Il governo che non c'è

Chi è Cottarelli, l’uomo dei conti

Chi è Cottarelli, l’uomo dei conti
Personaggi 28 Maggio 2018 ore 09:30

Se si voleva lanciare un messaggio alle due forze che sino a ieri hanno cercato di mettere insieme il governo giallo verde, l’incarico a Carlo Cottarelli non poteva essere segnale più chiaro. Un messaggio che ha la valenza simbolica di uno schiaffo. Cottarelli è l’uomo simbolo delle politiche di rigore dei conti e di controllo dei bilanci. Mr. Forbici lo hanno ribattezzato. Cottareli è stato l’uomo della spending review del governo più odiato da grillini e leghisti: quello che fu presieduto dal bocconiano Mario Monti tra 2011 e 2013. Anche in quel caso il Quirinale, allora occupato da Giorgio Napolitano, aveva tenuto la regia dell’operazione, nominando prima Monti senatore a vita e poi consegnandogli le chiavi del governo sotto la pressione della finanza internazionale che spingeva alle stelle lo spread italiano. In quel caso le “forbici” operarono un taglio nei confronti del governo Berlusconi finito nella spirale degli scandali stile Olgettine…

 

Ecco disponibili le quantificazioni dell’#OsservatorioCPI sulle proposte incluse nel #ContrattoDiGoverno tra #M5S e #Lega

https://infogram.com/contratto-m5s-lega-1hzj4old3q9p4pw

Pubblicato da Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani – Carlo Cottarelli su giovedì 17 maggio 2018

 

Questa volta Cottarelli sale in cattedra. Ci sale avendo nel bagaglio i numeri elaborati in questi mesi dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano di cui è presidente. La sua filosofia è diametralmente opposta a quella messa nel programma giallo verde: la spesa va tenuta sotto controllo, il deficit ridotto. Nessuna fiducia verso i ventilati effetti salvifici pro crescita di Flat Tax o mini bond.

In realtà Cottarelli era stato uno dei nomi possibili presi in esame da Salvini e Di Maio, prima di convergere invece su Giuseppe Conte. Lui, in occasione della presentazione di un suo libro (I sette peccati capitali dell’economia italiana, edito da Feltrinelli) aveva anche dato un segnale di apertura: «L’enfasi che M5S e Lega pongono sulla semplificazione burocratica e fiscale è positiva. Spero che un governo gialloverde si concentri su questo piuttosto che sull’aumento del debito pubblico». Ma il suo giudizio su reddito di cittadinanza e soprattutto flat tax è stato sempre drastico. «Quello che non posso accettare», aveva detto, «è una flat tax che si ottiene con la rottamazione delle cartelle, cioè un condono, oppure nella speranza che l’evasione fiscale si riduce e il Pil riparte: possibile, ma prima deve accadere perché altrimenti in un Paese ad alto debito si tratta di un rischio eccessivo».

 

 

Di Maio aveva fatto riferimento a lui a proposito del piano dei tagli alla spesa. Ma anche in quel caso Cottarelli aveva voluto fare una precisazione via Twitter che suonava soprattutto come una presa di distanza: «Di Maio ha appena detto durante il programma dell’Annunziata che un governo 5stelle applicherebbe il piano Cottarelli, anche se non tutto, in particolare non i tagli alla scuola. Nel mio piano non c’erano tagli alla scuola o in generale alla pubblica istruzione».

Per Mr Forbici il tema del debito pubblico è il tema cardine che l’Italia deve affrontare: Il macigno. Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene è il titolo ben esplicito di un altro suo libro pubblicati nel 2016.  Difficile che nei pochi mesi che avrà a disposizione, se tutto va come Mattarella vuole, possa mettere in atto l’auspicata liberazione. Più facile che, miracoli a parte, prepari il terreno al trionfo elettorale dell’Italia populista.

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