Ciao, Piermario Visto che Atalanta e che tifosi?

14 Aprile 2015 ore 11:06

Tre anni. Sembra adesso. Ciao, Piermario: visto domenica che Atalanta, che tifosi, che curve? La Nord che si chiama Pisani, la Sud che si chiama Morosini, da tre anni. Da quando sei andato a giocare con Pisani, lassù. Passa, il tempo, ma tu non passi mai. Te ne sarai resi conto anche domenica, allo stadio, prima della partita, quando lo speaker ti ha chiamato in campo e tutti si sono alzati in piedi per applaudirti. Grande Piermario. Perché la verità è che tu non te ne sei mai andato.

Sei sempre con noi. Penso a quella sera al Monterosso, quando sei tornato da Livorno dove ti avevano riservato un giro di campo che nessuno dimenticherà mai. Penso al Bocia e alle migliaia di atalantini che ti aspettavano per accompagnarti a casa. Penso agli ultrà venuti da tutta Italia sotto le loro bandiere, uniti nel tuo nome. Penso alla chiesa gremita, ad Anna, alla sua forza, al suo coraggio, alle sue parole d’amore, al “Giorno di dolore che uno ha”, intonato da tutti quelli che c’erano e, dopo la funzione, non se ne volevano più andare. Penso allo choc, enorme come l’emozione di un Paese intero, annichilito da ciò che ti era successo, conquistato dalla tua storia, dal tuo valore, dai tuoi valori.

Penso a Percassi e all’Atalanta che, subito, si sono messi a disposizione di tua sorella e dei tuoi cari e continuano a farlo in silenzio, come piace a noi di Bergamo. Penso alla nuova legge sui defibrillatori obbligatori che dovrebbe chiamarsi Legge Morosini. Penso che tu sia un dono di Dio. E Dio non sbaglia mai. Ciao, Piermario. Ci vediamo domenica a Roma.

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