Daspo finito, ma il Bocia resta fuori L’ultimo autogol di uno Stato debole

Personaggi 18 Ottobre 2014 ore 16:04

Claudio Galimberti ha finito di scontare cinque anni di Daspo, ma Atalanta-Parma può seguirla solo rimanendo fuori dallo stadio Achille e Cesare Bortolotti. Dentro no. Dentro non può entrare. E’ libero di piazzarsi dove gli pare all’esterno dell’impianto, ma che non si azzardi a fare un passo verso i cancelli.Paradossale, no? Eppur vero. Ai sensi dell’articolo 9 (che piacerebbe molto a Kim Jong-un, dittatore della Corea del Nord e alla sorella che, si dice, in questo periodo divida con lui il potere) , questo Stato debole gli ha vietato di rimettere piede in Curva Nord. L’insopportabile articolo 9 stabilisce che, chi abbia riportato condanne anche non definitive per reati da stadio, nel quinquennio precedente, allo stadio non possa rientrare sino al pronunciamento della Cassazione. E se la Cassazione ci mette anni e magari assolve? Peggio per l’ex daspato, con tanti saluti alla presunzione d’innocenza. La stessa che la Casta fa valere per i presunti rappresentanti del popolo (presunti perché mica li scegliamo noi, con l’obbrobrio di legge elettorale che ci ritroviamo), in attesa di sentenza definitiva. Magari per concorso esterno in associazione mafiosa, ruberie, malversazioni, corruzione, voto di scambio e altre porcate: c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma è meglio, molto meglio prendersela con Bocia il Barbaro che, in uno Stato di diritto, nel suo stadio dovrebbe rimettere piede dopo avere saldato il suo debito. Invece no.

Ma, adesso che il Parlamento ha convertito in legge il decreto Alfano, siamo tutti un po’ più tranquilli. ‘Tratteremo gli ultras come i mafiosi’, ha solennemente annunciato l’ex delfino di Berlusconi. A parte il fatto che siamo tutti curiosi di vedere come andrà a finire il processo sulla trattativa Stato-mafia, perché se tanto ci dà tanto, c’è il rischio di essere sommersi dal marciume. A parte il fatto che siamo tutti curiosi di contare quanti ricorsi pioveranno contro i daspo di gruppo, autentico aborto giuridico.

A parte questo e altro, anziché criminalizzare le curve, dove chi sbaglia deve pagare (ma solo chi sbaglia: da noi colpiscono nel mucchio e chi s’è visto s’è visto), anziché proibire a Galimberti di entrare allo stadio perché è un suo diritto, questo Stato imbelle, codardo e fancazzista dovrebbe spiegarci come mai Genova sia stata flagellata dalla quinta alluvione in vent’anni mentre i fondi stanziati per mettere in sicurezza il Bisagno non sono mai stati spesi.

E, parlando di stadi, forse qualcuno ha pagato nella catena di comando della gestione dell’ordine pubblico a Roma, il 3 maggio scorso, in occasione di Fiorentina-Napoli, finale di Coppa Italia durante la quale dentro l’Olimpico esplose una santabarbara? I razzi, i bengala, le bombe carta, i petardi chi li li aveva portati sugli spalti, i cugini di Ivan il Terribile, rivisto in azione a Belgrado in occasione di Serbia-Albania? A proposito: il signor Bogdanov, che il 12 ottobre 2010 a Genova fece sospendere Italia-Serbia combinando un macello televisto su scala planetaria, si beccò sì una condanna a 3 anni e 3 mesi, pena tramutata nell’espulsione dal territorio della Repubblica e nel divieto di ritornare in Italia per cinque anni. Sai che paura per Ivan il Terribile che certamente se l’è fatta sotto di fronte a una condanna così terribile. Per non dire che sono trascorsi 5 mesi e 16 giorni da quella maledetta partita, 3 mesi e 24 giorni dalla morte di Ciro Esposito e i suoi genitori ancora non hanno avuto giustizia.

Ministro Alfano, ma di che cosa stiamo parlando?  E com’è che, un mese e mezzo dopo il varo del suo decreto, in occasione di Roma-Cska, Champions League, fuori dall’Olimpico ci sono stati i soliti accoltellamenti e dentro sono di nuovo volati bengala, bombe carta, con famiglie in fuga terrorizzate.

Ma vogliamo dirlo o no, che questo Stato è forte con i deboli e debole con i forti? E che è meglio accanirsi sul Bocia piuttosto che impostare una seria e non demagogica politica di prevenzione? Poi Tavecchio incarica Lotito (siamo a posto) di studiare le riforme per tamponare l’emorragia di spettatori: 6 milioni di tifosi sono scappati dagli stadi negli ultimi 6 anni. Sono ancora troppo pochi, considerato tutto quello che hanno dovuto subire. E, se non ci fossero gli ultrà, le partite si giocherebbero nel deserto.

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