Il designatore Messina l’arbitro che visse due volte

04 Luglio 2014 ore 14:36

Ha battuto in volata Stefano Farina, uno dei peggiori arbitri della nostra vita e Roberto Rosetti che era entrato Papa in conclave, ma ne è uscito cardinale.

Giusto così: se c’è uno che meriti il ruolo di designatore degli arbitri di serie A questi è Domenico Messina, 51 anni, nato a Cava dei Tirreni il 12 agosto 1962, felicemente trapiantato a Bergamo dove è diventato il punto di riferimento di tutti i fischietti e aspiranti tali.

Messina è un signore che ha vissuto due volte. In serie A dal ’95, internazionale dal ’98, 192 presenze nella massima serie, nel 2006 è stato sbattuto nel tritacarne di Calciopoli.

Prosciolto da ogni tipo di accusa nel processo sportivo perchè non c’entrava proprio niente, Messina è stato anche assolto con formula piena sia nel processo penale di primo grado sia in appello. Un’odissea che si è conclusa il 5 dicembre 2012 e gli è costata tantissimo sul piano umano. Nel 2007, Messina chiude l’attività con un anno d’anticipo, motivando la decisione con questioni di lavoro. In realtà, è nel pieno del ciclone e ci vuole una grande forza d’animo per riuscire a superarlo.

Tanto che, con un significativo gesto di umiltà, l’ormai ex arbitro ricomincia dalla sezione di Bergamo dell’associazione di categoria (Aia), addestrando i giovani e giovanissimi direttori di gara. Messina riparte dalla Seconda Categoria.

Siccome c’è una giustizia, in  sette anni si è ripreso ciò che la macchina del fango gli aveva tolto: nel 2008-2009 diventa osservatore di Collina in A e in B, nel 2009-2010 viene nominato vicecommissario in Lega Pro, nel 2010-2011 vicecommissario in B e osservatore arbitrale Uefa. Dal 2011, anno in cui Rosetti va in Russia sino a ieri, Messina ricopre l’incarico di designatore della B.

Il Comitato Nazionale dell’Aia l’ha nominato al posto di Braschi e già qui c’è una certezza: peggio del predecessore, Messina non potrà mai fare. L’ultima stagione della serie A è stata caratterizzata da una vistosa mediocrità tecnica degli uomini mandati in campo da Braschi, lo stesso che ad un certo punto si permise di affermare ci fossero stati “soltanto 5 errori clamorosi in 250 partite”. Naturalmente, le partite le aveva viste su Marte.

Messina sa che, sino a quando la moviola in campo non sarà definitivamente introdotta, gli ufficiali di gara sbaglieranno ancora. Messina sa che la tecnologia aiuterebbe i suoi colleghi a dirigere molto meglio e ad essere molto meno stressati. Messina ha gli attributi, la preparazione e la determinazione per fare del suo meglio.

Stia attento però a Nicchi, il presidente degli arbitri, uno che quando se ne andrà, sarà sempre troppo tardi.

E’ quello che promise di concedere la parola ai direttori di gara dopo le partite, ma non l’ha mai fatto. E’ quello che ha sentenziato: «La moviola uccide il calcio», ma, dall’altro ieri, ha cambiato idea perché Blatter ha cambiato idea. E’ quello che, con insopportabile jattanza, non riconosce mai gli errori, anche se notati da un orbo. E’ quello che, ciclicamente ci spiega come va il mondo. Se il calcio italiano è all’anno zero, Messina può essere il primo segnale di rinnovamento. Aspettando che Nicchi se ne vada. Siamo nati per sperare.

 

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