Morì sessant'anni fa

Enrico Fermi, vita e scienza

Enrico Fermi, vita e scienza
27 Novembre 2014 ore 13:32

Enrico Fermi nacque a Roma il 29 Settembre 1901. I suoi erano di origini piacentine, e questo spiega come mai Fermi non ebbe mai un accento romano. Alle elementari ebbe la fortuna di incontrare un maestro che cercò in ogni modo di valorizzare la sua curiosità per i fenomeni naturali e la sua passione per la matematica. Questo maestro si chiamava Amidei. La stessa sfacciata fortuna doveva ripetersi alle superiori, dove – come si può vedere nel video che proponiamo di seguito – ebbe insegnanti che, accortisi di avere in classe un ragazzo fuori dal comune, vi si dedicarono con particolare entusiasmo, permettendogli di terminare il liceo senza frequentare l’ultimo anno. Fermi prese dunque la maturità nel 1918, a 17 anni. Dopo di che gli fu suggerito di presentarsi all’esame di ammissione alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove risultò il primo fra i concorrenti con un lavoro sui caratteri distintivi del suono che divenne presto leggendario. La Normale era allora uno – se non il solo – dei luoghi in cui si poteva studiare seriamente la fisica in Italia, e il giovane Fermi ne approfittò alla grande. Dire che si laureò con la lode è a questo punto superfluo.

A Pisa Fermi si era infatti dedicato ad una intensa attività di ricerca in particolare sulla diffrazione dei raggi X da parte dei cristalli (argomento che riprese poi nei lavori che lo avrebbero condotto alla sua scoperta più importante) e alla elaborazione di una forma matematica del tutto innovativa chiamata statistica antisimmetrica o statistica Fermi-Dirac (Dirac è i fisico che ha “scoperto” l’antimateria).

Fermi – come dirà un fisico americano in uno dei video che presentiamo – non era soltanto un genio della fisica teorica e sperimentale: era anche una persona umanamente assai gradevole, semplice e cortese. Un geniale uomo politico – e studioso – del tempo, Orso Maria Crbino,  lo prese a benvolere al punto da creargli un ambiente di studio favorevole e trovargli dei ricercatori in grado di collaborare con lui: nacque così il gruppo che poi fu chiamato dei “ragazzi di via Panisperna”, dal nome della strada (a due passi dal Quirinale) dove aveva sede l’Istituto di Fisica dell’università. Coi suoi giovani laureati (i nomi che avrebbero fatto grande la fisica itailana: Rasetti, Amaldi, Segrè, e altri) poté affrontare il cammino che portò alla formulazione della teoria matematica del decadimento di Beta e alla scoperta dei neutroni lenti, la scoperta decisiva per il seguito della sua attività scientifica. Chi avesse modo di imbattersi nei due studi intitolati: Fermi-Amaldi, “Sopra l’assorbimento e la diffusione dei neutroni lenti”, e Fermi, “Sul moto dei neutroni nelle sostanze idrogenate” sappia di essersi imbattuto in due pietre preziosissime del cammino della scienza . Per il momento (in un’Italia in cui qualcuno aveva sostenuto che, tolta l’impalcatura matematica, la teoria della relatività einsteniana si sarebbe rivelata un clamoroso flop. Vedi filmato, sotto) questi studi consentirono a Fermi di vincere il Nobel per la fisica. Era il 1938 ed erano da poco entrate in vigore le leggi razziali mai sufficientemente deprecate. Fermi aveva una moglie israelita. Nonostante i filmati dell’epoca (vedi sotto) parlino della “bella famiglia” con cui si era recato a Stoccolma per la premiazione, il mite uomo di scienza italiano decise – per lei, per proteggerla – di non fare ritorno a Roma e di partire alla volta di Chicago, dove si sarebbe stabilito fino alla fine della guerra.

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E fu in riva al lago Michigan, in un laboratorio costruito sotto un campo da football, che nacque il primo reattore nucleare al mondo, quello che permetteva di produrre uno sviluppo controllato di energia a partire dal processo di fissione di un nucleo di uranio. Le autorità militari capirono immediatamente che la scoperta avrebbe consentito la produzione di una bomba in grado di metter fine alla guerra. Fermi partecipò al progetto Manhattan che avrebbe portato alla costruzione della prima bomba atomica, due esemplari della quale furono poi sganciati su Hiroshima e Nagasaki.

Tornato in Italia e messi da parte studi le cui conseguenze si erano rivelate tanto disastrose, insegnò (Fermi era un docente strepitoso) fino al 1954 scoprendo nel frattempo mille altre cose (ad esempio alcune particelle subatomiche ancora ignote, cui venne dato il nome di Fermioni) che si sarebbero rivelate utili anche in tempo di pace. L’utilizzo del cobalto per la cura del cancro, ad esempio. Purtroppo le applicazioni medicali di questi studi non fecero in tempo a salvarlo da un tumore allo stomaco che lo condusse alla morte il 26 novembre 1954. In fondo era ancora molto giovane.

Qui di seguito offriamo alcuni video sulla vita del’uomo Fermi e la sua avventura scientifica.

  • La vita di Enrico Fermi dall’adolescenza fino alla sua prematura scomparsa. Il documentario racconta quest’uomo straordinario con grande semplicità, cogliendone soltanto l’aspetto essenziale. Qui.
  • Una narrazione ragionata sul ruolo di Fermi nello sviluppo della fisica in Italia e sulle sue caratteristiche di studioso, insieme fisico teorico e fisico sperimentale. Qui.
  • Fermi scienziato, con resoconto preciso dei passi e degli incontri che gli permisero di diventare il genio che era. Qui.
  • Gli aspetti e le principali tappe scientifiche della vita di Fermi in Italia e negli Usa, con resoconto dettagliato di quello che accadde a Chicago il 2 dicembre del 1942. Qui.
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