Elogio di Alejandro Gomez che ha portato la Dea nella storia

21 Marzo 2017 ore 07:30

«La botta di San Siro è stata tremenda. Ma sono sicuro che contro il Pescara rivedremo una grande Atalanta». Alejandro Gomez è stato di parola. Ci eravamo visti giovedì a Zingonia. Corriere dello Sport-Stadio e Tuttosport avevano un regalo per lui: l’intera collezione di Holly e Benji. Il capitano dell’Atalanta è un patito dello storico cartoon sin da quando era un bambino e, mi ha raccontato, li seguiva in tv ogni mattina, prima di andare a scuola. In Argentina, la serie furoreggiava con il titolo di Supercampeones. A giudicare dal video domestico che da tre giorni impazza su Instagram, oggi è il piccolo Bautista a spupazzarsi Oliver Hutton e Benjamin Hutton, con il papà che gli spiega chi siano e come giochino. E, certamente, non è stato un caso che, a sigillare lo storico record dei 55 punti sul campo, stabilito dalla Dea con il 3-0 al Pescara, sia stato il ventinovenne argentino, leader in campo e fuori, capace di trasmettere sempre un’immagine positiva e accattivante dell’Atalanta.

Gomez ha firmato una doppietta per aprire e chiudere la partita, ha dettato  l’assist a Grassi perché fosse completa la festa che ha cancellato la sconfitta con l’Inter, agganciando la squadra di Pioli al quinto posto e scavalcando il Milan che ieri sera aveva battuto il Genoa. L’elogio di Gomez, capocannoniere atalantino con il record personale di 11 reti, scaturisce dal miglior campionato, suo e dell’Atalanta che il 1° settembre 2014 ha creduto in lui, riportandolo in Italia dopo l’esperienza al Methalist Kharkiv.
Se è vero che una squadra è grande quando reagisce subito a una sconfitta, l’Atalanta è stata due volte grande. Il 7-1 di San Siro aveva lasciato ferite che potevano anche non rimarginarsi in una settimana. Invece, ancora una volta, Gasperini ha firmato un capolavoro, prima ancora psicologico che squisitamente di ordine tecnico e tattico. Preso atto degli indisponibili (Berisha, Conti, Dramé, lo squalificato Kurtic), l’allenatore ha lanciato nella mischia Gollini, Cristante e Hateboer, alla prima assoluta in nerazzurro, dando fiducia a Grassi. Gli interessati hanno ripagato Gasperini e, se l’ex Aston Villa ha effettuato un solo intervento degno del suo talento, l’olandese e i centrocampisti hanno brillato per l’efficacia della prestazione, che Grassi ha nobilitato con il gol di pregevole fattura.
Una domenica perfetta, nel segno di Gomez e dei tifosi con i quali la squadra era in debito da domenica scorsa. Da quando, a Zingonia, in mille l’avevano applaudita e rincuorata di ritorno da San Siro. Una prova di maturità che ha onorato chi l’ha offerta. Così come il tributo a Guglielmo Stendardo, sotto la Curva Nord, conferma ancora una volta quali siano i valori di una tifoseria, di una squadra, di una città che meritano di vivere il sogno europeo.
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