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Diego Maradona, cioè il calcio

Diego Maradona, cioè il calcio
Personaggi 25 Ottobre 2014 ore 09:26

Quando è sbucato dal tunnel dell’Olimpico, nessuno ci poteva credere. Diego era ancora lì, fiero come sempre, grasso come mai era stato da ragazzo. Gli avevano detto: «Vieni, giochi un tempo, quello che puoi, e dopo entrerà qualcuno». Baggianate: come chiedere a Dio di limitarsi a creare le cose del mondo. E infatti Maradona non è voluto uscire, è tornato in campo, e a cinquantatré anni ha giocato come quando ne aveva venti. Questa cosa è successa un paio di mesi fa, alla partita della pace voluta dal Papa. C’erano anche Baggio, Maldini (a bordocampo), Valderrama, e un sacco di calciatori che hanno fatto la storia di questo sport. Ma vedere Diego Armando Maradona prendere palla, battere una punizione, zampettare qui e là ai limiti dell’area di rigore, è stato come accorgersi di una verità profonda, che il tempo passa e non torna più. E dopo è stato anche peggio di così: ci siamo accorti di quanto ci manca la giovinezza.

Quella di Diego, in Argentina, è fatta di cose semplici. La palla, le corse con gli amici, la famiglia. A Villa Fiorito non c’era molto altro. Nel ’78 Maradona ha soltanto sedici anni, ma è già l’essenza del campione. Tuttavia, Menotti non se la sente di convocarlo a quel campionato del mondo e, tra le polemiche, lo lascerà a casa. Ai Mondiali in Spagna lo scopre il mondo, e dopo il Barcellona lo porterà al Camp Nou pagando al Boca Juniors quasi sette miliardi. «Prima di arrivare in Europa, nell’ ’82, sapevo che con la mia tecnica me li sarei mangiati tutti. La palla è una e quando sarebbe stata fra i miei piedi, gli altri potevano solo agitarsi» ha detto in una recente intervista. Nemmeno l’idiozia di un fallo che gli provocò la fattura della caviglia fermò la corsa disperata di Diego verso il successo, la leggenda, la vita. Certi uomini si siedono al bancone del pub. Ordinano una pinta, se la scolano in mezzo secondo. Si perdono in pensieri dentro a un bicchiere e poi guardano il barista: «Un’altra, amico. Per favore». Con quella fretta, Maradona ha bevuto la sua esistenza. Nel 1986, vincendo il Mondiale in Messico e realizzando gol che sono passati alla storia (uno di mano, l’altro volando). Al Napoli ha vinto due scudetti. Ha perso una finale di un Mondiale, quella di Italia ’90. E’ stato squalificato per doping. Due volte. E tutte le volte si è rialzato, credendo di poter stare al bancone ancora un po’. “Un’altra vita, per favore!”.

 

Il video del gol di Maradona contro l’Inghilterra: è stato eletto il “gol del Secolo”.

 

 

Ha detto: «Le mie figlie sanno che il loro vecchio, nonostante tutto, riesce a fare 90 minuti anche a 53 anni però, anche se ho 53 anni, in realtà è come se ne avessi 78 perché la mia vita non è stata normale. È come se avessi vissuto 80 anni». Così tutte le volte che rivediamo l’eleganza di Maradona in qualche vecchio filmato digitale, sospiriamo e tentiamo di fermare l’istante. Maradona ha segnato gol bellissimi. Quello dell’ ’86, contro l’Inghilterra, lo hanno pure eletto gol del secolo. Ne ha fatti su punizione, di testa, di sinistro, di destro. Maradona è un campionario (elegante) del gol. L’ultimo lo ha segnato in una partita di beneficenza, a Rio Tercero, Argentina, lo scorso luglio. La gente sta tutta intorno al campo, proprio a ridosso della linea bianca, quasi in equilibrio. Gli altoparlanti li hanno arrangiati così, alla buona. Il campo è spelacchiato. A un certo punto Maradona, che ovviamente ha il 10, prende palla vicino al limite dell’area e con un tocco sotto riesce a scavalcare il portiere con un pallonetto. Poi va in mezzo al campo a prendersi gli applausi della gente. Sorrideva che sembra un bambino. Un eterno, splendido bambino felice.

 

L’ultimo gol di Maradona in un’amichevole in Argentina.

 

 

 

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