagna: «Ero in vacanza con mia moglie e ci aspettava una giornata in mare. Premetto che ero astemio. Non bevevo abitualmente birra e il mio consumo di alcolici si limitava al brindisi di Natale. In quell’occasione eravamo in barca per una gita e l’unica bevanda fresca presente era la Corona, famosa birra messicana molto beverina. Ho così scoperto un mondo che mi era sconosciuto. Al mio ritorno a casa sono venuto a conoscenza che la birra si può produrre in maniera artigianale, partendo dalle materie prime. E mi sono messo al lavoro».

Come sono nate le prime cotte?
«Ho iniziato un po’ come tutti, partendo praticamente dal pentolone di casa. All’inizio era un hobby che poi nei mesi a venire mi ha coinvolto sempre di più, appassionandomi. Tanto che ho lasciato un posto di lavoro a tempo indeterminato per intraprendere questa avventura, grazie anche all’aiuto della mia compagna e di validi collaboratori che tuttora mi assistono».

 

 

Qual è stato il tuo percorso formativo?
«Ho frequentato dei corsi a Perugia, presso l’Università della Birra. Sono stati giorni di nozioni pratiche e teoriche, una base fondamentale per iniziare questo lavoro. La mia carriera di Mastro Birraio è breve, ad oggi mi ritengo più un tecnico della birra. Tuttora sto imparando i trucchi di questo lavoro. Per ritenersi Mastro Birraio servono anni d’esperienza e una profonda conoscenza della “chimica della birra”. I corretti bilanciamenti per proporre un prodotto di qualità richiedono tempo, pazienza, una lunga esperienza e naturalmente l’amore per la birra».

Come è nato il Monangi Brew Pub?
«Individuata l’area giusta è stato un lavoro di squadra, che ha coinvolto architetti e falegnami. La scelta dell’arredamento, la disposizione e il look sono stati ponderati sulla base delle idee mie e della mia compagna. Chi ci ha supportato ha capito il nostro stile e quello che avevamo in mente. Monangi non è solo un birrificio, ma un brew pub. Proponiamo con le nostre birre un menù italiano, una pizzeria con forno a legna, una burgeria e naturalmente panini, piadine e taglieri».

Cosa ti soddisfa maggiormente nel tuo lavoro?
«La soddisfazione di fare qualcosa che amo e che apprezzo. Un altro dei piaceri del mio lavoro è stato trovare persone come i ragazzi del mio staff, veramente in gamba e disponibili. Questo ha creato un gruppo affiatato e amichevole, emozioni che poi vengono trasmesse anche alle persone che passano a trovarci al Monangi».

Consiglieresti di intraprendere questo mestiere?
«Sì. È una bella avventura, nonostante richieda dei sacrifici. L’ideale per chi inizia è mettersi in gruppo, in modo da dividere il peso dei lavori e le spese iniziali, ammortizzando i costi all’inizio elevati».

 

 

Descrivi brevemente le tue birre.
«Oggi la nostra produzione vanta sei tipologie diverse di birra. Ad ognuna di esse abbiamo assegnato un nome particolare, legato a persone o circostanze inerenti al Monangi Brew Pub. Abbiamo Angela, una dubbel belga, scura, ricca e moderatamente forte. C’è poi Astemia, che prende il suo nome dal mio stato precedente, prima di conoscere la birra. Ha una gradazione di 5 gradi e un colore biondo paglierino. Troviamo Martina, una birra di tipologia Schwarze che prende il suo nome da una bambina che viene spesso nel locale con i genitori. Segue poi la Mogir8, una birra blanche con un leggero aroma di miele e un sentore di agrumi. Nascosto nel suo nome troviamo quello della mia compagna di vita e di avventura: Monica Girotto. La quinta birra è una American Pale Ale ed è stata ribattezzata Monte Nevoso 23, per celebrare il luogo dove sorge Monangi. L’ultima birra, la sesta, sta ancora riposando… È una birra alle castagne e verrà servita dai primo giorni di dicembre».

Progetti futuri?
«Continueremo la nostra avventura, così come abbiamo fatto finora. In futuro ci piacerebbe creare una festa della birra a Dalmine. Organizzare una sorta di “evento birraio”».

Angelo e il suo staff ci aspettano al Monangi Brew Pub, in via Monte Nevoso 23, a Dalmine. La struttura conta più di cento posti a sedere e le aperture sono dal mercoledì alla domenica, dalle ore 18 fino alle 2. Naturalmente la birra non manca.

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