Rinasce il centro piacentiniano

Ezio Gritti, il ritorno all’ex Ciao «Sarà ancora più bello di via Solata»

Ezio Gritti, il ritorno all’ex Ciao «Sarà ancora più bello di via Solata»
14 Agosto 2016 ore 03:30

Ezio Gritti risponde al telefono mentre sorseggia il caffè nella sua casa ai confini del bosco di Cornalta di Bracca guardando il Menna. È gentile e pacato, come sempre e, mentre si definisce «un po’ orso» (anche se non si direbbe, davvero), è ben lieto di parlare del suo imminente ritorno in grande stile nel cuore di Bergamo.

Si era trasferito nel 2013 dall’altra parte del mondo, a Bali, dove aveva aperto, a Seminyak, il suo Solata Restaurant, ed era poi rientrato in terra orobica a novembre 2015, giusto in tempo per presenziare a Gourmarte, salutato e accolto con affetto da colleghi e clienti. Gli stessi che erano rimasti un po’ male, a scoprire del suo addio alla città, quando, quasi una decade dopo la conquista della stella Michelin, aveva deciso di chiudere il suo gioiello, l’Osteria di via Solata: «Non ha finito perché è finita – dice oggi –. Ho voluto io che si fermasse, per restare impressa così, nel cuore di tutti, esattamente come l’avevano conosciuta».

 

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Il Solata Restaurant a Seminyak, Bali.

 

È qui di nuovo perché di casa si ha sempre, in fondo, nostalgia. Ma chi conosce la sua instancabile dedizione dice che c’era da aspettarselo, che non sarebbe rimasto a lungo con le mani in mano. A marzo 2016 ha firmato il contratto con Immobiliare Fiera Spa. E adesso sta per aprire: mancano le pareti da tinteggiare, poi le pavimentazioni, nei prossimi giorni. Si sperava di inaugurare a metà settembre, ma gli ingenti lavori di ristrutturazione dell’immobile, lasciato a se stesso per sessant’anni, hanno richiesto interventi ai pilastri, prove di portata delle solette e sostituzione dei canali di scolo del tetto. Un’azione strutturale che ha fatto rimandare la data di apertura alla fine di ottobre o, al massimo, alla prima decade di novembre. A lavorarci è un team di imprese bergamasche: dalle maestranze ai pittori, dai gessisti all’idraulico, da chi ha installato la climatizzazione al geometra Ravasio di via dei Partigiani, fino agli architetti di Brembate di Sopra Silvia Vavassori e Luca Zambelli. Anche le attrezzature e le forniture sono made in Bergamo, con nomi arcinoti a chi lavora nel mondo della ristorazione: Ristoteam, Zanussi, Ros, Corti Marmi.

 

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Il pannello sulla porta del ristorante. I rendering sono ancora top secret.

 

«E poi i tavoli Pedrali, un’altra eccellenza orobica, che sono geometria pura: quadrati, con il piano di colori diversi. E le sedie in legno, con una seduta fantastica, davvero da scoprire. Mi sono innamorato di quelle sedie, sono così italian style». Si vorrebbe già varcare la porta, mentre si collocano mentalmente al loro posto le tinte, essenziali ma non fredde, sopra il pavimento in parquet, di rovere austriaco color tortora: «Non gelido, un nocciola appena appena brunito». Ci tiene molto, a che l’atmosfera sia accogliente. Tiene molto anche alla raffinatezza, Gritti, ma rifiuta con decisione il trend attuale dei ristoranti chic: freddi, minimalisti, asettici. Lui preferisce una sana via di mezzo tra l’eleganza e la praticità, un’aria urban chic che non spaventi la clientela da fuori. Alla luce, quella, ci pensano le vetrate. E le terrazze? Saranno perfette per l’estate, per ampliare gli 80 posti a sedere interni, mentre d’inverno probabilmente accoglieranno divanetti e un rincuorante braciere acceso. A proposito di terrazze, con Tiziana Fausti e il suo showroom intercorreranno naturalmente rapporti di buon vicinato, ma le due entità rimarranno indipendenti l’una dall’altra, con una struttura (dei semplici vasi) che, per ora, impedirà il libero transito dei clienti dal ristorante alle vetrine, e viceversa.

 

 

La squadra, intanto, sei in cucina e quattro in sala, è pronta, fatta tutta di ragazzi giovani: il sous chef ha 27 anni. Cosa prepareranno e serviranno agli ospiti? Gritti rassicura gli aficionados: torneranno alcuni classici di via Solata, segnati in carta con il loro anno di nascita, a partire da uno dei suoi cavalli di battaglia, il Piccione alla liquirizia e menta, ai tempi eletto da Veronelli piatto tra i venti migliori d’Italia. Chi ha provato la cucina di Gritti comunque già lo sa, che, anche nelle novità, non ci saranno gusti passeggeri e strane tendenze: il suo menu è sempre essenziale e onesto. L’assenza di riccioli verbali nelle voci in carta, poi, crea una chiarezza nel commensale che è già accogliente di per sé: si sa esattamente cosa si sta per assaggiare. Per quanto riguarda i prodotti, Gritti, con il suo pragmatico anticonformismo, evita volentieri di lodare le mode del chilometro zero, ma comunque rivela che ogni piatto vedrà la presenza di una materia prima locale. E precisa: «Sicuramente all’inizio, data la stagione, si utilizzeranno castagne, verza, legumi».

Il ristorante, che si chiamerà, molto semplicemente, Ristorante Ezio Gritti, sarà aperto sia a pranzo, con un lunch, che a cena. Si era pensato di battezzarlo SentierOne, ma, anche qui, Gritti ha optato per la chiarezza, con un nome identificativo, privo di giochi di parole. «Spero di non aver peccato di superbia, ma almeno al telefono uno risponde e ci si intende». Ora, non resta che aspettare l’apertura e, per la primavera 2017, «una sorpresa». Ci si lascia contagiare dall’entusiasmo di Gritti, nell’attesa: «Non sarà di certo come via Solata. Sarà più bello, spero».

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