Il tributo a un grande campione

Cinque motivi e quaranta foto per dire grazie a German Denis

Cinque motivi e quaranta foto per dire grazie a German Denis
Personaggi 29 Gennaio 2016 ore 10:15

Tra poche ore, sul prato dello stadio Comunale di Bergamo, German Denis giocherà la sua ultima partita con la maglia dell’Atalanta. Si chiude così un’epoca: a inizio della prossima settimana lascerà i colori nerazzurri il più grande marcatore straniero della storia atalantina, e la reazione dei tifosi innamorati che non si rassegnano all’inesorabile avanzata del tempo è comprensibile. Anche se negli ultimi mesi il suo rendimento è stato sotto le aspettative, ci sono tantissimi motivi per salutare degnamente il “Tanque” argentino nella sua ultima apparizione con la Dea. Ogni atalantino ha le sue ragioni per ritenere Denis un idolo e noi abbiamo scelto 5 motivi (uno per ogni stagione a Bergamo) che confermano quanto il ragazzo di Remedios de Escalada meriti un posto nell’Olimpo nerazzurro.

 

1 – Numeri da campione: 55 gol in 152 gare di serie A

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Il primo dato che certifica quanto Denis appartenga alla storia dell’Atalanta è relativo ai gol segnati con la maglia nerazzurra. Con 55 reti in 152 presenze, il numero 19 argentino si è issato in vetta alla classifica di tutti i tempi relativa ai marcatori stranieri di Serie A con l’Atalanta. La certezza matematica è arrivata con il gol del 2-0 segnato all’Olimpico di Roma il 29 novembre scorso, ma nei 1619 giorni che Denis ha passato a Bergamo sono tante le realizzazioni da ricordare. Con 16 marcature nella stagione 2011/2012 (23 punti conquistati grazie a lui), 15 nel campionato 2012/2013 (20 punti conquistati), 13 nel 2013/2014 (22 punti conquistati), 9 nel 2014/2015 (10 punti conquistati) e 3 nel campionato in corso 2015/2016 (9 punti conquistati) l’incidenza di Denis sulle stagioni atalantine è fuori discussione: in 4 campionati e mezzo, senza considerare assist e prestazioni, Denis ha contribuito in modo determinante a conquistare ben 84 punti. Quasi mezza salvezza a stagione.

 

2 – Dal preliminare di Champions al -6: determinante

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La storia di Denis a Bergamo è iniziata quando la Dea era nella bufera. Lo scandalo scommesse era scoppiato da poco tempo, i nerazzurri avevano già avuto una grossa penalizzazione e sarebbero partiti con un -6 in classifica che secondo molti era quasi una sentenza. German si stava giocando i preliminari di Champions con l’Udinese, scese in campo soltanto per 7 minuti nella doppia sfida con l’Arsenal che costò ai friulani la qualificazione, e arrivò a Bergamo nonostante avesse potuto cercare una sistemazione più comoda e senza stress. La prima gara sul campo del Genoa fu addirittura traumatica. Dopo l’eliminazione in Coppa Italia ad opera del Gubbio (Serie C), l’Atalanta pareggiò a Marassi grazie ad una doppietta di Moralez, e Denis fallì incredibilmente due reti molto semplici, una di queste a pochi istanti dal fischio finale. Poteva sembrare l’inizio di un incubo, e invece il Tanque dalla settimana successiva ha cominciato a segnare senza sosta macinando punti e riportando l’Atalanta ben sopra la quota di sicurezza.

 

3 – Il suoi gol per non pensare all’incubo Doni 

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I gol di Denis sono stati fondamentali per l’Atalanta che viveva il “dramma” umano e sportivo di Cristiano Doni. L’ex capitano, idolo indiscusso della folla, venne arrestato nella sua casa di Torre Boldone all’inizio del dicembre 2011 e l’Atalanta, in quel momento, era già sopra la quota salvezza, con Denis autore di 10 reti. Il fortissimo legame tra Bergamo e il centravanti argentino nacque proprio in quel periodo. Quando tutto sembrava nero, Denis e Moralez hanno spesso preso per mano i compagni guidando la barca nerazzurra fuori dalle acque pericolose della zona retrocessione e regalando vittorie fondamentali e sprazzi di grande gioia. Con i tifosi così toccati nelle emozioni e abbattuti dall’arresto di Doni, l’urlo del Tanque è stato fondamentale per ritrovare fiducia nei colori nerazzurri.

 

4 – Vittorie epiche, da San Siro all’Olimpico 

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Denis ha segnato in maglia atalantina 55 gol, ma ce ne sono alcuni che resteranno forzatamente nella memoria di tutti perché arrivati in partite indimenticabili. Le più belle? La tripletta contro la Roma nel 2011/2012 e quella segnata a San Siro l’anno successivo, che fissò sul tabellone del Meazza lo storico 3-4 del 7 aprile 2013. Nel corso di questi 4 anni e mezzo Denis ha deciso spesso gare molto delicate. Il primo gol a Bergamo contro il Palermo sotto il diluvio (1-0, 18 settembre 2011), la doppietta all’Udinese del 29 settembre 2013 che regalò il successo dopo la clamorosa sconfitta di Parma, le reti contro Sampdoria e Livorno nella striscia storica delle 6 vittorie consecutive, il gol al Milan a San Siro il 18 gennaio 2015 con assist di Pinilla; e ancora la doppietta al Sassuolo nel 2-1 dello scorso campionato e la rete allo scadere contro l’Empoli (prima del pugno a Tonelli). E infine, il rigore del 2-0 nella vittoria di quest’anno all’Olimpico con la Roma, la rete con cui ha “scollinato” il record. Emozioni da pelle d’oca, tutte partite che il centravanti argentino ha deciso da protagonista.

 

5 – Periodi bui e tante difficoltà affrontate senza mai mollare 

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L’esperienza di Denis a Bergamo non è stata tutta rose e fiori. Ogni campionato ha visto l’attaccante argentino passare momenti difficili, ma con applicazione e umiltà il numero 19 atalantino si è sempre rialzato più forte di prima. La tripletta alla Roma venne segnata dopo un periodo di grande difficoltà fisica, sia nella seconda che nella terza stagione Denis ha avuto cali di rendimento che sono coincisi con momenti difficili della squadra, ma ogni volta è arrivata la partita giusta per cambiare rotta. E i tifosi hanno apprezzato. Gli ultimi due campionati sono stati i più duri per il Tanque: all’inizio del ritiro 2014 la nascita del figlio Benjamin e i gravi problemi di salute che lo hanno colpito hanno stravolto la preparazione fisica del calciatore e le conseguenze si sono viste per tutto il campionato. Quando sembrava iniziata la marcia inarrestabile verso il quarto campionato di fila in doppia cifra, ecco il pugno a Tonelli e le 5 giornate lontano dai campi. Ma questi momenti non l’hanno indebolito, anzi. Rafforzando il suo rapporto con la piazza.

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