Corsi anti-stress per insegnanti? Quando il rimedio è peggio del male

07 Marzo 2015 ore 11:40

Corsi antistress per insegnanti? Come al solito sfioriamo il ridicolo senza rendercene probabilmente conto. E come al solito lo stesso sistema che ha generato le piaghe cerca poi di curarle. Eh sì, cari lettori, perché la situazione dell’incancrenimento della scuola viene da lontano, da quel 1974 in cui sono stati introdotti i famosi decreti delegati che hanno dato la stura alla partecipazione dei genitori nell’istruzione pubblica dei loro figli. Con questo non intendo affatto sostenere un modello scolastico monarchico di stile ottocentesco, ma ricordo ancora troppo bene quella desiderabile presenza solerte dei miei come degli altri papà e mamme, che però non sfociava mai in esibizioni protagonistiche o in intimidazioni nei riguardi del corpo insegnante.

Era un’altra epoca, è vero. Ma era un tempo in cui il rispetto, adesso al pari di tutte le formulette declamate ma vuote di contenuto, era davvero praticato, semplicemente e senza i precetti da modulo precompilato così cari al sociale di moda. Insegnanti e genitori avevano innanzitutto a cuore il buon rendimento dell’allievo che era tenuto a fare il proprio dovere, né più né meno di un qualsiasi diligente apprendista.

A poco a poco i genitori sono diventati i sindacalisti dei figli e hanno messo alle corde maestri e professori, con tutta la tracotanza tipica di chi non ha specifiche competenze e soprattutto privi del necessario senso della misura e dell’ umiltà. Parlo di quella opportuna dose di umiltà che non moltissimi anni or sono era indispensabile affinché nessuno perdesse la testa e si sentisse in ogni occasione perfetto interlocutore di chiunque.

Il buon Luciano De Crescenzo una volta mi disse quanto sarebbe desiderabile capire che siamo sempre «meridionali di qualcuno». Tradotto: se vogliamo imparare qualcosina dobbiamo apprenderla da chi è in grado di insegnarcela, cosa impossibile esibendo con prosopopea ridicola la fasulla licenza di una società stupidamente easy. Quella stessa società che genera mali per poi pretendere comicamente di curarli, quell’identico modello che fa apparire tutto facile, dal diritto allo studio al diritto al titolo di studio, per poi sbattere le porte in faccia del titolato che amaramente si scopre possessore di un bel niente. Come si sa molto bene, senza per questo aver fatto master in alta finanza, tutto ciò che si inflaziona vale poco o nulla.

Gli insegnanti sono sotto stress per motivi che vanno curati alla base, se si desidera la completa guarigione. Come? Semplicemente riportando ‘a quote più normali’ il nostro vivere quotidiano: con massicce dosi di rispetto reciproco, di educazione massima e specialmente di assoluta adesione al proprio ruolo. Insegnanti, genitori, allievi. Purtroppo le suggestioni che arrivano da oltre oceano hanno intorbidato non poco le acque. Facile, in assenza di solidi mediatori culturali perdere il controllo e smarrire la ragione: l’onda dell’eccessivo benessere degli anni ’70 e ’80 ha insufflato idee di yuppismo esasperato, manco fossimo tutti abili speculatori di Wall Street.

Certi postulati del sistema, incluso quello scolastico, sono stati orecchiati ed eseguiti nel modo più strampalato possibile. Insisto: un insegnante deve fare bene il suo dovere così come deve farlo l’allievo che invece spesso si improvvisa tiranno del suo docente e usa la scuola alla stregua di una terra di nessuno dove invece che costruire valori se ne possono e devono demolire a piacimento.

E alla minima protesta del maestro, insorge il dirigente in crisi di diarrea  nei confronti della  politica a cui ‘deve’ dare spiegazioni e già intimidito dalla sommossa del genitore di turno, che spesso forte della sua quinta elementare pretende di mettere muscolarmente le cose a posto. Non è la prassi per fortuna, ma accade troppe volte. Una maestra mi ha raccontato che un alunno di quinta alla domanda «Qual è la capitale d’Italia» ha risposto indicando la sua cittadina di provincia. Una bambina di prima ha invece risposto correttamente. Il confronto è stato giudicato «umiliante» per l’asino di turno da genitori imbufaliti e da direttore tremebondo con la coda tra le gambe.

Bravi organizzate corsi, che meraviglia! Quando il rimedio è peggiore del male.

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