Tiro al piattello

A Dalmine hanno una mira infallibile (lo dimostrano Luciano e Nicolas)

A Dalmine hanno una mira infallibile (lo dimostrano Luciano e Nicolas)
Personaggi 25 Settembre 2018 ore 09:06

Imbracciare un fucile a canna liscia, puntare un bersaglio volante e premere il grilletto per colpirlo. Si tratta del tiro al piattello, uno sport olimpico in cui sono richiesti pazienza e concentrazione ad altissimi livelli. Una disciplina tutta particolare che vanta però sul suolo dalminese almeno due grandi campioni. Si tratta di Luciano Bono, di cinquantanove anni, ora cittadino di Martinengo ma originario dalminese, e del più giovane Nicolas Colciaghi, di ventisette anni, residente nella frazione di Sabbio.

«Quella giornata me la ricordo ancora, è stata storica. Era il 26 maggio del 2010. Ma non sono l’unico che non la potrà mai scordare», racconta Luciano, che durante quella giornata di ormai otto anni fa si aggiudicò il primo posto durante i campionati regionali in terza categoria, con l’imbattuto risultato record di 122 bersagli colpiti su un totale di 125. «Si è trattato di un risultato storico, senza precedenti. Non era mai accaduto prima». Il punteggio che durante quella giornata di primavera Luciano riuscì ad aggiudicarsi è infatti ipotizzabile quando i giocatori appartengono alla prima categoria, o a quella d’eccellenza, in cui si trovano a sfidarsi i campioni indiscussi del tiro al piattello. Ma, come lui stesso spiega, «io giocavo in terza categoria, che è la sezione riservata a chi sta muovendo i primi passi nella disciplina. Al livello in cui ero, sarebbe già stato un ottimo risultato arrivare a 100 su 125». Che sia stato il talento o la fortuna del principiante, quella volta, ai Cieli Aperti di Cologno al Serio e circondato da circa duecento competitor, Luciano ha tracciato un record che nemmeno lui è più stato in grado di superare. «Pian piano mi sono guadagnato un posto anche nelle categorie più alte, in seconda, in prima. Ma non sono più riuscito a ottenere un risultato simile. Ancora oggi, a distanza di tanto tempo, non so spiegare come abbia fatto. Ma il fatto che nessuno, me compreso, sia più riuscito a superare quel record, non fa che conferire ancora più prestigio a quel mio risultato».

 

[Luciano Bono (al centro) sul podio]

 

Luciano ha iniziato a dedicarsi al tiro al piattello nel 2008. «Prima mi cimentavo in gare di pesca, anche in quel campo ottenevo diverse soddisfazioni. Poi ho provato a sparare per caso e mi è venuta voglia di approfondire la disciplina, in cui per riuscire è necessario avere tanta concentrazione, avere la mente sgombra e senza pensieri». E viene sempre da Dalmine anche Nicolas Colciaghi, che attualmente vive nella frazione di Sabbio, e che è stato condotto sulla strada del tiro al piattello da suo padre, amante di questo sport. «Compirò ventisette anni il prossimo ottobre, e posso dire di dedicarmi a questa disciplina da ormai circa dieci anni – racconta Nicolas –. Andavo a praticarlo le prime volte accompagnato da mio padre, quando ero appena adolescente, e non ho mai più smesso. Posso dire che è stato lui a trasmettermi l’amore per le armi e per questo sport». Tanto che la tenacia e la costanza dimostrate, negli anni, hanno finito per ripagarlo: non per niente questo 2018 ha segnato i suoi più importanti successi. «Lo scorso maggio mi sono aggiudicato un primo e un terzo posto al campionato regionale. Il primo gradino del podio l’ho guadagnato ad Arluno, in provincia di Milano. Il terzo posto, invece, l’ho conquistato a Brescia, a Trenzano. Non era la prima volta che ricevevo dei riconoscimenti, ma questo è stato l’anno più significativo, ho ottenuto anche un quarto posto ai campionati nazionali».

E se è vero che ogni tanto Nicolas si diverte a giocare a calcetto con gli amici, ci tiene a precisare che la sua vera passione sportiva resta sempre e comunque il tiro al piattello. «Per riuscire in questa disciplina occorre tanto allenamento, ragion per cui nel fine settimana ci tengo sempre a esercitarmi, soprattutto in vista di una gara. Ma serve avere anche tanta calma e concentrazione. Questi sono i due elementi che alla fine, durante le competizioni, fanno la vera differenza».