«Il passato è passato»

Dopo il buio, la luce: Masiello Un’intervista a tutto campo

Dopo il buio, la luce: Masiello Un’intervista a tutto campo
03 Marzo 2017 ore 07:00

Andrea Masiello, il passato?
«È passato».

Allora parliamo dell’oggi. Tipo di quello che è successo con la figlia di Pinilla dopo il gol contro l’Inter…
«Pazzesco. Avevo la palla tra le mani e d’istinto ho calciato forte per sfogare la gioia. Purtroppo è finita in tribuna e ho colpito in faccia la bimba di Pinilla. Una mira incredibile, pur senza volerlo» (ride, ndr).

Ottimi piedi. È per quello che cerca sempre di far partire l’azione da dietro?
«Credo che sia un po’ una mia caratteristica, mi piace giocare la palla. Se riusciamo a impostare l’azione dalla difesa, il vantaggio per la squadra è importante. Abbiamo un allenatore che su questo è bravo e insiste. I risultati sono molto positivi».

Restando sui piedi, a differenza di tanti suoi colleghi lei calza un semplicissimo paio di Lotto nerazzurre.
«Sono stato per molto tempo con Adidas, abbiamo terminato il rapporto e voglio ringraziarli. Tramite il mio procuratore sono venuto in contatto con la Lotto e siccome gioco nell’Atalanta ho scelto il nerazzurro. Se siamo in trasferta, ne ho una versione bianca ma la chicca è che sono senza lacci. Comodissime».

Le stanno portando bene: è il difensore con più presenze e minuti giocati.
«Io ho già lavorato con Gasperini per un anno e mezzo al Genoa, conoscevo i suoi metodi e quello che chiede al reparto arretrato. Nonostante questo, è sempre il campo a parlare: qui bisogna lottare, lavorare e meritare. Ci sono tanti ragazzi che danno il massimo ma tutti meriterebbero sempre di giocare. Il segreto è tutto qui».

 

 

Caldara è così forte?
«Sì, è forte. È stato molto bravo a sfruttare l’occasione che il mister gli ha concesso contro il Napoli. A Pescara dovevo scendere in campo ma non ero al top e quindi giocò lui: prese una traversa e poi segnò. Partita dopo partita si vede che può fare il titolare in A. È cresciuto ed è migliorato».

Vale la Juventus?
«Secondo me si. Ha la testa giusta, sa bene quanto è importante chiudere al meglio questa stagione provando a conquistare tutti insieme qualcosa di davvero grande».

E lei, invece, è davvero così forte?
«Sono sincero, caratterialmente mi sento molto forte. Dopo tutto quello che è successo, tornare a giocare a grandi livelli con l’Atalanta in Serie A è stato bello e importante: sapevo che la parte più difficile sarebbe stata quella mentale. Sopportare le critiche e tutto il resto. Tecnicamente ci sono periodi ottimi e altri magari meno ma nel complesso credo che in questa stagione io non abbia nulla da rimproverarmi. Di questo sono molto contento».

L’Atalanta può andare ancora più veloce?
«Lavoriamo e soffriamo tutta la settimana perché ci rendiamo conto che quando andiamo in campo arriviamo prima degli altri sulla palla, abbiamo nelle gambe la giocata giusta e, nel complesso, ne abbiamo di più. Se per arrivare a un traguardo importante e inaspettato come quello che, per scaramanzia, non voglio nemmeno nominare bisognerà fare tre mesi qui a Zingonia spingendo a mille, è giusto farlo».

State facendo qualcosa di enorme.
«Se ce la dovessimo fare, per parecchi di noi la carriera cambierebbe totalmente. Sarebbe una grande cosa per la società e soprattutto per l’ambiente: io non dimentico che qui c’è una tifoseria che quando per 14 partite non abbiamo vinto ci è sempre stata vicina e non ha mai smesso di sostenerci. Quest’anno la mentalità è cambiata, ce la giochiamo con tutti senza paura e credo che sia un approccio determinante».

