Di Osio Sopra

Emilio Gualandris, da madonnaro ad artista di fama internazionale

Emilio Gualandris, da madonnaro ad artista di fama internazionale
23 Novembre 2017 ore 05:30

Anche nei piccoli paesi di provincia si trovano artisti nascosti. È proprio il caso di Emilio Gualandris, nato a Bergamo il 12 dicembre del 1964 e residente a Osio Sopra fin da bambino. E che in questi anni ha raggiunto la fama internazionale, portando le sue opere non solo in tutta la Penisola, ma anche nel nord Europa. Insegnante di disegno e pittura, si dedica all’arte dal 1990, partecipando in quasi trent’anni di carriera a concorsi nazionali e internazionali e vincendo nel 1995 la medaglia del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Lo abbiamo incontrato e ci siamo fatti raccontare la sua storia.

Come ti sei avvicinato all’arte?
«Sotto certi aspetti sì. Ho iniziato ad avvicinarmi alla pittura già da ragazzo, complice mio zio. Molto spesso passava da casa a dipingere e mi piaceva osservare il suo lavoro. Questa passione l’ho tenuta nascosta fino ai vent’anni, quando ho iniziato a frequentare la Bottega di Daniele Ubiali, Maestro d’Arte. A quel punto è scoppiata la passione».

 

 

I tuoi primi lavori?
«Le mie prime opere sono state come madonnaro. Ho fatto parte del gruppo Madonnari Bergamaschi, un’esperienza molto bella che mi ha permesso di mettermi in gioco e mostrare le mie opere. Con il tempo erano sempre più richieste, così con il gruppo sono stato invitato in varie città, italiane e non: Francia, Firenze, Mantova, Milano e Bergamo, per citarne alcune. Purtroppo poi i Madonnari sono andati scemando in questi anni».

Di cosa ti occupi principalmente?
«Da vent’anni a questa parte dipingere è il mio lavoro. I quadri e le mostre sono diventati la mia occupazione, impegnandomi a pieno ritmo. Ho esposto a livello locale, nazionale ed internazionale, portando le mie opere a Miami, Roma, Milano, Ginevra e Berlino. Ad oggi ho tenuto più di centocinquanta mostre, tra personali e collettive. Negli ultimi quindici anni mi sono dedicato anche all’insegnamento di pittura. D’estate mi concentro di più le gallerie, mentre durante la stagione invernale dipingo e mi occupo dell’insegnamento. Seguire entrambe le cose è molto impegnativo, ma dà grande soddisfazione. In questi anni ho avuto allievi che arrivavano anche da città come Milano e Como».

Collaborazioni importanti in tutti questi anni?
«Di enorme soddisfazione è stata la mostra di Venezia, inaugurata da Vittorio Sgarbi all’Isola delle Rose. Spesso vengo invitato nelle varie città per esporre le mie opere, e in parecchi casi ho vinto dei premi a livello Nazionale. Nel 1995 sono stato premiato dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro con una medaglia consegnata dal Prefetto di Bergamo. Sono soddisfazioni che restano. Negli ultimi anni ho lavorato anche in televisione, portando i miei quadri alla trasmissione di Centro Arti Visive. Questo mi ha permesso di esporre le mie opere insieme ai grandi della pittura, come Schifani e Guttuso».

 

 

In quale filone espressivo ti riconosci di più?
«La mia pittura si colloca nello stile iperrealista, una corrente che arriva dall’America degli Anni Sessanta. Si tratta di dipingere e far sì che l’opera possa assomigliare il più possibile ad una fotografia, portandola a un risultato che dev’essere quasi reale. Nei miei quadri accanto alla pittura iperrealista c’è sempre un particolare informale, che ricrea due situazioni che poi vanno in simbiosi, uniformandosi. Questo stile dà vita a un’espressione nuova. Tendenzialmente c’erano il pittore iperrealista e il pittore informale. Nei miei quadri trovano posto entrambi gli stili. Un bravo pittore diventa artista nel momento in cui crea qualcosa di nuovo, seguendo una sua linea. Io penso di averla trovata, raggiunta è sviluppata in questi anni».

La tua giornata tipica?
«Il mio è sicuramente il lavoro più bello del mondo, visto che mi permette di fare ciò che amo. Resta però molto impegnativo e a tempo pieno. Iniziò a dipingere alle otto del mattino e proseguo fino a pomeriggio inoltrato. Poi iniziano le lezioni di pittura fino a sera. Niente sabato e domenica e niente Natale e Pasqua. Ma come ho già detto le soddisfazioni ripagano. Sempre».

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Hai qualche consiglio da regalare ai giovani artisti emergenti?
«È importante che un pittore lasci emergere le sue idee, dando sfogo alla sua arte e alla sua fantasia. Ai miei ragazzi, quando insegno, lo ricordo sempre. Anche prendendo spunto da altri stili. L’importante poi è seguire una linea e una direzione. L’artista dev’essere riconoscibile e identificabile. Quando un appassionato osserva un’opera deve capire la mano del suo autore senza nemmeno vedere la firma. Questo rende le opere uniche. Nell’arte contemporanea oggi paga il pensiero, non solo la bravura».

Progetti e idee per il futuro?
«Ho ancora dei quadri che porto dentro di me. Mi piacerebbe lasciare qualcosa di più di quanto fatto fino ad ora, anche per una mia soddisfazione personale. Il problema rimane legato alla situazione odierna, purtroppo ad oggi non ho spazio e tempo per portare a compimento queste opere. Il mio quadro migliore resta nel cassetto, in attesa di realizzare l’opera che lascerà una traccia nella mia carriera».

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