Far brillare le birre orobiche si può (o, a dire tutta la verità, si deve)

Personaggi 02 Novembre 2017 ore 10:15

Ce l’abbiamo qui sotto il naso, non c’è nemmeno bisogno di aguzzare troppo la vista. Certo, è un tesoretto meno brillante di tanti altri, ma si tratta pur sempre di qualcosa su cui vale la pena investire.

Partiamo dal dato di fatto, non c’è nemmeno bisogno di scomodare i numeri, è un fenomeno macroscopico, il comparto economico che riguarda la produzione di birra artigianale è cresciuto esponenzialmente in Italia a un ritmo galoppante.

E non mi riferisco solamente alle quantità in termini di ettolitri ma anche all’impressionante numero di appassionati che hanno deciso di fare il passo imprenditoriale e acquistare un impianto proprio. Alcuni con una preparazione e un talento, altri un po’ più allo sbaraglio, ma questo conta poco, quello che fa riflettere è la capacità attrattiva di questo prodotto. Altro aspetto significativo sono le grandi aziende che producono a livello industriale e che sempre più fanno bottino dei piccoli talentuosi, trasformando il tutto in business veramente interessanti.

Insomma: non si può ignorare che la cosa stia prendendo un certo peso sia in termini di crescita di informazione generale su un prodotto merceologicamente sconosciuto ai più e dalle potenzialità straordinarie sia in termini di indotto. Era una questione di tempo, chi ci vede lungo in questo ambito lo aveva predetto: proprio come è tramontata l’era che suddivideva la produzione enologia nelle due grossolane macro categorie dicotomiche bianco/rosso, anche alla birra si sta riconoscendo (finalmente) la dignità che si merita e la poliedricità di cui è capace.

Bergamo non è da meno, anzi, proprio a Bergamo abbiamo una grande varietà di microbirricifi, oltre ai numeri, parliamo di realtà ben affermate sul territorio nazionale e all’estero, ma anche piccoli beermaker stimati che già possono vantare qualche prestigioso premio nel cassetto. Non solo: abbiamo Simonmattia Riva, di Curno, che è andato fino in Brasile per aggiudicarsi il titolo di miglior beersommelier del mondo (del mondo!) interrompendo il primato di tedeschi e austriaci.

Lo stiamo facendo col settore caseario, ci stiamo sforzando di trasformare Bergamo nella capitale europea del Formaggio perché abbiamo la possibilità di farlo, come ha dimostrato il progetto Forme. Ebbene, i principi sono gli stessi: lavorare per riconoscere e far riconoscere a un prodotto un valore, intrinseco e artigianale, lavorare per diventare un centro di convergenza e una voce autorevole, lavorare per intercettare un pezzo di economia che è come un fiume diviso in rigagnoli. Lo stiamo facendo con il formaggio, ma abbiamo tutto il diritto (e l’opportunità) per farlo anche con la birra artigianale.

 

Alla birra artigianale in territorio bergamasco Bergamopost ha dedicato, qualche tempo fa, un tour completo (corredato di mappa) dei birrifici orobici, intitolato Beer Road. Lo trovate tutto qui.