Fantasmi e fenomeni strani

17 Aprile 2015 ore 05:50

Il caso è esploso in tutto il mondo e la teoria dello scienziato quantistico Robert Lanza ha gettato un sasso nello stagno così grosso e dirompente da rischiare di trasformarsi in uno tsunami, in un mezzo cataclisma nel mondo dello scientismo più tradizionalista e specialmente quello di pura matrice cartesiana. Per lo studioso newyorkese, definito come uno dei tre più importanti scienziati al mondo, la morte sarebbe una mera illusione perché la coscienza dell’individuo dopo il trapasso continuerebbe ad esistere incorrotta e intatta su altri piani dimensionali.

Un pensiero che fa tremare i polsi alle diversi correnti religiose e che viene minuziosamente espresso e spiegato in un libro del fisico di meccanica quantistica dal titolo Bioenergism, nucleo su cui Lanza fonda l’assunto delle sue ricerche. Quindi se esiste la possibilità di una sopravvivenza “energetica” oltre la morte, cosa del resto insegnata millenni fa dalla dottrina dei monaci tibetani, dovremmo riconsiderare la portata di certi fenomeni inspiegabili che il neopositivismo a partire dal secolo scorso ha tentato di liquidare con eccesso di faciloneria. In realtà nel clima del “divide et impera” tra scienza laica e fideismo religioso si è finora cercato di chiudere la bocca a qualsiasi altra corrente di pensiero per intollerabile interferenza. Cancellare la metafisica che ha costituito l’asse portante di una sapienza antica nella quale affondano le nostre radici filosofiche e culturali, è sembrato lo sport preferito perché la superstizione dello scientismo trionfasse. Ma l’uomo rimane sempre più solo e lasciato a se stesso con le sue incertezze e i dubbi che nessun solone con la sua astratta accademia riuscirà mai a sciogliere. Eppure recentemente le cose stanno cambiando e a dare una mano forte sono grandi artisti come Franco Battiato (Attraversando il Bardo) e scienziati di fama mondiale come Jack Scarfatti e adesso Lanza, seguendo la scia di un tragitto già segnato da Fritjof Capra e David Bohm, padri del paradigma olistico.

La morte non è la fine. E forse certi fenomeno strani su cui ci hanno insegnato a ridere (facendoci invece prendere sul serio e come l’oro colato il “distillato” della tv…), certe circostanze su cui anche il cinema ha voluto scherzare, stanno per essere spiegate da un gruppo di esploratori dell’impossibile che dotati di strumentazioni sofisticate spiano case in rovina, castelli e luoghi “stregati”. La loro sigla è “Epas” e al timone troviamo Massimiliano Maresca assieme a Pippo Ferrara che risponde alle nostre curiosità e a qualche legittima perplessità…

Pippo Ferrara, insomma cos’è l’Epas ?

«Epas è l’acronimo di European Paranormal Activity Society per indicare il Team operativo dell’Istituto Nazionale di Ricerca e Studi sui Fenomeni Paranormali che opera in maniera capillare in Italia ma anche nel resto di Europa e negli Stati Uniti».

 Come vi è venuta in mente una idea simile?

«Dall’interesse antico per queste materie e simili territori di indagine condivisi con Massimiliano Maresca fondatore di Epas Italia e attuale presidente. Scopo della nostra associazione è approfondire la ricerca su presunti fenomeni paranormali assieme alla contemporanea rivalutazione storico culturale dei luoghi oggetto di indagine».

Vi definite ghost busters?

«No, nel modo più assoluto! Un vero ricercatore  non “caccia fantasmi” ma studia quei  luoghi che hanno fama “sinistra” o perché  teatri di attività al di fuori del normale. Semmai ci piacerebbe essere definiti, come qualcuno ha acutamente fatto, “cacciatori di emozioni”».

Che differenza c’è tra voi e i famosi acchiappa fantasmi cinematografici?

«Ahimè difettiamo di fantascientifici strumenti, di effetti speciali e trappole studiate per afferrare fantasmi! In compenso utilizziamo strumenti tecnici di uso comune ma adattati al nostro scopo».

