Nel 2014 ha guadagnato più di Bombassei

Chi è il Marchionne della Brembo dietro al 2015 veramente super

Chi è il Marchionne della Brembo dietro al 2015 veramente super
Personaggi 05 Marzo 2016 ore 04:00

Giovedì 3 marzo, il Consiglio di amministrazione del Gruppo Brembo ha approvato il bilancio 2015 e i numeri sono assolutamente da record. «Fatturato e utili da primato, forte accelerazione dei margini, dividendi più ricchi, crescita su tutti i mercati principali e in tutti i settori di attività, titoli ai massimi. Si può riassumere così il 2015 di Brembo», scrive Il Sole 24 Ore nell’analisi dei conti dell’azienda bergamasca diventata, negli anni, leader mondiale negli impianti frenanti per veicoli e specializzata nel settore moto e auto ad alte prestazioni.

 

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Numeri da record. A parlare, come detto, sono i numeri: il fatturato ha superato quota 2 miliardi (precisamente 2 miliardi e 73,2 milioni di euro), il 15 percento in più rispetto al 2014; l’utile netto è schizzato a 184 milioni di euro, in crescita del 42,5 percento. Eccellente miglioramento anche dei margini, con quello operativo lordo (il cosiddetto Ebitda, che altro non è che l’utile dell’esercizio al lordo di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti) arrivato a 359,9 milioni (più 28,6 percento) e quello al lordo di interessi e imposte (l’Ebit) a 251,3 milioni (più 40,8 percento). Bene anche gli investimenti netti, quantificati in 154,1 milioni, mentre l’indebitamento finanziario netto è sceso a 160,7 milioni rispetto ai 270,4 del 2014. Numeri che hanno fatto volare il titolo in Borsa, dove il 3 marzo ha messo a segno un balzo dell’11,27 percento toccando il valore di 43,04 euro, vicinissimo al record dei 44,68 euro raggiunti a fine 2015. La proposta di distribuzione del dividendo ordinario presentata in occasione dell’approvazione del bilancio è di 0,80 euro per azione.

Logica la soddisfazione di Alberto Bombassei, presidente del gruppo bergamasco: «Siamo particolarmente soddisfatti per i risultati dell’esercizio 2015, ottenuti grazie alla capacità dell’azienda di operare sui mercati di tutto il mondo, imponendosi come player globale. A questi risultati hanno contribuito sia le componenti italiane ed europee del business, sia quelle attive in altre geografie di riferimento come gli Stati Uniti e la Cina. Mi fa piacere ricordare che in Michigan tra pochi giorni avrà luogo la prima colata della nuova fonderia di Homer, mentre a breve, nell’area di Pechino, avranno inizio le attività relative all’acquisizione annunciata alla fine dello scorso anno. I dati relativi ai primi mesi dell’anno ci consentono di guardare al futuro con prudente ottimismo, anche a fronte delle emergenti sfide e nuove opportunità che caratterizzano il settore automotive in questo periodo».

 

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[Alberto Bombassei, presidente Brembo]

 

In 5 anni il titolo è cresciuto del 630%. Tanti sorrisi dunque in quel di Stezzano, ma già l’estate scorsa i numeri parlavano della Brembo come di una delle realtà imprenditoriali italiane migliori. Allora, infatti, l’Ufficio Studi de Il Sole 24 Ore aveva inserito i titoli dell’azienda bergamasca tra quelli «saliti a razzo ma con continuità, segno della buona salute reddituale delle società». In altre parole tra i migliori titoli italiani quelli che, negli ultimi 5 anni (in cui la crisi ha picchiato più duro), hanno realizzato performance di crescita superiori al 200 percento, fino ad arrivare anche al 700 percento. La Brembo, nello specifico, ha visto triplicare la sua redditività sul patrimonio netto e a fine 2014 si trovava all’invidiabile quota del 32 percento. Ma a lasciare a bocca aperta sono altri numeri: in 5 anni ha prodotto utili per 371 milioni e il suo titolo ha messo a segno in borsa, con una progressione quasi lineare, la bellezza del 630 percento nello stesso periodo di tempo. Numeri che la rendono, a ragione, una delle più sane e ricche realtà imprenditoriali d’Italia.

I manager più performanti d’Italia. Merito di una tale scalata è certamente del presidente Bombassei, del suo vice Matteo Tiraboschi, ma anche del CEO Andrea Abbati Marescotti. E proprio quest’ultimo è entrato di diritto nella top ten dei leader d’impresa italiani più performanti, la prima redatta nel nostro Paese da Harvard Business Review Italia in collaborazione con l’Insead di Fontainebleau. Per compilare questa classifica, i due istituti hanno tenuto conto di due variabili ponderate: il rendimento aggiustato per settore e l’andamento dell’azione della società in Borsa. La graduatoria comprende dunque soltanto le aziende quotate in Piazza Affari, prende in esame solo i risultati ottenuti dal 1995 (non sono disponibili le serie storiche dei rendimenti aggiustati per il periodo precedente) e non considera i manager in carica da meno di due anni e quelli che hanno avuto qualche problema con la giustizia per «evitare eventuali situazioni che possano avere avuto un effetto distorsivo sul mercato».

 

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Marescotti, il top manager della Brembo. Tra questi, come detto, spicca al settimo posto il nome di Andrea Abbati Marescotti, superato soltanto da alcuni grandissimi manager dell’imprenditoria e della finanza italiana quali Sergio Marchionne (primo), il candidato alla presidenza di Confindustria (supportato anche dagli industriali bergamaschi) Alberto Vacchi della Ima (secondo), Fabio De’ Longhi (terzo), Massimo Antonio Doris (Mediolanum, quarto), Piermario Motta (Banca Generali, quinto) e Giovanni Bossi (Banca Ifis, sesto). Marescotti è stato nominato Amministratore Delegato della Brembo nel giugno 2011, subentrando a Bruno Saita. In questo ruolo, l’ex CEO di UFI Filters, azienda leader nei sistemi di filtrazione per l’industria automobilistica, ha fatto crescere il rendimento totale per gli azionisti (rettificato per settore) del 163 percento, con una variazione positiva della capitalizzazione di mercato pari a 1,87 miliardi di euro.

Nato a Modena nel 1964 e laureato in Ingegneria Elettronica (un terzo dei manager della classifica sono laureati in Ingegneria), Marescotti ha maturato un’esperienza ventennale nel settore automotive del Gruppo Fiat ricoprendo ruoli di crescente complessità a livello internazionale. Dal 2009 al 2011, prima di passare alla Brembo, è stato CEO di UFI Filters, che proprio grazie al lavoro di Marescotti si è imposta sul mercato internazionale, espandendosi in particolar modo in Asia. L’ineccepibile lavoro di Marescotti l’ha reso, nel 2014, anche il 48esimo manager italiano più pagato tra quelli delle società quotate in Borsa: tra retribuzione e bonus, due anni fa Marescotti si intascò (al lordo delle tasse) oltre 1,5 milioni di euro, circa 20mila euro in più rispetto al vicepresidente Tiraboschi, fermatosi a 1,48 milioni di euro (57esimo nella classifica delle retribuzioni), e quasi 200mila in più di Bombassei (1,3 milioni, 67esimo). Soldi ben spesi, visti i risultati.

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