Nello Iowa ha perso di poco

Fenomenologia del 74enne Sanders che sfida Hillary e piace ai giovani

Fenomenologia del 74enne Sanders che sfida Hillary e piace ai giovani
Personaggi 05 Febbraio 2016 ore 17:51

I caucus dell’Iowa sono ormai andati, e la testa di tutti i candidati alle presidenziali 2016 degli Stati Uniti è già proiettata al prossimo agone del New Hampshire, il 9 febbraio. Eppure, i risultati del primo, vero scontro elettorale hanno tracciato solchi notevoli nel cammino dei vari contendenti verso la Casa Bianca, rappresentanti un possibile e preoccupante inciampo per alcuni e una sorprendente via da seguire per altri. Fra questi ultimi spicca sicuramente Bernie Sanders, unico credibile competitor per la leadership democratica di Hillary Clinton. Sanders ha mancato l’aggancio alla rivale in Iowa per meno di un soffio, incassando sì una sconfitta ma dai forti aromi di speranza. Il motivo non è solo nei risultati risicati, ma anche e soprattutto nei dati relativi agli elettori: in Iowa, infatti, l’84 percento dei giovani di età compresa fra i 17 e i 29 anni ha espresso la propria preferenza proprio per Bernie. Ma come? Il vecchio Sanders sostenuto dalla fetta più giovane dell’elettorato a stelle e strisce? Le statistiche dicono questo, regalando a Bernie un folle pensiero da custodire gelosamente in modo da farlo maturare al momento giusto: scippare ad Hillary la candidatura dem.

 

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L’inspiegabile fenomeno Sanders. L’exploit politico che Sanders sta tentando di realizzare è una romanzesca storia fatta di elementi e aspetti davvero inconcepibili. Sanders è considerabile più o meno a tutti gli effetti d’ispirazione socialista, cosa che negli Stati Uniti viene ritenuta una qualifica che inibirebbe chiunque, anche dal fare il panettiere. Eppure, trova consenso. Sanders viene dal Vermont, un piccolo Stato di nemmeno 600mila abitanti, eppure sta finanziando la propria campagna elettorale esclusivamente con fondi raccolti per tutta l’America. Bernie, come detto, è anziano, ha 74 anni, eppure viene sostenuto soprattutto dai più giovani. Sanders non è un uomo dell’establishment, è fuori da qualsiasi gerarchia o retroterra di palazzo, però è lì, a nemmeno l’uno percento da Hillary in Iowa, e chissà che accadrà in New Hampshire. Un fenomeno politico, insomma, inspiegabile, con categorie e dinamiche tutte proprie che meritano di essere spiegate.

 

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Cercando di capire Bernie. La retorica di Bernie è tutta attacchi ad oligarchie e capitalismi e incentrata sull’accento ai bisogni dei più poveri, per quanto lontana anni luce dai tipici status quo di un’America improntata al dominio, alla valorizzazione della ricchezza e al perseguimento di un etereo bene superiore. Sanders ha colto appieno quel sottile filo rosso che dalle politiche del New Deal degli anni Trenta fino alla riforma sanitaria di Obama ha percorso tutta la storia novecentesca degli Stati Uniti: una serie di politiche di stampo, per così dire, socialista che hanno messo le toppe alle cicliche falle dell’approccio repubblicano e schiettamente capitalista. Il tradizionale storytelling statunitense ha sempre guardato con molta diffidenza ai prodotti politici europei, dai cui prìncipi e princìpi si è nei secoli così orgogliosamente distaccato. Eppure, è con misure di matrice tipicamente socialdemocratica che gli Usa hanno spesso fatto fronte a crisi economiche o a disuguaglianze sociali. Sanders è la risposta al riproporsi della coscienza del bisogno di riaggiustare le cose, in ambito internazionale ed interno, campi squassati dalle bufere mediorientali, petrolifere e finanziarie.

 

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Il voto dei giovani. E poi c’è il voto dei più giovani: perché più dell’80 percento dei ventenni dovrebbe dar credito ad un uomo di 74 anni? Perché il baricentro dell’elettorato maggioritario americano si è decisamente spostato, ormai. Oggi alle urne non vanno più coloro che hanno vissuto gli anni della Guerra Fredda, in cui la granitica moralità e l’inattaccabile establishment statunitensi hanno salvato il mondo dalla minaccia sovietica, gente per cui il conservatorismo e l’appartenenza all’upper class dell’upper class della politica era sinonimo di garanzia e di custodia dei sacri crismi della tradizione d’Oltreoceano. Oggi, alle urne, vanno i ventenni cresciuti sentendo parlare del fallimento della guerra in Iraq e in Afghanistan, della necessità impellente che tutti possano andare in ospedale a farsi curare senza preoccuparsi di dover mettere due o tre ipoteche sulla propria abitazione, della classe dirigente intrisa di finanza ed egoismo che speculando sui portafogli e sui muri della case della povera gente ha distrutto l’american dream. Quei ventenni che oggi vanno a votare molto più degli ultra cinquantenni non possono che restare ammaliati da slogan del tipo «non è giusto che il 10 percento della società detenga il 90 percento della nostra ricchezza», o «creeremo un’economia che funzioni per le famiglie lavoratrici e non per quelle miliardarie».

 

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Passato e futuro: linguaggi differenti. Quei ventenni, soprattutto, a cui interessa che si parli di futuro. Hillary sta fondando la propria campagna elettorale sulla forza della tradizione, dell’esperienza, della provenienza da ambienti e dinamiche di chi sì che sa come si fa a governare l’America. La promessa di rivivere il passato e le sue glorie. Ma di quel passato la gente non ha più tanta fiducia, e i giovani nemmeno sanno di che si stia parlando. Sanders parla la lingua del progressismo, dell’ecologia, di un futuro sui cui avventarsi famelici, per costruire un Paese realmente del terzo millennio. Sanders sta andando a scovare quell’America un po’ giovane o un po’ sopita che sia nell’uno che nell’altro caso non aspetta altro una certa dose di sano idealismo per tornare ad aver voglia di essere protagonisti: i giovani e i sopiti si acchiappano solo così. Non è un caso, d’altra parte, che fra i repubblicani sia un aggressivo cowboy texano, Ted Cruz, che con Dio, il libero mercato e la Costituzione sta mettendo in fila tutti gli altri contendenti. Gli Stati Uniti, oggi, sono spaccati in due, fra chi ha tanta voglia di progressismo democratico e chi di riagganciarsi allo spirito originario della Convenzione di Philadelphia. Sanders ha saputo catturare l’attenzione dei primi: vedremo se sarà abbastanza per sconfiggere l’establishment nostalgicheggiante di Hillary e poi, eventualmente, il “Dio, patria e famiglia” di Cruz o Rubio (perché sulla grigliata domenicale con salamelle e birra di Trump, francamente, c’è poco da scommetterci).

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