«Santità, mi verrà incontro quel giorno?»

Ciampi e Wojtyla, un’amicizia vera

Ciampi e Wojtyla, un’amicizia vera
17 Settembre 2016 ore 12:10

Quante coincidenze legavano le loro storie! Erano nati nello stesso anno, il 1920. Avevano lo stesso nome: Carlo. La storia dell’amicizia tra il presidente più laico della storia della Repubblica e il papa più “mattatore” del Novecento è una di quelle storie impreviste, che travolgono i confini istituzionali e toccano nel profondo la vita di chi le vive. Ne abbiamo una testimonianza nell’intervista – probabilmente l’ultima – che il “quirinalista” del Corriere della Sera, Marzio Breda, aveva raccolto prima dell’estate e che è stata pubblicata oggi. In quel dialogo un Ciampi fisicamente sfinito ma straordinariamente lucido, torna a più riprese sulla sua amicizia con Giovanni Paolo II, prendendo quasi in contropiede il suo interlocutore.

 

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«Ho pudore a raccontarlo», dice Ciampi, «ma mi capita sempre più di frequente di ricordare papa Wojtyla, con il quale ho avuto rapporti sfociati in una vera amicizia. Mi invitava a colazione o alla sua messa privata anche un paio di volte al mese». A questo punto Breda gli chiede di cosa parlassero in quegli incontri così frequenti. «Di tutto», risponde Ciampi. «Della vita e della fine della vita. Quando cominciò a stare sempre peggio, un giorno mia moglie Franca, con una delle sue uscite, diciamo così estroverse, gli disse: “Santità, prego spesso per lei”. Mi intromisi subito io, per compensare quella che mi sembrava un’esagerazione: “Santità, io la penso spesso”. E a quel punto fu lui a parlare con i gesti. Si passò la mano sul cuore come per farci intendere: “Io vi ho qui dentro”».

 

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La loro amicizia era sbocciata quando Ciampi era stato eletto presidente della Repubblica, anche se nella sua autobiografia, Da Livorno al Quirinale, storia di un italiano, il presidente confida che il primo incontro avvenne nel 1993 quando era stato nominato presidente del Consiglio è già in quell’occasione si era davvero commosso, ma siccome era solo nessuno se n’è accorse. Era stato Wojtyla a ricordargli altre coincidenze che li legavano: l’elezione era avvenuta il 13 maggio, giorno della Madonna di Fatima e anche dell’attentato al Papa nel 1981; mentre aveva prestato giuramento proprio il giorno del suo compleanno, il 18 maggio.

Quando Wojtyla morì, Ciampi volle fare un intervento alla televisione. E anche in quell’occasione, insieme all’omaggio alla statura umana del papa, (parlò della forza «coinvolgente delle sue esortazioni alla giustizia e alla fratellanza, per l’ardore con cui, attraverso lo sguardo, il gesto, il tono della voce, prima ancora che con la parola, riusciva a penetrare le coscienze, a suscitare entusiasmo, a mobilitare l’umana solidarietà»), lasciò spazio ad alcune notazioni molto personali: «Ho perso un amico; un fratello maggiore, in questi ultimi anni è diventato, per me e per Franca, un punto di riferimento insostituibile, è stato un padre per tutti noi, ma per me è stato anche un amico personale».

 

 

Ma forse la cosa più toccante della loro amicizia è in un altro ricordo, rivelato da Ciampi nella sua intervista al Corriere, quando racconta del suo ultimo incontro con Wojtyla: «Prima di accomiatarmi aggiunsi: “Santo Padre, abbiamo la stessa età. Se lei dovesse morire prima di me, mi promette che mi verrà incontro, che verrà a prendermi, che non mi lascerà solo quando giungerà la mia ora?”». Parole semplici e insieme straordinarie se le pensiamo sulla bocca di un uomo convintamente laico. Parole che testimoniano la profondità di quella loro amicizia. Non a caso Benedetto XVI quando incontrò Ciampi dopo la sua elezione in quel 2005 disse pubblicamente: «La vostra amicizia è stata un segno per il mondo». Ora sappiamo pienamente il perché.

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