Darsi del tu è bello. Con misura

26 Febbraio 2015 ore 12:00

Darsi del tu è bello. È segno di amicizia, di affetto e di amore. In realtà la classicità latina ci insegna che il “tu ciceroniano” era sinonimo di alto rispetto, e d’altra parte era ignota a quell’epoca qualsiasi altra forma di comunicazione rispetto all’interlocutore di turno. Il “voi” arriverà solo nel primo secolo dopo Cristo per rivolgersi agli imperatori che parlavano di se stessi col plurale maiestatis “nos”. Nel tempo le fasi storiche hanno modificato il linguaggio e con esso anche il modo di interloquire. Nel Quattrocento per esempio lo stesso Lorenzo il Magnifico usa nel suo epistolario forme miste che oscillano in un medesima lettera dal voi alla terza persona “ella” fino al tu, che in questo caso non corrisponde affatto a un rapporto di confidenza. Gli spagnoli un secolo dopo affermano la formula del voi e questo modello influenzerà anche il nostro modo di esprimerci nei rapporti di cortesia. Dal Seicento all’Ottocento il modello prevalente è quello del lei e del voi e nel contempo torna di moda l’uso della terza persona, consuetudine ancora in auge in certi protocolli di rito. Il ventennio fascista cancella definitivamente l’uso del lei, perché tacciato di connotazione esterofila: a casa come nei rapporti sociali comuni prevale il voi, che addirittura tende a sopprimere il tu quale forma di estrema e poco desiderabile intimità.

Le avventure sociali e culturali cambiano fatalmente il volto delle cose, così quel pronome personale fatto di due sole lettere diventa un giorno simbolo di libertà, di emancipazione nei rapporti interpersonali, e perfino di abbattimento dell’ autorità costituita. Lo si nega nelle scuole agli insegnanti, si sfidano con il tu i capi di governo, prende il predominio assoluto nei luoghi di lavoro. È insomma l’indizio di una società in rivolgimento e in lotta contro il sistema, dove ogni barriera sembra dover essere presa a spallate fino a crollare. E a soffiare sugli eventi in trasformazione si fa implacabile l’influenza dello stile d’oltre oceano che con la sua lingua e il suo modus vivendi  “easy”  penetra come l’alito di un vento leggero e continuo nel tessuto del nostro mondo e si infila nelle scarpe, nel modo di vestire, di mangiare, di pensare all’amore e al rapporto quotidiano tra persone.

Così il tu è fratello di you e siccome in inglese puoi usarlo con chi vuoi, anche con la stessa regina Elisabetta o con Obama in persona, vediamo che ormai da tempo ogni moccioso si rivolge disinvoltamente a persone adulte dando del tu. Grosso difetto di educazione da parte dei genitori prima ancora che della scuola, che di papà e mamme sono diventati ostaggi, mentre questi esercitano il mestiere di sindacalisti dei figli e li incoraggiano in esibizionismi da talent show. E i risultati si vedono: da genitoriminchia non possono che scaturire bimbiminchia. Chi sono costoro? Ma naturalmente quelli che questa nostra società si è preoccupata di nutrire con formulette da opuscolo precotte dopo avere sterminato ogni traccia di cultura autentica e di buonsenso.

Pensare che il ragazzotto di turno sia un “ganzo” perché non conosce le buone maniere e si rivolge al maestro o al medico, pateticamente complici nel mostrare un volto easy, li espone a essere ben presto spettatori di ben altri disastri, molto ma molto più importanti. È solo questione di tempo, ma i problemi arrivano e in massa cospicua. Il sociale di moda li legittima e fa credere loro che certi atteggiamenti da telefilm americano siano i migliori: «scusa tesoro, mammina non lo farà più, non ti rimprovererà mai più, mammina ti vuole bene…». Mammina invece ti vuole un gran male perché con la debolezza non sta esercitando il suo ruolo che è quello di educare con autorevolezza, amore e saggezza.

Per la verità che molti giovani avvertano il  problema relazionale lo si può notare quando incoraggiati a dare del tu, cominciano a oscillare tra tu e lei senza sapersi mai decidere. Sembra una piccola cosa, in realtà questo diffuso atteggiamento mette in luce la pessima educazione ricevuta di base e il tentativo postumo di correre a qualche riparo. Come sa chi ha esperienza di queste cose,  tanto per fare un esempio molto difficilmente un orecchio musicale potrà svilupparsi in una persona in là con gli anni. Tutto sta nella misura, diceva un famoso poeta latino: e nei nostri ragazzi privi di un sestante affidabile spesso manca proprio quella.

Quando i genitori, evitando forme di assurdo protagonismo, torneranno a fare  il loro arduo mestiere, quando gli insegnanti smetteranno di farsi intimorire da dirigenti troppo politicizzati per prendere decisioni univoche, forse improvvisamente avremo risultati generali migliori perché talvolta è proprio dalle piccole cose che nascono i semi delle grandi. Il tu, il lei, il voi sono solo segnacoli, quasi ideogrammi dialettici del nostro rapportarci con l’altro, non hanno importanza in sé, ma proprio per questo rivelano invece la temperatura basale di un organismo sociale che da troppo tempo ha superato i livelli di guardia.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia