Donatella, il fascino di un’artista per cui tango è «possibilità infinita»

08 Novembre 2017 ore 07:45

Donatella Alamprese è un’affascinante artista di origini lucane, ma con nelle vene sangue argentino. Il suo repertorio di cantante raffinata e intensa sul piano espressivo ed emotivo la pone tra le stelle più luminose del panorama canoro internazionale. Un eclettismo interpretativo che poggia le basi su una solida formazione classica, consentendole di spaziare con la disinvolta padronanza di otto lingue nei più disparati generi musicali dalla lirica fino alla sperimentazione, passando per jazz e pop. Ma è grazie alle suggestioni della musica argentina e alle sue magiche atmosfere che Donatella Alamprese è diventata famosa nei palcoscenici del mondo: brani di Gardel, De Mare fino a Piazzolla per arrivare a Marta Pizzo, esponente di una fiorente new wave. A suo fianco i musicisti Marco Giacomini alla chitarra, Andrea Farolfi al violino, il fisarmonicista Alessandro Moretti e Amedeo Ronga al contrabbasso.

 

 

Donatella, cosa  è per lei il tango?
«Ce l’ho nel sangue per le mie radici argentine da parte paterna: come dice Leopoldo Marechal, “una possibilità infinita”. È vivere ogni istante con gratitudine, come fosse un abbraccio, cercando nel mistero della vita una costante evoluzione. Il tango è stato definito patrimonio dell’ umanità proprio perché esprime un linguaggio universale capace di arrivare dritto al cuore».

Come è nata questa passione?
«Mio padre cantava e suonava e desiderava che anch’io imparassi lo spagnolo e condividessi con lui certi momenti della sua vita in Argentina. Dopo la sua morte  ho cominciato ad apprezzare questo genere: ed è stato po’ come rinascere».

Ritieni che i giovani possano esserne attratti?
«Credo proprio di sì. Mi è accaduto tantissime volte di ricevere abbracci da giovani sconosciuti dopo i miei spettacoli. La danza popolare fa molti proseliti e le vibrazioni del mio canto arrivano come un abbraccio».

 

 

Qual è il suo segreto nell’interpretare questo genere?
«La sincerità. Per interpretare il tango bisogna essere veri, raccontare e raccontarsi senza maschere. Collaboro con poeti e compositori argentini contemporanei di fama come Saul Cosentino, considerato l’ erede di Piazzolla, e la poetessa Marta Pizzo, della quale ho musicato alcuni testi: tutti personaggi grandiosi eppure umili nell’atteggiamento verso la vita. Non a caso il mio ultimo lavoro discografico con il chitarrista Marco Giacomini che cura anche gli arrangiamenti dei brani, si intitola Tango sin Carmin, Tango senza rossetto. Un tango essenziale per trattare temi della contemporaneità senza smarrire la forza della tradizione».

Una vita professionale ormai votata al tango…
«In realtà posso contare su repertori diversi: adoro la lirica, il jazz ma anche la canzone francese. Confesso che mi piace creare e offrire percorsi originali proponendo brani di musica colta e popolare rivisitati. Alkimie e Crossroads, portati in teatri in Italia e oltre oceano, ne sono un esempio e prima di partire in tournee per il Giappone nel 2008 sono stata testimonial del lancio della 500 sul mercato asiatico. È stato divertente. Ma un fatto è certo: il tango è e sarà sempre la mia passione, quella in grado di infondermi energie sempre nuove».

Quali i progetti futuri?
«Continuare a ricercare, a collaborare, a sperimentare. Amo il teatro e continuerò il progetto partito con lo spettacolo Le quattro Voci di Eva dedicato al Femminile, poi nel 2018 Russia, Giappone e Argentina. È così che mi realizzo e riesco a sentirmi ciò che sono: un’autentica cittadina del mondo».

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