 

 

Si può dire che state scrivendo la storia?
«Sì, assolutamente. Ho la percezione che stia accadendo qualcosa di grande. Abbiamo battuto il record di punti ottenuti nel girone di andata, non so quando un’altra Atalanta potrà ripetere questa impresa. Dobbiamo stare svegli e umili perché ci sono tante concorrenti per l’Europa, ma abbiamo scontri diretti in casa che saranno decisivi».

Passa tutto da quelle gare contro Milan e Fiorentina?
«Penso di sì. Siamo davanti e credo che sarà fondamentale preparare al meglio le gare chiave. Settimana dopo settimana».

Intanto lei ha già segnato tre gol.
«È il mio record personale, non li avevo mai fatti. Però almeno un altro penso e spero di farlo: me lo sono mangiato con l’Udinese, calciai male, e anche con il Palermo sono arrivato leggermente in ritardo. Non importa, ci riproverò».

Qual è stato il più importante?
«Ho segnato con l’Inter il gol del vantaggio e a Bologna quello che ha sbloccato il risultato, ma forse il più importante è stato quello del pareggio con il Torino. La gara si era messa male e l’abbiamo ribaltata in un momento decisivo».

Lei è marito e papà di due bimbe, ma si dice che ci sia un altro figlio in arrivo…
«È proprio così. Dovrebbe essere ancora una bambina, ma il 22 abbiamo la visita definitiva e lo sapremo con certezza. La nascita è prevista a luglio».

Dicono anche che lei sia un tipo tutto lavoro e famiglia.
«La mattina Matilde (6 anni) e Aurora (3 anni) vanno a scuola e mia moglie Alessandra si ritaglia un po’ di tempo per sé. Quando torno, anche se sono stanco, si gioca tutti assieme ed è il momento più bello».

 

 

La seguono la domenica?
«Come no, quando faccio gol la più grande e mia moglie si mettono a piangere dalla felicità. Mi guardano da casa perché le bimbe allo stadio un po’ si annoiano ma, quando vengono, o viene mio padre, è sempre una gioia».

Con il Cagliari, in tribuna, c’era proprio suo papà. Che rapporto ha con i suoi?
«Ottimo, sono il mio rifugio. Nel periodo buio mi sono stati vicinissimi papà, mamma e anche mia sorella più grande. Siamo uniti, ci teniamo molto al nostro rapporto e quando si può ci vediamo. Sabato babbo compirà gli anni e sarà allo stadio per la partita».

Masiello e gli amici: un’altra bella storia.
«Parto con un consiglio: gli amici bisogna saperli distinguere. Quando le cose vanno bene sono tutti al tuo fianco mentre quando capita il contrario ti volti e vedi solo quelli che sono tuoi amici per davvero. Io ho la fortuna di averne alcuni, siamo in quattro in tutto, ai quali sono molto legato. C’è chi conosco dall’infanzia, chi ho scoperto dopo giocandoci assieme, ma ci sentiamo spesso su WhatsApp e quando riusciamo ci vediamo».

Bergamo le piace?
«Molto. Devo ringraziare la città e la gente perché fin da quando sono rientrato ho sentito un calore davvero importante intorno a me. Non è facile da spiegare, ma quando sei in campo al Comunale avverti la spinta e il sostegno: a livello mentale sei sereno, se fai una buona giocata i tifosi esultano e se sbagli ti danno una mano. Io sento molto questa cosa e penso che sia fondamentale per un giocatore. Nei momenti belli e in quelli difficili: torno alle 14 giornate senza successi, lì si è visto quanto vale il nostro tifo».

Quanti punti vale lo stadio di Bergamo?
«Molti, non saprei quantificarli, ma il calore e la passione di chi viene al campo e ti trasmette la carica agonistica diventa determinante per la prestazione e il risultato».

