Compiti per le vacanze, capitolo II Povero di spirito anche se ricco

08 Agosto 2014 ore 13:10

 

…sì. Ieri ho detto che “poveri in spirito” poteva significare “quelli che sono contenti di trovarsi lì, davanti a uno che si prende cura di loro, e gli basta questo. Anche se non capiscono bene di cosa si tratti, gli basta”. Ma c’è un problema. Un problema non da poco: l’espressione “pauperes spiritu” si trova solo nella versione che il nostro papa ci ha dato da tradurre per le vacanze, ossia Matteo 5. In tutta la Bibbia, solo questa volta. È lo stesso problema del sapore della manna: il testo latino e quello greco dicono che era “più o meno quello del miele”, ma il termine ebraico da cui deriva questa imprecisione non si trova da altre parti. È un unicum. E dato che noi non sappiamo a che gusto si riferisse il reporter, non riusciamo a capire che sapore fosse, quello della manna. Che fosse buona è pacifico, ma forse lo era nel senso che a ciascuno piaceva secondo i suoi gusti. Lo stesso per i “poveri in spirito”, o “di spirito” cui pensava Gesù mentre ragionava a voce alta davanti ai suoi discepoli.

Perché potrebbe anche essere stato colpito – nei giorni precedenti – da uno ricco, arrivato lì con l’Audi, le guardie del corpo e la velina di turno al seguito. Uno che, a dire di tutti, non aveva bisogno proprio di niente e – anzi – se non si fosse fatto vedere – per rubare magari il posto a qualcun altro che aveva più bisogno di lui -, beh, avrebbe addirittura fatto meglio (secondo i soliti bene informati). E invece no. Lui era arrivato, aveva fatto la coda, come tutti, non si era lamentato della polvere e dell’odore degli altri, aveva addirittura fatto passare prima uno che non lo meritava, e adesso che era lìdavanti si capiva perfettamente che l’unica cosa che voleva era una carezza. Anche meno di una carezza, forse. Solo uno sguardo e gli sarebbe bastato. Lo voleva (lo sguardo, la carezza) da quel tale che aveva di fronte, che avrebbe potuto benissimo né accarezzarlo né guardarlo. Non è che poi sarebbe cambiato qualcosa. Non si aspettava un miracolo. Non aveva – quello dell’Audi – problemi evidenti. Che lo guardasse in faccia e (o) lo accarezzasse. Poi sarebbe tornato a casa contento e sicuro che tutti i suoi soldi (quelli già investiti e quelli ancora da investire), e i terreni, e le donne, e i figli, e la barca e le feste comandate non lo avrebbero più oppresso, perché aveva finalmente incontrato un uomo.

Questo potrebbe voler dire “povero nello spirito”: che uno ha tutto – e perfino di più -, ma gli manca la sola cosa che non può darsi da sé: che uno lo pensi, gli voglia bene come lui sogna di essere voluto bene. Non si può dire che un uomo così sia povero: ma è povero della sola cosa che desidera veramente: la presenza di un altro nella sua vita. Di un altro che è impossibile che esista. Può essere stata la faccia di quest’uomo a mezzo fra l’incredulo e lo stupito a sembrare beata a Gesù che, seduto sull’erba, pensava a voce alta, il giorno dopo.

O quella di una donna, chissà, che quella mattina non si era nemmeno pettinata pur di arrivare in tempo. Proprio lei, che ai suoi capelli teneva più dei gioielli in cassaforte e del vestito, che fra l’altro non era quello giusto. Ma così era riuscita a vederlo, il profeta famoso in tutta la Siria, e si era sentita capita, accolta. Senza sapere perché, perché non è che si ricordasse cosa le aveva detto, però…però qualcosa era accaduto. Anche le amiche lo avevano detto, al ritorno: sembrava rinata, beata, dopo quell’incontro. E anche durante, è vero.

Perché il Signore non ce l’ha coi ricchi (e perché poi dovrebbe avercela?). È solo che gli piace quando uno di loro, improvvisamente, si accorge che tutta la sua ricchezza non gli basta. Perché allora prende il BMW e va a cercarlo.

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