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Mito, icona e storia

Cinquant’anni di Vogue Italia Sempre sulla cresta del fashion

Cinquant’anni di Vogue Italia Sempre sulla cresta del fashion
Personaggi 24 Settembre 2014 ore 10:30

Milano, nel penultimo giorno della settimana della moda, festeggia i 50 anni di Vogue Italia. La rivista celebra l’anniversario aprendo per la prima volta in assoluto le porte dei propri archivi che, digitalizzati per l’occasione, diventeranno il più importante archivio digitale di moda al mondo. Un’occasione per immergersi completamente nel mondo visionario di Vogue Italia. Le pareti della sede Condé Nast di Piazza Castello diventano pagine patinate, rivestite per l’occasione di una carta da parati speciale che riproduce oltre 200 gigantografie delle immagini più celebri che hanno fatto la storia del costume e della moda italiana. Proiezioni e schermi interattivi suddivisi su oltre 700 mq di superficie mostrano le copertine che hanno fatto la storia di Vogue Italia e i backstage dei servizi più iconici: i volti delle modelle, i fotografi più celebri e i designer più geniali.

Fino al 2 ottobre sarà possibile ammirare i ritratti delle leggendarie top model di tutti i tempi, insieme a celebrities e icone di stile immortalate dai più importanti fotografi del panorama internazionale, tra cui David Bailey,  Patrick Demarchelier, David LaChapelle,  Steven Meisel, Craig MCDean, Herb Ritts, Ugo Mulas, Helmut Newton, Mario Sorrenti, Bruce Weber e moltissimi altri. Gli ultimi 50 anni di storia del costume e dello stile sono narrati attraverso l’immenso patrimonio di immagini della rivista: un osservatorio privilegiato, curioso e creativo, che ha accompagnato l’evoluzione del Paese con una continua attenzione all’attualità. In contemporanea con l’apertura della mostra, debutta www.voguearchive.it, un archivio digitale che racchiude tutta la storia di Vogue Italia, servizi, foto, articoli, campagne pubblicitarie, catalogati nei minimi dettagli. In contemporanea con l’apertura della mostra, debutta www.voguearchive.it, un archivio digitale che racchiude tutta la storia di Vogue Italia, servizi, foto, articoli, campagne pubblicitarie, catalogati nei minimi dettagli.

Impresse nella memoria la copertina Makeover Madness, luglio 2005, dedicata alla moda dilagante della chirurgia estetica come ricerca della perfezione; Cleansing, luglio 2007, che ironizzava sul tormentone del rehab; sempre nel 2007, No-War, una presa di posizione contro la guerra; indimenticabile lo statement contro la discriminazione verso le modelle di colore con l’uscita divenuta culto di Black Issue, luglio 2008, prima edizione al mondo interamente dedicata alle modelle di colore, divenuta un successo senza precedenti; Water & Oil, agosto 2010, con Kristen McMenamy che interpreta gli effetti del disastro ambientale nel Golfo del Messico; Curvy, giugno 2011, con l’obiettivo di contrastare il dilagare dei disturbi alimentari, specie fra le modelle, e promuovere uno stile di vita più sano anche attraverso una petizione contro i siti pro-anoressia; fino alla più recente Cinematic, aprile 2014, che denuncia la violenza sulle donne; tutti numeri che hanno sollevato non poche polemiche e raccolto critiche e apprezzamenti, diventano marca distintiva di Vogue Italia tra le tante riviste di moda. Ecco un’incursione tra le cover story più audaci e controverse.

La storia di Vogue. L’avventura prende il via nel 1961, quando Thomas Kernan, dirigente della Condé Nast, contatta Roberto Kuster, il proprietario di “Novità”, per investire nella rivista, che alterna pagine di moda e consigli rivolti al pubblico femminile. Nel 1964, il magazine, diretto da Franco Sartori, cambia radicalmente nella grafica e nei contenuti: formato più grande e servizi di moda esclusivi. La prima cover del nuovo corso, nel novembre del 1965, mostra tutta la forza evocativa del volto di Benedetta Barzini, incorniciato da un bob in pieno stile Sixties. È Franco Rubartelli, invece, a firmare, nel 1966, la cover che segna il definitivo approdo al nome Vogue Italia. Nell’aria è palpabile il mito della Swinging London, intercettato da David Bailey, e l’ispirazione del cinema d’Oltreoceano, che, non più confinato al mondo di celluloide hollywoodiano, è sempre più vicino. Grazie anche a un servizio del 1968, firmato da Irving Penn, che evoca produzioni fantascientifiche made in Usa, e al distillato di sensualità e audacia futuribile dei lavori di Helmut Newton. Sfilano poi le collezioni rilette dall’occhio di Norman Parkinson, i ritratti “interiori” di Richard Avedon. Già allora il Dna del mensile porta i segni di un successo planetario, ma qualcosa ancora manca. Il passo successivo fu sovvertire le regole, capovolgere le convenzioni, dimostrare come l’iconografia di moda possa essere veicolo di contenuti o ispirare rielaborazioni grafiche ad alto tasso di ironia. Passano hippie mood e nude look, i simboli della controcultura e l’edonismo spensierato dei primi anni 80.

Arriva il 1988, Franca Sozzani è il nuovo direttore di Vogue Italia. Sulla cover di luglio-agosto dello stesso anno, la modella Robyn Mackintosh rappresenta, con la sua disarmante innocenza, un nuovo inizio, che ha come imperativo quello di evocare atmosfere dinamiche di complicità femminile e contrastare l’assenza di espressività delle mannequins del passato con volti che non solo sorridono, ma sembrano anche erompere in fragorose risate. Peter Lindbergh, uno dei primi a captare il potenziale di Linda Evangelista, tanto da suggerirle l’iconico haircut alla garçonne, ritaglia dallo sfondo donne-guerriere, splendide reduci. Bruce Weber racconta decenni di scatti made in Usa, tra scene di vita quotidiana di celebrities e volti anonimi colti in un momento di inaspettata poesia. Michel Comte, scoperto da Karl Lagerfeld, cattura lo spirito dei tempi e l’anima di icone come Sophia Loren, Charlotte Rampling o Geraldine Chaplin. Paolo Roversi racchiude il suo mondo, ridotto ai minimi termini, in anguste stanze. Miles Aldridge crea a tavolino una dimensione volutamente fittizia e densa di particolari. Perché la moda può essere utilizzata anche per mandare un messaggio: una formula, quella di “Vogue Italia”, che trova in questo concetto la sua sintesi perfetta.

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