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Dalla rivista "Nature"

Le cento ricerche scientifiche più famose e citate del mondo

Le cento ricerche scientifiche più famose e citate del mondo
Personaggi 04 Novembre 2014 ore 10:46

Magari siete uno scienziato, e allora non vale. Ma se non siete uno scienziato e avete voglia di passare il prossimo quarto d’ora nel più totale sconforto (se inclinate alla depressione) o nella più totale euforia (se vi trovate nel tratto alto della sinusoide dell’umore) allora potrebbe interessarvi la lista delle 100 ricerche più citate del mondo secondo la rivista Nature, una specie di Bibbia del settore.

Come funziona. I ricercatori, per il proprio lavoro, si fondano su ricerche precedenti, sia per evitare di farne un doppione, sia per metterle a confronto con altre, sia per non dover nuovamente dimostrare – nel corso delle loro argomentazioni – qualcosa che sia stato già chiarito una volta per tutte. Sia, infine, per dimostrare che qualcosa che sembrava accertato è in realtà falso, valido solo entro certi limiti, o solo a date condizioni. Nessuna ricerca seria può – insomma – fare a meno di richiamarne altre.

A beneficio di tutti gli scienziati del mondo, mezzo secolo fa tale Eugene Garfield pubblicò lo Science Citation Index (SCI), primo tentativo sistematico di tenere sott’occhio i richiami bibliografici nella letteratura scientifica. Per celebrare l’anniversario, la rivista Nature ha chiesto alla fondazione Thomson Reuter’s – attuale titolare dello SCI – di indicare i titoli e gli autori delle 100 pubblicazioni più citate di tutti i tempi. I titoli dello SCI sono oltre 58 milioni e comprendono lavori in tutti i campi dello scibile, comprese le scienze sociali e quelle cosiddette “umane”.

La rappresentazione del fenomeno. Ottimi divulgatori come sempre, per dare un’idea del fenomeno quelli di Nature hanno immaginato che i 58 milioni di titoli, messi uno sopra l’altro, fossero alti come il Kilimangiaro (oltre 5000 m sul livello del mare). In questa immagine le 100 ricerche più citate occuperebbero l’ultimo centimetro della vetta. La suola degli scarponi di chi arriva in cima. Il metro e mezzo sotto è occupato dai 14.499 documenti con più di mille citazioni. Ad avere avuto il premio delle oltre 10mila sono soltanto 148. Quante sono a non averne avuta nemmeno una? Oltre 25 milioni, più dell’intera popolazione di Taiwan. Nessuno che se li è filati, per dirla in gergo. Tra i primi dieci, otto riguardano argomenti di biologia come proteine e acidi nucleici (il DNA è un acido nucleico), mentre gli altri due si occupano di chimica-fisica.

 

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Cosa significano questi numeri. Hanno effetti, come si usa dire, collaterali: mostrano quali siano le istituzioni (università, centri di ricerca, accademie) più prolifiche e i campi di ricerca considerati più appetibili in un certo periodo. Non indicano né il valore né l’importanza di un lavoro.

Basti pensare al fatto che – stabilito in 12.119 il numero di citazioni necessarie per entrare nei livelli alti della classifica – nessun ricerca che abbia condotto al Nobel ci è mai entrata. Lo studio di Watson e Crick sulla doppia elica – la struttura del DNA – è stato citato solo 5207 volte.
E questo non perché a nessuno interessasse, ovviamente, ma perché – nel giro degli addetti ai lavori in una disciplina scientifica – ricerche come quella finiscono dopo pochissimo tempo per essere date come conosciute. Nessuno cita Pitagora quando moltiplica sette per otto.

Note transitorie e finali. Chi si occupa di certi fenomeni sa, per esempio, che il lavoro di Linus Pauling che ha insegnato al mondo a mangiare vitamina C e fatto le fortune della Roche, era stato in un primo tempo rifiutato dalla rivista cui lo aveva inviato. Fu pubblicato soltanto perché nello statuto di quella rivista era scritto che i Premi Nobel (e Pauling lo era) potevano pubblicare senza passare attraverso la revisione del comitato scientifico. Qualche preoccupazione in più la destano i due o tre soli studi che hanno aperto la via agli psicofarmaci. Nessuno cita più gli effetti del Prozac, che ha dato il nome addirittura a una generazione di americani, grandi consumatori del prodotto.

E adesso, se volete vedere quali sono i famosi 100 titoli della suola degli scarponi sulla cima del Kilimangiaro, leggete qui, scorrete fino in fondo e cliccate su Show context. Se invece volete vedere come affluiscono i dati delle ricerche a Nature, cliccate qui. Sei poi vi interessa consultare lo SCI Online (Web of Science and Google Scholar), allora cliccate qui. Se desiderate conoscere il Dott. Garfield, da cui tutto è iniziato, e la storia delle classifiche dei papers, cliccate qui.

Alla fine restano le due opzioni iniziali:

  1. Esclamare: Dio mio quando sono ignorante (nelle varianti sono rimasto indietro, ma come si fanno a sapere tutte queste cose, ecc.);
  2. Esclamare: Dio mio, com’è bello che ci sia ancora tanta gente che ha voglia di esplorare il mondo, cercare soluzioni impossibili, ed è capace di non smettere di lavorare e mandar tutto a pallino se quel che cerca non viene fuori subito.