Cosa insegna il caso Cottarelli

Perché digitalizzare l’Italia è dura pure per chi arriva da Amazon

Perché digitalizzare l’Italia è dura pure per chi arriva da Amazon
Personaggi 19 Febbraio 2016 ore 10:36

Il nostro Paese è decisamente indietro in tema di infrastrutture tecnologiche, come dimostra il fatto che alcune zone del Paese sono ancora escluse dall’accesso alla banda larga. Lavorare bene in questi campi è molto difficile, essendo un settore in continua evoluzione, che necessita di conoscenze approfondite e costantemente aggiornate, ma soprattutto di una certa esperienza sul campo, qualità più unica che rara. Per questo motivo il Governo ha dato l’incarico di commissario per il digitale a Diego Piacentini, senior vice president per il business consumer internazionale di Amazon, uno dei tanti “cervelli in fuga” che però Renzi ha convinto a tornare per aiutare il Paese.

L’incarico “pro-bono”. Quando un super manager viene distolto dalla carriera privata per dedicarsi al settore pubblico, significa solitamente che lo Stato deve avergli offerto una retribuzione di un certo peso. In questo caso però, come ha dichiarato il premier Matteo Renzi, Piacentini non avrà nessuno stipendio, ma lavorerà come servizio civile a titolo gratuito: una scelta davvero lodevole, se si pensa che attualmente è uno dei manager più ricercati e pagati al mondo, con uno compenso di quasi 7 milioni di dollari l’anno denunciati al fisco nel 2014. «Dopo 16 anni ad Amazon – ha spiegato – è l’occasione per restituire qualcosa al Paese in cui sono nato e ho vissuto 40 anni».

Apple e Amazon… Un curriculum da urlo. Quello di chi ha lavorato per Apple, guidando l’espansione della multinazionale sul suolo europeo fino al febbraio 2000, per poi approdare ad Amazon e rimanere al fianco del fondatore Jeff Bezos fino ad oggi. Così Piacentini ha contribuito a realizzare di fatto la crescita esponenziale del colosso dell’e-commerce, che ha rivoluzionato la vendita sul web e che si è affermato anche in molti altri settori come i servizi di cloud, la produzione di tablet ed e-book reader. È stato proprio Bezos a complimentarsi con il premier Renzi con un Tweet: «Signor Primo Ministro Renzi, siamo davvero orgogliosi di Diego. È grande per l’Italia».

 

 

Puntuale è arrivata anche la risposta del Presidente del Consiglio, che tramite il suo profilo ha ringraziato ed invitato Bezos in Italia per discutere di innovazione.

 

 

Obiettivi e ostacoli. L’entusiasmo per la nomina nei giorni seguenti si è leggermente smorzato: in molti infatti hanno ricordato ciò che è successo tra il 2013 e il 2014 dopo la nomina del Commissario Cottarelli. In una famosa intervista al Corriere, dopo la rinuncia alla carica per evidenti difficoltà strutturali, Cottarelli aveva denunciato la quasi impossibilità a rivoluzionare un sistema ormai radicato e protetto da una rete di amicizie e conoscenze. Quando gli avevano chiesto quale fosse stata la maggiore difficoltà nel cercare di portare a termine il proprio lavoro, Cottarelli aveva risposto: «Il sistema dei capi di gabinetto. Si conoscono tutti tra loro, parlano tutti lo stesso linguaggio. E i capi degli uffici legislativi: hanno in mano tutto e scrivono leggi lunghissime, difficilmente leggibili. Costituiscono un gruppo omogeneo, in cui è difficile entrare, con cui è difficile interagire. Spesso molti documenti non mi venivano dati. Non per cattiva intenzione, ma perché non facevo parte della struttura». In tema di pubblica amministrazione è ormai noto come ogni “rivoluzione” trovi spesso difficoltà ad affermarsi e ad essere accompagnata dagli stessi dirigenti, dai piani più bassi fino a quelli più alti.

Due anni di tempo. Diego Piacentini ha già dato una prima deadline al suo incarico, chiedendo due anni di aspettativa ad Amazon durante i quali cercherà di fare ciò che finora a nessuno è riuscito: svecchiare l’Italia e imporre una ventata di modernità e digitalizzazione. Il suo incarico inizierà dal 17 agosto 2016 ma sicuramente già in questi mesi sarà coinvolto in qualche iniziativa, per iniziare a conoscere meglio l’ambiente in cui dovrà lavorare e magari trovare qualche fedele alleato in quella che si preannuncia una vera e propria battaglia. Il premier sembra intenzionato ad affidargli pieni poteri e una certa libertà d’azione, ma bisognerà vedere come il resto dell’apparato statale accoglierà il suo arrivo, considerando che di questa materia si occupano già altri organi.

Secondo Il Sole 24 Ore però ci sono motivi di ottimismo, sia per le qualità di Piacentini, sia perché negli ultimi tempi sembra che alle parole sia seguito anche qualche fatto concreto, non ancora sufficiente ma che rappresenta una buona base di partenza. Sarebbe scorretto – spiega Il Sole – lasciare spazio al semplice cinismo di chi ha visto passare per Roma troppi presunti “salvatori della Patria” che poi hanno alzato bandiera bianca: «Se uno come Piacentini prende questa decisione vuol dire che pensa che si possa realizzare qualcosa di grosso. E se un governo prendere uno come Piacentini vuol dire che ammette di dover imparare a realizzare un progetto orientato al cliente, come si fa ad Amazon. Ma qui il cliente non è la struttura o il governo: è il cittadino».

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