Di che strumenti si tratta?

«Chiariamo subito: non esistono apparecchi specifici per il nostro tipo di indagine. Però abbiamo modificato reflex digitali e videocamere full spectrum che spaziano dall’infrarosso all’ultravioletto, reflex analogiche con pellicole ultrasensibili affiancati a microfoni molto  capaci di captare ultrasuoni e infrasuoni, senza trascurare i rilevatori di campi elettromagnetici e di temperature».

Un’attività che comporta dei rischi?

«Intanto non vanno trascurati quelli derivanti dalla fatiscenza di molte case da noi visitate: per questo usiamo caschetti, guanti e calzature appropriate. Poi è innegabile che esistono problemi legati all’impatto non sempre felice con energie a noi sconosciute, che siamo tenuti a  controllare».

Ma i castelli infestati esistono davvero?

«Mi piace ripetere le parole dell’amico Ottavio Spinelli secondo il quale i castelli sono memorie di pietra. Una materia, la pietra, che sembra fatta apposta per immagazzinare i ricordi del passato, così come accade per il nostro computer che proprio al silice, che è pietra, affida la potenza della sua memoria».

Quale caso vi ha impressionato di più?

«Direi che l’ex ospedale psichiatrico di Voghera ci ha parecchio coinvolti a livello emozionale. In  quel labirinto di sofferenza  abbiamo trascorso tre lunghe notti con forti sensazioni di angoscia ma anche di spossatezza, come se qualcosa di misterioso ci avesse svuotato totalmente».

Quali sono le zone d’Italia più visitate dai fantasmi?

«Il nostro paese è ricco di leggende ma anche di luoghi dal grande interesse storico in cui molte vicende tragiche si tramandano ancora con qualche brivido. Evidentemente non è sempre facile certificare che si tratti di fenomenologia “ultraterrena”».

Cosa rispondete agli scettici

«Che ciascuno è libero di credere in ciò che vuole: rispettiamo infatti profondamente il pensiero di tutti, con l’auspicio che sia cosa reciproca. La nostra è un’attività svolta con passione e per passione, dunque priva di fini di lucro: tutte le nostre indagini sono per questo  gratuite e senza alcun compenso».

Vi siete mai confrontati col Cicap di Piero Angela?

«Sì, in varie occasioni: anche in diretta su Rai 3 ospiti del programma Geo & Geo. Dibattiti sempre molto rispettosi e costruttivi che hanno sempre messo in evidenza la stima del Cicap per la serietà del nostro lavoro».

Ma gli spettri hanno voglia di comunicare con noi?

«Sinceramente non abbiamo né prova né certezza che la presenza di queste “strane” energie  possa ricondursi all’esistenza degli “spettri”, di persone trapassate, per intenderci. Eppure  talvolta abbiamo realmente avuto la netta sensazione che “qualcosa” volesse comunicare con noi».

Pippo, lei crede nell’aldilà?

«Se fosse il contrario, se tutto finisse qui mi sembrerebbe un enorme spreco per il Creatore stesso. Io credo e mi piace credere che alla fine della nostra vita materiale continueremo ad esistere seppure in una forma nuova di energia».

In che modo si pone la religione nei vostri confronti?

«La Chiesa non ci vede di buon occhio, e sinceramente non ne comprendo il motivo. Ma soprattutto mi sconcerta  il fatto che se pur mettendo in discussione il nostro operato possieda un “team” simile al nostro impegnato a svolgere le nostre stesse ricerche…».

Cosa raccomanderebbe a chi si improvvisa “cacciatore di case infestate”?

«Innanzitutto non mi stanco di avvertire la folla di “cacciafantasmi della domenica” di fare molta attenzione perché il pericolo di crolli dei vecchi ruderi è sempre in agguato. Inoltre sarebbe prudente non scherzare troppo con il fuoco senza la dovuta esperienza nel fronteggiare situazioni complicate. Una volta aperte certe porte, richiuderle potrebbe rivelarsi davvero cosa assai difficile».

 

massimiliano maresca e pippo ferrara  Epas

 [Massimiliano Maresca e Pippo Ferrara]

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