A GINOBILI: «UN'ALTRA VITTORIA CHE DEVO A TE»

Messina, primo tecnico europeo capo allenatore nel basket NBA

Messina, primo tecnico europeo capo allenatore nel basket NBA
28 Novembre 2014 ore 14:56

È ormai tarda sera a San Antonio e mentre il tepore novembrino del Texas dà l’arrivederci al giorno successivo la gente defluisce felice dall’AT&T Center. I padroni di casa, quei San Antonio Spurs campioni Nba in carica, hanno appena sconfitto 106-100 gli Indiana Pacers nell’incontro del 26 Novembre, 14° partita stagionale.

In conferenza stampa i giornalisti si affollano attorno ad Ettore Messina. L’italiano attento li scruta e risponde, con voce apparentemente sommessa, lentamente ma in un ottimo inglese, quasi indifferente all’aver appena scritto una pagina di storia dello sport. Già, perchè il 55enne Coach catanese ha appena concluso la partita che lo ha visto come il primo Europeo a guidare una squadra Nba da Capo Allenatore. Primo Europeo e primo italiano, come mai era successo nella storia della più prestigiosa Lega di Pallacanestro del mondo.

Evento propiziato dal fatto che Coach Popovich, che riveste normalmente l’incarico, si è sentito poco bene (nulla di grave) e Messina, che solitamente svolge il ruolo di Assistente, è salito ai posti di comando. Un punto d’arrivo eccezionale, ciliegina sulla torta d’un Curriculum tra i più blasonati e vincenti della storia del Basket europeo. Qualche numero? 4 titoli Europei, 1 Coppa della Coppe, 4 Scudetti Italiani, 7 Coppe Italia, 1 Supercoppa Italiana, 6 scudetti Russi e 2 Coppe di Russia. Argento con l’Italia agli Europei del 1997, 5 volte miglior allenatore dell’anno, già membro dell’Italia Basket Hall of Fame. Una vera e propria leggenda cestistica vivente.

Inizia la carriera da allenatore fin da ragazzo, nelle giovanili di Venezia. Passa poi alla Virtus Bologna nel 1983, dove viene nominato allenatore delle giovanili e assistente allenatore della prima squadra, affiancando un mito del basket italico come Sandro Gamba. Una parentesi formativa fondamentale nel percorso di Messina, che rimane assistente per 6 anni per poi essere promosso capoallenatore nel 1989. Preciso, metodico, lavoratore pignolo e puntuale, compensa la mancanza di un passato da grande giocatore con lo studio ossessivo del gioco. E fin da subito, una volta prese in mano le redini della squadra, affastella successi. Al primo anno vince già due trofei: Coppa Italia e Coppa delle Coppe. Il primo scudetto arriva nel 1993. La parentesi Bolognese si interrompe per 5 anni quando Messina, ormai già unanimemente apprezzato, si siede sulla panchina della Nazionale Italiana; esperienza che culmina con l’Argento agli Europei del 1997, messo in bacheca a fianco dell’Oro ai Giochi del Mediterraneo nel 1993.

La seconda falange dei trascorsi bolognesi riprende nel 1998, ed è ancora colma di trionfi: arriva subito il primo titolo Europeo, insieme allo scudetto. La parentesi italiana si chiude con 3 anni (sempre colmi di vittorie) alla Benetton Treviso, fino a che, anche per divergenze con la Federazione ed il mondo del Basket italiano, vola all’estero. Nel 2005 approda al CSKA Mosca, che diventerà la sua seconda casa, vivendoci 7 anni, vincendo 2 Euroleghe, 6 scudetti e 3 United League, giungendo alla definitiva consacrazione nell’Olimpo degli allenatori Europei. Nel 2008 viene inserito nella lista dei migliori 10 coach della storia dell’Eurolega.  Manifestazione che gli lascia però anche dell’amaro in bocca, sconfitto più volte in finale dalla sua nemesi sportiva, Zeljiko Obradovic, l’allenatore più vincente della storia Europea. Avendo comunque vinto a Mosca tutto ciò che vi era da vincere, Messina si rivolge verso nuove realtà: due anni al Real Madrid ed un’esperienza da Assistente nella prestigiosa franchigia Nba dei Los Angeles Lakers, fino all’approdo quest’anno ai San Antonio Spurs.

Ma il cuore e l’esperienza fondante della carriera rimarrà sempre Bologna, dove anche sportivamente toccò il punto più alto, nel 2001, vincendo con un triplete: Coppa Italia, Scudetto, Eurolega. Ironia della sorte, MVP (miglior giocatore) di quella manifestazione fu Emanuel “Manu” Ginobili, l’argentino che Ettore ha ritrovato a San Antonio, in cui gioca dal 2003, notato oltreoceano dopo essersi messo in luce proprio a Bologna.

Ed è così che quando in conferenza stampa un giornalista gli chiede di Manu, Messina dimentica per un attimo l’aplomb texano ed abbozza un sorriso: “Divertente che tu me lo chieda. A fine partita mi sono avvicinato a Ginobili e gli ho sussurrato: ecco un’altra vittoria nella mia carriera che devo a te!”.

È l’argentino infatti nella notte a trascinare i compagni con 28 punti, 4 assist, 3 rimbalzi e 2 palle rubate. 21 punti nel solo secondo tempo, dando il la al recupero degli Spurs e consegnando nelle mani del proprio Coach la vittoria. Proprio come 13 anni fa, ai tempi dell’avventura bolognese, con lo stesso guizzo e passo dei 20 anni, come se il tempo in realtà non fosse mai passato, come se anche per il suo antico allievo questa vittoria fosse più importante delle altre, un tributo al vecchio maestro.

Avventura bolognese che sembra proprio fare da trait d’union tra le due finestre temporali italo-americane: nei neroargento del Texas milita ora anche Marco Belinelli, ragazzo italiano di San Giovanni in Persiceto dalla mano calda che ai tempi di Bologna faceva parte della squadra giovanile e vedeva Ginobili allenarsi sotto la guida di Messina. Un curioso incrocio di volti e storie di sport, riunite, 13 anni dopo, per scrivere la storia insieme, su un campo di basket texano.

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