Uno studio americano

Cose da sapere sugli arcobaleni Ad esempio che ne esistono 12 tipi

Cose da sapere sugli arcobaleni Ad esempio che ne esistono 12 tipi
28 Dicembre 2015 ore 15:15

Dicevano che se chiunque fosse riuscito a trovare il punto esatto in cui terminava un arcobaleno, sarebbe diventato il possessore del favoloso tesoro dei leprecauni. Nessuno ha mai portato a termine l’impresa, perché raggiungere la fine di un arcobaleno è – naturalmente – impossibile. Il sopracciglio che si staglia sul paesaggio, quando i raggi del Sole attraversano le minuscole gocce d’acqua sospese nell’aria dopo un acquazzone, si “sposta” insieme all’osservatore. In sostanza, si forma secondo un’angolazione che varia a seconda della posizione occupata da chi lo guarda. Per lo stesso motivo, due persone non possono vedere lo stesso arcobaleno. Gli archi sono stati interpretati come segni di pace tra cielo e terra e, benché si sappia che sono dei fenomeni atmosferici, continuano a essere suggestivi. Si allontanano da quello che vediamo tutti i giorni e modificano, anche se di poco, la nostra visione del mondo.

 

 

Quello che non sappiamo sugli arcobaleni. Hanno aspetti poco noti, ma alquanto interessanti. Ad esempio: gli arcobaleni non compaiono mai a mezzogiorno, perché i raggi solari cadono perpendicolarmente rispetto al suolo terrestre e, in questo modo, non riescono a produrre la rifrazione del vapore acqueo – perché ciò avvenga, infatti, occorre un’inclinazione di circa 42 gradi. Si possono vedere di notte, però. In questo caso, a generare il fenomeno è la Luna, si chiamano arcobaleni lunari e sono tutti bianchi, perché noi umani non siamo in grado di distinguere i colori al buio. Nemmeno alla luce del Sole, tuttavia, riusciamo a individuare correttamente tutti i colori. Si dice che ciascuno di essi sia formato dai sette colori principali (rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto), ma in realtà sono costituiti da uno spettro continuo di sfumature.

A ogni goccia il suo arcobaleno. Il modo con cui tali sfumature si dispongono e si fondono tra loro non è sempre lo stesso, tanto che è stato creato un nuovo schema di classificazione che contiene dodici tipi diversi di arcobaleni. È stato presentato recentemente all’American Geophysical Union da un gruppo di scienziati atmosferici del National Centre for Meteorological Research di Tolosa. Fin dagli anni Cinquanta si sapeva che le differenze tra un modello e l’altro sono dovute alla posizione del Sole e alle caratteristiche delle gocce di vapore acqueo, che colpite dai raggi solari funzionano come dei prismi naturali. Se la goccia è grande, i colori sono più vividi; se il Sole forma un angolo di 70 gradi rispetto alla linea dell’orizzonte, i colori dominanti vanno dal blu al verde. Se il Sole è invece vicino all’orizzonte, invece, prevalgono il giallo e il rosso, perché hanno delle lunghezze d’onda più lunghe rispetto a quelle dei colori freddi.

 

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Dodici tipi di arcobaleni. Gli studiosi di Tolosa, guidati da Jean Ricard, hanno raccolto centinaia di foto di arcobaleni e le hanno distribuite in 12 categorie, secondo la visibilità dei sette colori principali, l’intensità della banda più scura e la presenza di archi multipli. Si è così evidenziata l’esistenza di arcobaleni a cui manca una striscia verde, altri che non hanno il blu e il violetto, e altri ancora che invece hanno solo il rosso e il blu. L’arcobaleno doppio, inoltre, presenta due volte la stessa sequenza di colori, ma in modo speculare, mentre quello formato da gocce molto piccole si presenta “a ciuffi”. Di solito, spiega Ricard, un arcobaleno prevalentemente rosso e avvolto dalla foschia è stato creato da goccioline di pioggia piccolissime, all’alba o al tramonto.

C’è qualcuno? Lo studio degli arcobaleni è più di un’amena occupazione per meteorologi e appassionati del cielo. Ci aiuta a indagare persino sulla vita extraterrestre. Se un arco fosse rilevato su un altro pianeta, infatti, implicherebbe la presenza d’acqua. E dove c’è acqua, come ben sappiamo, può nascere anche la vita. Mica poco.

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