 

 

Chi è il compagno che l’ha stupita di più?
«Ho parlato di Caldara ma anche Petagna merita menzione. A Rovetta abbiamo iniziato a scoprirlo, doveva capire i meccanismi e c’era concorrenza. È esploso alla grande, sta raccogliendo i frutti del lavoro sul campo ed è la dimostrazione che se dai fiducia ai più giovani i risultati alla lunga arrivano».

Chi vince il campionato?
«La Juventus, sono i più forti dal punto di vista mentale e tecnico».

E in Champions chi ci va?
«È una bella lotta. Il Napoli, di quelle davanti, è la più organizzata, ma hanno tante partite. Va detto anche che non c’è molto distacco tra la terza e la quarta, complessivamente dal secondo al sesto posto ci sono squadre vicine e tanti scontri diretti».

Le fa effetto guardare la classifica?
«Per forza, a volte non trovo l’Atalanta perché eravamo abituati a cercare a destra in basso, mentre ora siamo in alto a sinistra: roba da brividi. Quelle sopra non sono molto distanti, continuiamo a fare punti, non smettiamo di giocare e vediamo come va a finire».

Pensa di chiudere la carriera a Bergamo?
«Credo di sì. Ho un contratto fino al 2021 e qui mi trovo molto bene. Ci alleniamo in un posto che non ho mai visto in vita mia con sei campi, la società è seria e abbiamo uno staff completo con persone stupende a tutti i livelli. Se la società sarà dello stesso avviso, per me non ci sono problemi».

Da grande cosa vuole fare Masiello?
«Per ora non ci ho ancora pensato, però mi piacerebbe fare l’allenatore. C’è tempo, ora mi sento al massimo: nei due anni in cui ho lavorato da solo con il preparatore Del Nero mi sono forgiato nel corpo e nella mente. Probabilmente oggi raccolgo un po’ di quei frutti».

 

 

Masiello, Raimondi e Migliaccio sono le chiocce dello spogliatoio?
«Penso che i ragazzi vadano messi a loro agio, bisogna coinvolgerli. Una volta si entrava nello spogliatoio dei grandi quasi imbarazzati e invece oggi si cerca di buttarli subito nel pentolone. Una parola, un comportamento, una battuta e si rompe pian piano il ghiaccio. Qualcuno è più pronto, altri meno, ma sono tutti ragazzi intelligenti e il mix che si è creato è molto buono».

Alcuni di loro sono pieni di tatuaggi… Lei ha solo quello sul gomito?
«No, ne ho due. Sul braccio destro i nomi di mia moglie e delle due bambine, sul gomito sinistro invece ho una stella a 5 punte. Il nostro desiderio era quello di avere tre figli e abbiamo quasi completato l’opera. Oggi ci sono le iniziali mie, di mia moglie e delle bambine. A luglio aggiungerò la quinta lettera da una parte e il nome completo dall’altra. Conosco mia moglie dal 2005, ci siamo sposati nel 2009 e credo che sia una grande compagna e una grande mamma. Me lo ha dimostrato tantissime volte, nei momenti bui ma non solo».

A Masiello piace mangiar bene, dicono.
(Sorride, ndr) «Verissimo, il mio piatto preferito è il risotto alla Parmigiana che mi prepara sia mia moglie Alessandra che lo chef dell’Atalanta Gabriele, ma nel complesso seguiamo il nutrizionista e stiamo molto attenti. Se mangio un po’ di più vado subito fuori peso: sono goloso ma piuttosto che sgarrare mi mangio un dito».

Sentendola parlare, si capisce quanto la sua famiglia sia stata ed è importante per lei.
«Stiamo sempre insieme, ci piace passeggiare o stare a casa a guardare i cartoni animati, oppure andare a Leolandia o Gardaland. Poi ci sono i corsi di inglese e di nuoto, cerchiamo di essere sempre impegnati. Vi racconto il nostro rito: prima di partire per il ritiro, ci abbracciamo e ci diamo tre baci simultanei. Io e le mie donne. Ho anche un braccialetto nerazzurro che ha fatto mia figlia e indosso sempre prima delle partite».

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